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Lo sai che? Come funziona l’eredità del conto corrente?

Lo sai che? Pubblicato il 17 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 dicembre 2017

Come dichiarare un conto corrente in successione e come sbloccarlo e prelevare i soldi del defunto.

Ti è mai capitato di tribolare per recuperare un conto corrente in eredità – quella sensazione di combattere contro i mulini a vento di una burocrazia inutile e spesse volte tortuosa – ? Sai già cosa significa scontrarsi con la banca quando, alla morte di un caro, c’è necessità di prelevare i soldi depositati dal defunto e che l’istituto di credito ha invece bloccato? Bene, in questa breve guida ti spiegherò cosa fare per sbloccare il conto caduto in successione. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona l’eredità del conto corrente. Per comprendere la questione facciamo un esempio pratico.

È morto un tuo caro, ad esempio una tua zia o uno dei tuoi genitori. Tra i beni lasciati in eredità c’è anche un conto corrente dal quale vorresti prelevare i soldi necessari alle spese di successione: c’è da pagare il notaio, la cerimonia funebre, un perito che stimi la casa affinché possa essere divisa tra gli eredi. Ma la banca ti fa storie: sostiene che, per poterti autorizzare a prelevare i soldi, deve prima avere la certezza che tu sia effettivamente un erede e che ci sia il consenso anche degli altri eredi. Tu vorresti risolvere la questione con un certificato di morte e magari un’autocertificazione in cui dichiari la parentela ma l’impiegato fa spallucce. Dall’altro lato, le pratiche di successione sono state appena avviate e potrebbero richiedere molto tempo, specie in considerazione del fatto che alcuni degli eredi hanno dimostrato una certa ostilità e da loro c’è da aspettarsi sterili opposizioni. Come risolvere il problema? In particolare come funziona l’eredità del conto corrente e come prelevare dal deposito vincendo gli ostacoli della banca?

Come sapere dalla banca se il parente aveva un conto corrente?

Nel momento in cui muore una persona è verosimile che gli eredi vogliano sapere se questi era titolare di conti correnti e quanto denaro vi è depositato. A tal fine potranno rivolgersi all’istituto di credito ove al defunto veniva accreditato lo stipendio o la pensione e chiedere eventualmente un censimento bancario.

L’erede ha diritto a sapere dalla banca se il parente morto aveva un conto corrente e a quanto ammonta la giacenza. La banca non può negare tali dati frapponendo la tutela della privacy. Per ottenere le informazioni richiese, l’erede deve munirsi di certificato di morte e atto notorio che dimostri il rapporto di parentela e quindi la propria qualità di erede.

Come dichiarare un conto corrente in eredità?

Per dichiarare un conto corrente in eredità va fatta la dichiarazione di successione. Su questa si pagano le relative tasse, ma entro determinate franchigie. In particolare:

  • se il conto apparteneva al padre, al figlio o al coniuge si pagano le imposte di successione al 4% del valore dell’eredità netta (ossia detratti i debiti lasciati dal defunto) solo se questa supera 1milione di euro;
  • se il conto apparteneva al fratello o alla sorella si pagano le imposte di successione al 6% del valore dell’eredità netta solo se questa supera 100mila euro;
  • se il conto apparteneva ad altri parenti fino al 4° grado si pagano le imposte di successione al 6% del valore dell’eredità netta;
  • se il conto apparteneva ad affini in linea retta o ad affini in linea collaterale entro il 3° grado si pagano le imposte di successione al 6% del valore dell’eredità netta;
  • in tutti gli altri casi si pagano le imposte di successione all’8% del valore dell’eredità netta.

Cosa fa la banca alla morte del titolare del conto?

Per prima cosa, è bene sapere che la banca, appena appresa la notizia della morte di un proprio cliente titolare di uno o più conti correnti (o di libretti di risparmio) li congela fino alla chiusura della successione. Questo significa che viene impedito a chiunque di fare prelievi. Per quanto ti potrà sembrare assurdo, ciò vale anche se il conto è cointestato: al contitolare superstite viene infatti negata qualsiasi possibilità di prelevare anche una minima somma. Ad esempio, la moglie che versa lo stipendio o la pensione sul conto corrente cointestato al marito non può più accedere ai propri risparmi.

Il conto corrente del defunto resta parzialmente aperto per alcune operazioni ordinarie come, ad esempio, i versamenti, la custodia titoli, lo stesso deposito dei soldi.

