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Se la moto ferma mi cade addosso l’assicurazione risarcisce?

17 dicembre 2017


Se la moto ferma mi cade addosso l’assicurazione risarcisce?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 dicembre 2017



L’assicurazione copre i danni conseguenti alla circolazione o alla sosta della moto purché non conseguenti alla condotta distratta e colpevole del danneggiato.

Non sono rari i casi di danni conseguenti alla caduta di una motocicletta, regolarmente parcheggiata, a causa del cedimento del cavalletto. Spesso la vittima è lo stesso proprietario, durante le manovre di discesa o salita dalla sella, o uno sfortunato passante che magari sfiora inavvertitamente il mezzo. Chi viene schiacciato dal peso della moto e ne subisce un trauma o la rottura di un arto può chiedere il risarcimento all’assicurazione? La risposta a questo comune quesito è stata fornita da una recente ordinanza della Cassazione [1]. I giudici hanno distinto due ipotesi a seconda che la caduta del mezzo sia dovuta a una condotta colpevole del danneggiato o a un’altra causa come, ad esempio, un difetto di manutenzione del cavalletto. Per comprendere meglio la questione ricorreremo ai consueti esempi pratici che ci serviranno a rispondere al quesito iniziale: se la moto ferma mi cade addosso l’assicurazione risarcisce?

Immaginiamo un giovane che, mentre chiacchiera con gli amici, si appoggia inavvertitamente al manubrio di una grossa moto parcheggiata dietro di lui. Lo squilibrio fa cadere il mezzo addosso al passante che, per via del peso, ne riporta una lesione alla gamba; per 10 giorni dovrà rimanere a letto in attesa della guarigione. Potrà chiedere il risarcimento all’assicurazione del proprietario della moto? A detta della Cassazione no. La ragione è semplice.

La polizza obbligatoria sulla responsabilità civile garantisce il proprietario del mezzo, gli eventuali passeggeri e tutti gli altri utenti della strada (ivi compresi i passanti) dai danni conseguenti alla «circolazione» di auto e moto. Nel concetto di «circolazione» rientrano tanto le situazioni in cui il veicolo sia in marcia quanto quelle in cui sia «in sosta», purché si trovi su strada pubblica o su area ad essa pertinente (ad esempio il parcheggio di un rifornimento di benzina) o comunque in un luogo deputato allo svolgimento del traffico dei mezzi [2]. In pratica la sosta viene equiparata alla circolazione. Grazie a questa “estensione di garanzia”, tutti i danni procurati da un’auto mal parcheggiata (ad esempio a ridosso di una curva e non facilmente visibile) o dal cedimento del cavalletto di una moto lasciata al lato del marciapiede vengono di norma risarciti. Tuttavia, affinché l’assicurazione possa risarcire, è necessario che il danno sia conseguenza della circolazione o della sosta stessa e non di una condotta colpevole del danneggiato. Pertanto, se la caduta della moto dal cavalletto quando questa non era circolante è stata causata solo dalla condotta distratta del danneggiato questi non potrà mai chiedere il risarcimento: in quest’ultimo caso, non si applicano né le norme in materia di circolazione, né quelle sulla garanzia dell’assicurazione obbligatoria.

Diverso è il discorso se la caduta della moto è imputabile a un difetto di manutenzione del mezzo, del cavalletto o a un parcheggio maldestro effettuato dal proprietario. In questo caso, il passante danneggiato avrà diritto al risarcimento da parte dell’assicurazione e quest’ultima non potrà trincerarsi dietro il fatto che il veicolo fosse fermo. Infatti, affinché un veicolo si possa considerare circolante, risulta del tutto indifferente che lo stesso sia in marcia oppure in sosta su un’area pubblica o aperta al pubblico. In base al codice civile [3], in tema di circolazione dei veicoli e conseguenti responsabilità, l’assicurazione obbligatoria non copre solo le conseguenze della circolazione in senso stretto, connotata dal carattere della dinamicità, ma anche della sosta, avente di per sé natura statica, quando questa possa interferire con la circolazione di altri veicoli o delle persone, creando un potenziale pericolo per l’incolumità di terzi. In tal caso il proprietario o il conducente sono responsabili per gli eventuali pregiudizi ad essi arrecati, ma al posto loro paga l’assicurazione obbligatoria.

note

[1] Cass. ord. n. 30075/17 del 14.12.2017.

[2] Cass. sent. n. 3437/16 e n. 281/15.

[3] Art. 2054 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 11 aprile – 14 dicembre 2017, n. 30075
Presidente Amendola – Relatore Armano

Fatti del processo

F.I. propone ricorso avverso la sentenza del Tribunale di Catanzaro del 29 dicembre 2014 che, a modifica della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda proposta per ottenere il risarcimento per le lesioni subite a causa della caduta sul ginocchio di una motocicletta, di proprietà della moglie N.M. ed assicurata con la Milano Assicurazioni, avvenuta mentre stava mettendola sul cavalletto per effettuare il parcheggio.
Resiste la Unipol Sai Assicurazioni s.p.a., già Milano Assicurazioni. M.M. non ha presentato difese.
La causa è stata trattata nella camera di consiglio non partecipata della sesta sezione civile a seguito di proposta di inammissibilità del relatore.
Il Collegio ha invitato a redigere una sentenza con motivazione semplificata.

