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Cosa sono i reati presupposto

18 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 dicembre 2017



I reati presupposto rappresentano le condizioni necessarie per la realizzazione di un ulteriore reato.

I reati sono quelle condotte che l’ordinamento giuridico decide di punire con una sanzione che, nel diritto penale, viene definita pena. La pena per eccellenza è la reclusione, cioè il carcere, da scontare a tempo determinato o indeterminato (ergastolo). La pena, però, può anche essere pecuniaria, cioè può consistere in una somma di denaro da pagare allo Stato (multa o ammenda). Anche in quest’ultimo caso, però, il reo si trova davanti ad un procedimento penale a tutti gli effetti, con tanto di fedina penale macchiata nel caso di condanna.

La letteratura giuridica è solita distinguere i reati in tante diverse sottocategorie: non deve stupire, perciò, il fatto che spesso si senta parlare di reato omissivo, abituale, permanente, ostativo, di pericolo, ecc. Tra queste distinzioni, ve n’è una di non semplice intuizione: si tratta dei cosiddetti reati presupposto. Cosa sono? Cerchiamo di spiegarlo in modo semplice e comprensibile.

Cos’è il reato presupposto?

Il reato presupposto è un fatto criminoso che rappresenta, a sua volta, la condizione per la commissione di un altro reato. Il reato presupposto, detto in altri termini, costituisce l’antecedente necessario per la concretizzazione di un altro tipo di reato.

In alcuni casi, poi, il reato presupposto rappresenta l’illecito penale dal quale far scaturire una forma di responsabilità diversa.  Spieghiamo con qualche esempio pratico.

Reati presupposto e ricettazione

Il codice penale punisce chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto: si tratta del reato di ricettazione [1]. La ricettazione, quindi, presuppone che la cosa acquistata o ricevuta sia figlia di un reato: questo fatto criminoso è proprio il reato presupposto, così definito perché, per l’appunto, è il presupposto di un diverso delitto (quello di ricettazione).

Ad esempio, chi acquista una cosa che sa (o può immaginare) essere di provenienza delittuosa, commette il reato di ricettazione. Colui che compra nei mercatini illegali della merce rubata può essere incriminato per ricettazione. Il furto della merce, poi esposta per la rivendita sulle bancarelle del mercatino, costituisce il reato presupposto del delitto di ricettazione (definibile, quindi, come reato presupponente).

Lo stesso avviene nel delitto di riciclaggio: chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo è punito con la reclusione da quattro a dodici anni [2]. Anche in questo caso, il delitto non colposo di cui parla la norma costituisce il reato presupposto del riciclaggio.

Reati presupposto e responsabilità degli enti

Una legge del 2001 [3] ha introdotto una speciale forma di responsabilità amministrativa degli enti derivante da fatto costituente reato. Il provvedimento ha cercato di estendere la responsabilità penale anche alle persone giuridiche, cioè a quei soggetti di diritto che, non potendosi identificare con una persona fisica (si pensi alle associazioni, alle società, alle fondazioni, ecc.), non potrebbero rispondere penalmente. Secondo la Costituzione italiana, infatti, la responsabilità penale è personale [4], nel senso che non può essere attribuita se non all’autore del crimine.

Con le persone giuridiche si pone il problema di imputare la volontà colpevole ad un soggetto che è una “persona” solamente per il diritto: una società, un’associazione o un qualsiasi altro ente non è dotato di volontà propria, in quanto le decisioni vengono poste in essere da un complesso apparato interno (ad esempio, gli amministratori attuano ciò che è stato deciso a livello assembleare). Nel diritto romano si diceva “societas delinquere non potest”. Nel caso di illecito penale commesso da una società, pertanto, a chi imputare il fatto?

La normativa del 2001, utilizzando la tecnica del reato presupposto, ha inteso sanzionare in via amministrativa (cioè, con una sanzione diversa da quella detentiva, propria del diritto penale) l’ente che ha consentito la realizzazione, da parte di uno dei suoi membri, di un reato. Il crimine commesso, quindi, si ripercuoterà in forma di sanzione amministrativa sulla persona giuridica.

Il comportamento illecito, cioè il reato presupposto, perché possa far sorgere la responsabilità amministrativa della persona giuridica, deve essere commesso da parte di soggetti che rivestano una posizione di vertice all’interno dell’ente, o da soggetti sottoposti a direzione o vigilanza da parte dei primi.
Si tratta di una responsabilità totalmente autonoma da quella dell’autore del reato presupposto: la legge stabilisce, infatti,  che la responsabilità dell’ente sussiste anche quando «l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile» nonché se il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia [5].

In buona sostanza, quindi, l’ente risponderà con una sanzione amministrativa (interdizione, confisca, ecc.) per il reato commesso da uno dei suoi membri; questi, invece, risponderà penalmente per il suo crimine. Questo reato, poiché si pone come presupposto necessario per la responsabilità della persona giuridica, viene per l’appunto definito reato presupposto.

note

[1] Art. 648 cod. pen.

[2] Art. 648-bis cod. pen.

[3] D. lgs. n. 231/2001.

[4] Art. 27 Cost.

[5] Art. 8, d. lgs. n. 231/2001.

Autore immagine: Pixabay.com

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