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Chi non paga il meccanico perde l’auto

17 dicembre 2017


Chi non paga il meccanico perde l’auto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 dicembre 2017



Diritto di ritenzione sul bene su cui è stata espletata un’attività lavorativa da parte del titolare dell’officina meccanica, fino a pagamento della fattura.

Hai portato la tua auto in officina per un problema al motore. Il meccanico ti ha consegnato un preventivo ma, a riparazione ultimata, quando sei andato a ritirare la macchina, ti ha chiesto una cifra superiore giustificandola con alcune ulteriori spese resesi necessarie a motore già smontato e delle quali non si poteva fare a meno. Il conto è salito di poco ma a te non sta bene pagare di più di quello che ti era stato preventivato. Così ti rifiuti e chiedi comunque le chiavi per portare l’auto via con te. Ma il titolare dell’officina non vuol riconsegnartele; sostiene che, se non gli paghi la fattura, si terrà il mezzo come garanzia del tuo futuro adempimento. E per di più, potrà anche farti un decreto ingiuntivo e vendere l’auto. A te sembra un abuso e, non potendo prelevare la macchina con la forza, decidi di andare dalla polizia. Difatti, a tuo avviso, una cosa è un inadempimento civile – il mancato pagamento del conto del meccanico – un’altra l’appropriazione indebita di un bene non proprio, sebbene – almeno nelle intenzioni del colpevole – con lo scopo di difendere un proprio credito. Chi dei due ha ragione? Quello che sto per dirti potrebbe lasciarti interdetto: chi non paga il meccanico rischia di perdere l’auto. Possibile? Sì, e a dirlo è una sentenza della Cassazione pubblicata solo un anno fa ma sempre attuale. Vediamo cosa hanno detto i giudici supremi in questa occasione.

In generale non è mai consentito ai privati farsi giustizia da sé e ricorrere alla forza (contro le persone o sulle cose) per tutelare i propri diritti. L’unico modo per ricevere protezione è di ricorrere al giudice. Il rischio è, altrimenti, di commettere un reato: quello di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». Tanto per fare un esempio, non si può spostare con la forza l’auto del vicino, rovinandola e rigandola, solo perché ha occupato il nostro parcheggio; non si può rompere la canna fumaria dell’appartamento sotto al nostro se il fumo ci entra in casa; non ci si può appropriare del portafogli di un debitore che non vuole pagarci. Il diritto ha i suoi rimedi e chi si fa giustizia da solo rischia il penale.

Ma ci sono delle eccezioni e, in alcuni casi, è la legge stessa che autorizza un’autotutela. Una di queste è proprio il caso del meccanico.

Il meccanico che trattiene l’auto del cliente che non gli paga la fattura non commette appropriazione indebita né alcun altro reato. Infatti, a detta della Cassazione, colui che vanta un diritto di credito per lavori eseguiti sul bene di proprietà del proprio cliente può trattenere tale oggetto – a condizione che non lo utilizzi – come garanzia fino a quando il conto non verrà integralmente saldato. Non si commette alcun reato nel custodire, presso di sé, la proprietà del debitore allo scopo di farsi pagare da questi i soldi per il lavoro svolto.

Gli avvocati penalisti sanno bene che, per far scattare il reato di appropriazione indebita, è necessario inviare una lettera alla controparte con cui le si chiede l’immediata restituzione del bene altrui. Ma in questo caso una lettera del genere non sortirebbe alcun effetto perché è la legge a garantire al creditore il diritto «di ritenzione» sull’oggetto sul quale si è lavorato. Affinché possa scattare il reato di appropriazione indebita, occorre qualcosa in più rispetto al semplice rifiuto di restituire il bene oggetto di un contratto ancora in essere e non ancora “saldato”. Ad esempio la querela potrebbe partire se il meccanico venisse sorpreso ad utilizzare la macchina del cliente, a smontarla, a venderla o a prestarla ad altri. Ma se quest’ultimo si limita invece a custodirla non gli può essere contestato alcun reato.

In estrema sintesi il meccanico può trattenere la macchina del proprio cliente fino a quando questi non salda la fattura ma solo alle seguenti condizioni:

  • l’auto gli deve essere stata consegnata, all’inizio del rapporto, spontaneamente dal cliente;
  • il credito dell’officina sia già certo nell’ammontare;
  • il meccanico non può usare l’auto come se fosse la propria, magari sperando così si usucapirla.