Ragioni della decisione

1.Con l’unico motivo di ricorso si denunzia violazione della legge 990/69 ex art.360 n.3 c.p.c. – violazione dell’art. 2054 c.c. ex art. 360 n. 4 c.p.c..
Sostiene il ricorrente che l’assicurazione RCA ha una copertura ampia che si estende a coprire tutti gli usi in linea con la funzione del veicolo stesso.
La Corte di appello, pur affermando di dover applicare la normativa sulla circolazione stradale, non ha applicato il principio estensivo di circolazione, escludendo la responsabilità del proprietario per difetto del mezzo. Sostiene il ricorrente che il vizio di manutenzione del mezzo onera il proprietario al risarcimento del danno nei confronti del danneggiato ed esclude qualsiasi corresponsabilità del ricorrente inconsapevole.
Di conseguenza l’art. 2054 comma quarto c.c. statuisce che il proprietario è responsabile dei danni derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo ed è responsabile anche quando questi eventi dannosi si verificano durante la circolazione con conseguente obbligo dell’assicurazione di risarcire il danno.
2. Il motivo è inammissibile.
La Corte d’appello ,dopo aver affermato che si è in presenza di una ipotesi di danno da circolazione di veicoli, con la conseguente applicabilità della L. 99/69, ha ritenuto che il F. risultava essere l’unico responsabile delle lesioni personali subite, poiché egli stesso aveva riconosciuto, con l’atto introduttivo del giudizio di primo grado, che mentre stava parcheggiando la motocicletta di proprietà della moglie, la stessa gli rovinava addosso, cadendogli dal cavalletto. Non si ravvisava quindi una ipotesi di responsabilità di terzi per il danno occorso.
A conclusioni diverse, prosegue la Corte di merito, non si giungerebbe anche in ipotesi si dovesse ritenere che l’indennizzo fosse stato invocato in base alla polizza infortuni intestata alla moglie, N.M. .
Infatti detta polizza copriva solo i danni dell’assicurato o di terzi trasportati, ed il F. non ricopriva nessuna di tali qualità.
3.11 motivo formulato non è congruente con la motivazione in quanto il ricorrente non censura la sentenza della Corte di merito laddove ha affermato che egli è responsabile dei danni procuratisi durante la manovra di parcheggio del motociclo, non ravvisandosi alcuna responsabilità dei terzi.
La Corte di merito in tale decisione si è attenuta alla costante giurisprudenza di legittimità che ha affermato che “una corretta lettura della norma di cui all’art. 2054 c.c. conduce a ritenere del tutto indifferente, affinché lo si possa considerare “in circolazione”, che un veicolo sia in marcia ovvero in sosta in luoghi ove si svolga il traffico veicolare, dovendosi qualificare come “scontro” qualsiasi urto tra due (o più) veicoli in marcia ovvero tra uno in moto ed uno fermo. Cass. sent n. 281 del 13/01/2015 n. 281,Cass., 16 febbraio 2006, n. 3437.
Ai fini dell’applicabilità delle norme sull’assicurazione obbligatoria della r.c.a., la sosta può essere equiparata alla circolazione solo se il sinistro sia eziologicamente ricollegabile ad essa e non ad una causa autonoma – ivi compreso il fortuito – di per sé sufficiente a determinarlo. Cass. sentenza n. 5398 del 05/03/2013.
4. La Corte di merito, se pur con motivazione stringata, nella sostanza ha escluso l’applicabilità delle norme sull’assicurazione obbligatoria individuando la causa del danno nella manovra di parcheggio sul cavalletto eseguita dallo stesso ricorrente.
5. Tale ratio decidendi non è stata impugnata dal ricorrente che non censura l’affermazione della Corte di merito che individua la causa eziologica del danno nello stesso comportamento del ricorrente con conseguente esclusione della garanzia dell’assicurazione obbligatoria.
6. Inoltre il ricorrente fa riferimento ad un danno conseguente ad un asserito vizio di costruzione o di manutenzione del veicolo, che è circostanza del tutto nuova, che non risulta dalla sentenza impugnata.
Né il ricorrente, in violazione dell’art.366 n. 6 c.p.c. indica in quali atti processuali è stata introdotta la circostanza che la causa della caduta sia da individuare nei vizi di costruzione e di manutenzione del veicolo.
Nessuna censura è stata formulata in relazione alla esclusione della copertura assicurativa della polizza infortuni intestata alla moglie.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 3.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori e spese generali.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13.

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