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Come prevenire un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate

17 Dicembre 2017


Come prevenire un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Dicembre 2017



Ravvedimento operoso, rettifica della dichiarazione, interpello e autotutela: come evitare in anticipo un accertamento del fisco.

Secondo un detto popolare, «solo alla morte non c’è rimedio». Se vogliamo spostare il brocardo in ambito giuridico, potremmo dire che non c’è rimedio neanche alle sentenze divenute definitive (ossia non più impugnabili per decorso dei termini o perché già impugnate). Gli atti della pubblica amministrazione, le cartelle esattoriali, le multe e finanche gli accertamenti fiscali possono sempre essere impugnati. Ma perché ricorrere al giudice e agire quando ormai il danno è fatto? Se possibile prevenire il contenzioso è sempre meglio adoperarsi in tal senso anche per risparmiare soldi di lunghe e onerose difese legali. Ecco perché, in questo breve articolo, vogliamo spiegarti come prevenire un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Nei rapporti con l’amministrazione finanziaria, infatti, tutti noi abbiamo una serie di strumenti per difenderci dai potenziali o futuri accertamenti: lo possiamo fare sfruttando strumenti che ci danno la possibilità di risolvere la questione in maniera agevolata o abbreviata prima che l’amministrazione finanziaria porti a conclusione il  procedimento nei nostri confronti. Questi strumenti sono stati previsti dal legislatore anche allo scopo di ridurre il contenzioso e riscuotere prima i crediti. Come dire: «meglio sporchi, maledetti e subito».

È vero: non esiste nel nostro Paese una cultura della prevenzione e spesso si preferisce affrontare il problema solo quando questo si presenta nella sua più ineluttabile evidenza. Tuttavia i vantaggi per il contribuente che preferisce prevenire l’accertamento fiscale si sostanziano in una riduzione delle sanzioni. Questo non toglie che, se non ci si avvale di tali strumenti, si può sempre far ricorso, in un momento successivo, al giudice. Ma in questo caso, oltre a dover sostenere i costi del giudizio, si dovrà sopportare anche l’incertezza di una possibile sconfitta visto che ogni giudice segue un proprio orientamento e, a volte, neanche le Sezioni Unite della Cassazione riescono a risolvere i contrasti interpretativi.

Vediamo quali sono i metodi (ovviamente legali) concessi al contribuente per prevenire l’accertamento fiscale ed evitare che questo diventi definitivo. Si tratta di:

  • la rettifica della dichiarazione dei redditi: in questo caso la legge consente al contribuente di correggere, sia a favore che a sfavore, errori commessi nella compilazione della dichiarazione annuale Irpef, Ires, Irap e Iva. In buona sostanza l’interessato può apportare correzioni anche dopo la comunicazione della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate;
  • il ravvedimento operoso: questo strumento consente al contribuente di correggere spontaneamente la violazione di una norma tributaria, di solito consistente nel pagamento pagamento di un tributo. Il vantaggio è la riduzione delle sanzioni che, altrimenti, scatterebbero con l’omissione;
  • l’interpello: serve a ottenere dall’Agenzia delle Entrate un parere su una norma dubbia o su come comportarsi in determinate situazioni senza violare la legge. In questo modo si previene una successiva contestazione;
  • l’autotutela: il contribuente che si accorge di un errore commesso dall’Agenzia delle Entrate o da qualsiasi altra amministrazione può segnalarglielo. L’ente in questo modo può annullare o revocare propri atti riconosciuti illegittimi o infondati.

Cerchiamo di vedere come funzionano e quali vantaggi offrono questi strumenti.

Rettifica della dichiarazione 

Il contribuente può spontaneamente correggere la dichiarazione in caso di errori o omissioni. È necessario presentare una nuova dichiarazione correttiva o integrativa. La rettifica può essere effettuata prima o dopo la scadenza del termine di presentazione oppure durante l’accertamento o il contenzioso.