Ma che succede se il cliente non paga mai la fattura? Il meccanico potrebbe diventare proprietario dell’auto o usarla? Assolutamente no. In questo caso, egli deve andare dal giudice, presentare un decreto ingiuntivo contro il debitore, notificarglielo, far passare 40 giorni (per consentirgli un’opposizione), poi avviare il pignoramento (previa notifica di un’ultima intimazione di pagamento detto «atto di precetto»). Con il pignoramento, il mezzo viene venduto all’asta salvo che il meccanico chieda l’aggiudicazione diretta del bene, divenendone proprietario.

note

[1] Cass. sent. n. 48251/16 del 15.11.2016.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 23 ottobre – 15 novembre 2016, n. 48251

Presidente Cammino – Relatore Filippini

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza in data 30.6.2014, la Corte d’Appello di L’Aquila confermava la sentenza del Tribunale di Teramo del 17.9.2010 con la quale C.A. e D.C.S. sono stati condannati alla pena ritenuta di giustizia in relazione al reato di appropriazione indebita di due automezzi da loro detenuti in custodia. Fatti accertati il […].

1.1. La Corte d’Appello di Salerno respingeva le censure mosse con gli atti d’appello ed in particolare quella relativa alla sussistenza del reato nonostante la esistenza di preteso esercizio di diritto di ritenzione fondato su di una controversia civilistica inerente le pretese del depositante rispetto al corrispettivo dovuto.

2. Avverso tale sentenza propongono ricorso gli imputati, sollevando i seguenti motivi di gravame:

– violazione di legge in relazione all’art. 646 cod.pen. in quanto nella fattispecie sussiste la scriminante dell’esercizio del diritto, difetta l’elemento soggettivo (avendo l’indagato sin da tempo comunicato la propria intenzione di avvalersi del vantato diritto di ritenzione), come pure quello oggettivo perché non sono stati compiuti atti di disposizione sul bene diversi dalla semplice ritenzione.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato.

1. Giova precisare che, nel caso di specie, il diritto sul quale appare essere stata fondata la ritenzione del bene da parte degli imputati non è costituito dalla sola pretesa compensazione del credito asseritamente vantato dagli stessi – aspetto che, secondo la prevalente giurisprudenza di legittimità, non consente di esercitare la ritenzione, difettando i requisiti della certezza, determinazione e liquidità del credito -, quanto piuttosto dal diritto di ritenzione riconosciuto dal codice civile in favore del depositario per effetto del combinato disposto degli artt. 2756 comma 3 e 2761 cod.civ.; circostanza evincibile già dalla manifestazione di volontà espressa dagli imputati con il telegramma del 30.3.2009 con il quale motivavano il rifiuto di restituzione dei mezzi di causa.

1.1 In relazione alla fattispecie in esame, questa Corte ha già avuto modo di rilevare come non integri il delitto di appropriazione indebita il creditore che, a fronte dell’inadempimento del debitore, eserciti a fini di garanzia del credito il diritto di ritenzione sulla cosa di proprietà di quest’ultimo legittimamente detenuta in ragione del rapporto obbligatorio, a meno che egli non compia sul bene atti di disposizione che rivelino l’intenzione di convertire il possesso in proprietà. (Sez. 2, Sentenza n. 17295 del 23/03/2011, Rv. 250100).

Nello stesso senso, si veda la sentenza di questa Corte, sez. 2, n. 12077 del 17/02/2015, Rv. 262772, secondo cui la omessa restituzione della cosa alla controparte che ne ha fatto richiesta in pendenza di un rapporto contrattuale non integra, di per sé, il reato di cui all’art. 646 cod. pen., in quanto non modifica il rapporto tra il detentore ed il bene attraverso un comportamento oggettivo di disposizione “uti dominus” e l’intenzione soggettiva di interversione del possesso, ma si riflette in un inadempimento di esclusiva rilevanza civilistica (Fattispecie relativa al diritto di credito di un meccanico).

Pare dunque al collegio evidente che, in siffatta condizione, perché si possa ritenere configurabile il reato di appropriazione indebita, occorra un quid pluris rispetto al semplice rifiuto di restituire il bene oggetto di un rapporto contrattuale ancora vigente, quale ad esempio il compimento di atti di disposizione o di distrazione che, nel caso di specie, non sono emersi.

Si impone dunque l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.


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