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Notifica a società irreperibile: come si fa?

18 dicembre 2017


Notifica a società irreperibile: come si fa?

> L’esperto Pubblicato il 18 dicembre 2017



Compiuta giacenza: l’articolo 140 cod. proc. civ. non si applica alle società, ma nei confronti dell’amministratore.

In caso di irreperibilità della società o rifiuto di ricevere copia dell’atto giudiziario, la notifica nei confronti della società non può avvenire mai con le forme previste dall’articolo 140 del codice di procedura civile [1]. La norma – che obbliga l’ufficiale giudiziario a depositare la copia dell’atto nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affiggere avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario, e darne notizia al destinatario per raccomandata con avviso di ricevimento –  si applica solo alle persone fisiche. Ma allora come si fa la notifica a società irreperibile? Il chiarimento proviene da una recente ordinanza della Cassazione [2] che, peraltro, riprende un orientamento già battuto in precedenza.

Notifica a persona giuridica: è possibile l’art. 140 cod. proc. civ.?

Il problema non si pone solo per la notifica degli atti giudiziari (una citazione, un decreto ingiuntivo, una intimazione di sfratto, un ricorso per fallimento, ecc.) ma anche per quelli della pubblica amministrazione in materia tributaria o di riscossione (un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, un’intimazione di pagamento dell’Inps, una cartella esattoriale da parte dell’Esattore, ecc.). Ebbene, secondo la Corte, se non è possibile eseguire la consegna dell’atto alla società irreperibile o in assenza di persone autorizzate al ritiro della posta, non è comunque ammessa la procedura prevista dall’articolo 140 cod. proc. civ.; tale modalità, infatti, è riservata alle sole persone fisiche e non anche a quelle giuridiche. Vediamo allora cosa fare per completare il procedimento di notifica.

Come avviene la notifica a società irreperibile

La notifica alle persone giuridiche è regolata dall’articolo 145 del codice di procedura civile [3] che stabilisce al primo comma quanto segue:

«La notificazione alle persone giuridiche si esegue nella loro sede, mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa ovvero al portiere dello stabile in cui è la sede. La notificazione può anche essere eseguita, a norma degli articoli 138, 139 e 141, alla persona fisica che rappresenta l’ente qualora nell’atto da notificare ne sia indicata la qualità e risultino specificati residenza, domicilio e dimora abituale».

L’ultimo comma della norma però richiama l’articolo 140 cod. proc. civ. e prevede:

«Se la notificazione non può essere eseguita a norma dei commi precedenti, la notificazione alla persona fisica indicata nell’atto, che rappresenta l’ente, può essere eseguita anche a norma degli articoli 140 o 143».

Questo però non significa che la notifica con il ricorso all’articolo 140 si debba fare nei confronti della società, ma piuttosto verso il suo legale rappresentante. In caso infatti di irreperibilità della società, la notifica con le modalità di cui all’articolo 140 cod. proc. civ. può essere eseguita solo nei confronti del legale rappresentante dell’ente (il quale, appunto, è una persona fisica), ma non alla società presso la sua sede. La notifica alla persona fisica che rappresenta la società può effettuarsi applicando le previsioni in materia di irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia, di cui all’art. 140, o di notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti ex art. 143.

I precedenti della giurisprudenza sulla notifica alle società

Cassazione civile, sez. I, 30/01/2017,  n. 2232 

In tema di notificazione degli atti processuali ad una società, il vano esperimento delle forme previste dall’art. 145, commi 1 e 2, c.p.c. consente l’utilizzazione di quelle previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c., purché la notifica sia fatta alla persona fisica che rappresenta l’ente e non già all’ente in forma impersonale.

Cassazione civile, sez. VI, 19/12/2016,  n. 26130 

La notifica del ricorso per la dichiarazione di fallimento effettuata ex art 140 c.p.c. alla società debitrice, in persona del legale rappresentante risultante dal registro delle imprese, è validamente effettuata nonostante la previa intervenuta comunicazione a quest’ultimo della cessazione della carica, essendo la variazione della rappresentanza opponibile ai terzi solo a far data della sua effettiva iscrizione nel menzionato registro.