Se il conto corrente era utilizzato anche per operazioni ricorrenti come il pagamento delle bollette della luce, del telefono e del gas (la cosiddetta «domiciliazione delle utenze») o il Rid per l’affitto in favore del padrone di casa, il conto può rimanere funzionante purché:

  • gli eredi ne facciano richiesta;
  • sul conto vi sia sufficiente disponibilità.

In mancanza di disponibilità, gli eredi possono effettuare un versamento per far sì che le utenze o i servizi fino ad allora pagati attraverso il conto caduto in successione continuino ad esserlo, pur sapendo però che il recupero dei soldi versati per tale scopo sarà possibile solo dopo la chiusura della successione.

Come prelevare per le spese urgenti e necessarie?

Cosa invece bisogna fare se si vuole utilizzare i soldi del conto corrente del defunto per pagare le spese funebri o altre spese che dovessero presentarsi come «necessarie» subito dopo la sua morte? In questi casi è consentito agli eredi prelevare dal conto corrente del defunto?  La risposta è sì. Gli eredi legittimi, appena ricevuta la notizia della morte, possono fare un prelievo in contanti, emettere un assegno oppure ordinare un bonifico per sostenere dette spese. Ma non è così facile: ci deve essere il consento di tutti gli eredi i quali dovranno presentarsi in banca o conferire una delega a uno solo di questi. In tal caso, chi preleva la somma dovrà tenere una contabilità delle spese effettuate in nome e per conto del defunto e della successione, con gli eventuali giustificativi.

Inoltre, il prelievo deve riguardare una somma ragionevole e proporzionale alle spese funebri o alle altre piccole pendenze pregresse del defunto (ad esempio conti dal salumiere, dal panettiere, ecc.) o anche le eventuali spese mediche sostenute per  questi (ad esempio l’ultimo suo ricovero prima di morire).

La banca non si opporrà al prelievo di poche migliaia di euro, ma difficilmente ne consentirà uno da centinaia di migliaia di euro. Pertanto, è bene presentarsi in banca sempre con una documentazione che giustifichi la necessità dei suddetti pagamenti e che mostri il nulla osta dei coeredi. Altrimenti, la banca può anche eseguire dei controlli informali (ad es. con una telefonata agli altri coeredi) prima di decidere se consentire o meno il prelievo.

Come sbloccare il conto corrente in eredità?

Ma quand’è che materialmente si potrà prelevare dal conto corrente del defunto? Di solito la banca non si accontenta della semplice dichiarazione di successione, ma richiede il consenso di tutti gli eredi per consentire loro, o a uno di questi, di prelevare il denaro e portarlo via. Il che diventa impossibile quando le parti litigano a sangue tra loro e si frappongono opposizioni pretestuose al solo fine di fare un dispetto. Per fortuna, sul punto è intervenuta una recente sentenza della Cassazione [1] secondo cui tutto ciò che può esigere la banca è una copia della dichiarazione di successione (che pertanto deve essere stata presentata già all’Agenzia delle Entrate). Fatto ciò, l’istituto di credito non può negare al singolo erede la propria quota del conto anche se manca il consenso degli altri. Le contrapposizioni tra eredi restano «interne» e, in caso di errata distribuzione delle somme presenti su conto corrente, verranno risolte tra le parti. Da tali questioni la banca resta estranea; non deve pertanto preoccuparsi di una possibile azione da parte degli altri eredi.

In sintesi, per sbloccare il conto corrente in eredità è necessario:

  • informare subito la banca della morte del proprio cliente titolare del conto. A tal fine basterà una raccomandata o una lettera consegnata a mani e controfirmata per accettazione. Insieme ad essa va depositato il certificato di morte rilasciato dal Comune;
  • accettare l’eredità, di modo che siano certe le identità degli eredi. L’accettazione può avvenire in modo espresso o tacito;
  • effettuare la dichiarazione di successione e depositarla all’Agenzia delle Entrate;
  • presentare in banca una copia della dichiarazione di successione registrata presso l’Agenzia delle Entrate;
  • chiedere alla banca di fare i conteggi di tutte le posizioni già intestate al defunto e pendenti alla data del suo decesso, consegnando agli eredi un documento riepilogativo.

note

[1] Cass. sent. n. 2224/2017.


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