La rettifica può avvenire in due diversi momenti:

  • prima della scadenza della dichiarazione: il contribuente non subisce sanzioni. Nella dichiarazione correttiva va riportato lo stesso contenuto della dichiarazione da modificare con le correzioni o integrazioni necessarie; occorre, inoltre, barrare la casella “Correttiva nei termini” posta sul rigo “Tipo di dichiarazione” nella seconda facciata del frontespizio del modello;
  • dopo la scadenza della dichiarazione: si può fare entro massimo un anno. Le sanzioni sono ridotte e sono le stesse previste per il ravvedimento operoso (v. dopo).

Ravvedimento operoso

In caso di errore o omissione nel pagamento delle imposte, entro un anno si può rimediare e pagare il dovuto. È però necessario che l’ufficio non abbia già notificato l’accertamento. Il contribuente ha il vantaggio di ottenere sanzioni tanto più

ridotte quanto più si attiva prima. Il termine massimo per usufruire del ravvedimento operoso è di un anno da quando il pagamento è dovuto: più passa il tempo e più sono alte le sanzioni.

Anche le sanzioni penali possono essere ridotte.

Vediamo a quanto ammontano le sanzioni se il contribuente “si ravvede”. Queste sono di due tipi.

Violazioni sostanziali

Si tratta di quelle violazioni dovute ad errori e omissioni che indicono sulla determinazione o sul pagamento del tributo o che pregiudicano i controlli: 

  • ravvedimento entro 90 giorni dalla violazione: sanzioni pari a 1/9 del minimo;
  • ravvedimento il entro termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui la violazione è stata commessa o, se non è prevista dichiarazione periodica, un anno dall’omissione o dall’errore: sanzioni pari a 1/8 del minimo;
  • ravvedimento il entro termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello in cui la violazione è stata commessa o, se non è prevista dichiarazione periodica, due anni dall’emissione o errore: sanzioni pari a 1/7 del minimo;
  • ravvedimento oltre i termini predetti: 1/6 del minimo;
  • ravvedimento dopo la contestazione della violazione tramite lvc: 1/5 del minimo.

Omessi pagamenti

Si tratta dei casi in cui il contribuente non paga le imposte dovute o ritarda nel pagamento:

  1. ravvedimento tra il 2° e il 14° giorno dalla scadenza (cosiddetto ravvedimento sprint): sanzioni pari a 0,1% per ogni giorno di ritardo;
  2. ravvedimento tra il 15° giorno e il 90° giorno dalla scadenza originaria (cosiddetto ravvedimento breve, fino al 30° giorno, “trimestrale” fino al 90°): sanzioni pari al 0,15% per ogni giorni di ritardo;
  3. ravvedimento tra il 91° giorno e fino al termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui la violazione è stata commessa o, se non è prevista dichiarazione periodica, un anno dall’omissione (cosiddetto ravvedimento lungo): sanzione pari al 3,75% dell’importo non versato;
  4. ravvedimento oltre il termine precedente ed entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello in cui la violazione è stata commessa o, se non è prevista dichiarazione periodica, due anni dall’omissione (cosiddetto ravvedimento biennale): sanzione pari al 4,29% dell’importo non versato;
  5. ravvedimento oltre i suddetti termini (cosiddetto ravvedimento ultrabiennale): sanzione del 5% dell’importo non versato.

Autotutela

Il vantaggio dell’autotutela è di consentire al contribuente un tentativo di soluzione bonaria per tutti quegli errori macroscopici dell’amministrazione finanziaria senza bisogno di ricorrere al giudice e quindi intentare una causa. È senza spese e non necessita di avvocati o commercialisti. Tuttavia, la presentazione di una istanza in autotutela non sospende i termini per fare ricorso; visto pertanto che l’amministrazione non ha l’obbligo di rispondere all’istanza, l’interessato farà bene – in prossimità della scadenza dei termini per il ricorso al giudice – di avviare l’azione giudiziaria onde non rimanere totalmente sprovvisto di tutela in caso di diniego o silenzio da parte della P.A.


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