Tribunale Milano, sez. VII, 05/09/2014,  n. 10813

In tema di notifiche, va sottolineato che l’art. 145 c.p.c. non consente la notifica alle società con le modalità previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c. e con gli avvisi di deposito (l. 890/1982, art. 8), costituenti modalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 c.p.c., che invece è riservata esclusivamente al legale rappresentante; va, dunque, ritenuta valida la notifica di un atto ad una persona giuridica presso la sede a mezzo del servizio postale: non vi sono, difatti, previsioni ostative a riguardo, purché la consegna sia effettuata a persone abilitate a ricevere il piego, poiché, in assenza di tali persone, deve escludersi la possibilità di deposito dell’atto e di conseguenti avvisi presso l’ufficio postale.

Cassazione penale, sez. V, 26/03/2013,  n. 39848 

La notifica di atti del procedimento penale ad una società, ancorché priva di personalità giuridica, va effettuata secondo le forme stabilite dal codice di procedura civile atteso il richiamo contenuto nel comma terzo dell’art. 154 c.p.p. e, in ipotesi di notifica indirizzata al legale rappresentante, è, di conseguenza, applicabile l’art. 140 c.p.c. che presuppone, però, che sia individuato il luogo della notifica, ma non vi sia la presenza del destinatario. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso l’applicabilità dell’art. 140 c.p.c. in quanto non era stato possibile individuare il luogo della notifica, per essere il destinatario sconosciuto).

Cassazione civile, sez. I, 07/06/2012,  n. 9237  

In tema di notificazione, il vano esperimento delle forme previste dall’art. 145, commi 1 e 2, c.p.c. per la notificazione degli atti processuali alle persone giuridiche consente l’utilizzazione delle forme previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c., purché la notifica sia fatta alla persona fisica che rappresenta l’ente e non già all’ente in forma impersonale; inoltre, quella prevista dall’art. 140 c.p.c. è ammissibile se il recapito della predetta persona fisica è noto, ma sul luogo non si rinvengono persone alle quali consegnare il plico, e quella prevista dall’art. 143 c.p.c. è ammissibile nel caso di irreperibilità della persone fisica medesima.

Corte appello L’Aquila, 14/03/2012

Se la notificazione non può essere eseguita con le modalità di cui all’art. 145, comma 1, c.p.c. – ossia mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa – e nell’atto è indicata la persona fisica che rappresenta l’ente, si osservano, in applicazione del comma 3 del medesimo art. 145, le disposizioni degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c.; se neppure l’adozione di tali modalità consente di pervenire alla notificazione, si procede con le formalità dell’art. 140 c.p.c. e ove neppure ricorrano i presupposti per l’applicazione di tale norma e nell’atto sia indicata la persona fisica che rappresenta l’ente (la quale tuttavia risulti di residenza, dimora e domicilio sconosciuti), la notificazione è eseguibile, nei confronti di detto legale rappresentante, ricorrendo, in via residuale, alle formalità dettate dall’art. 143 c.p.c. 

Cassazione civile, sez. VI, 13/09/2011,  n. 18762 

È valida la notifica di un atto ad una persona giuridica presso la sede a mezzo del servizio postale, non essendovi alcuna previsione di legge ostativa al riguardo, purché mediante consegna a persone abilitate a ricevere il piego, mentre, in assenza di tali persone, deve escludersi la possibilità del deposito dell’atto e dei conseguenti avvisi presso l’ufficio postale; l’art. 145 c.p.c., infatti, non consente la notifica alla società con le modalità previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c., e, quindi, con gli avvisi di deposito di cui all’art. 8 l. 20 novembre 1982 n. 890, che costituiscono modalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 c.p.c., essendo questa riservata esclusivamente al legale rappresentante. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale, che aveva ritenuto nulla la notificazione dell’avviso dell’udienza della fase prefallimentare effettuata alla società debitrice a mezzo dell’ufficiale postale, il quale, non avendo trovato alcuna persona idonea a ricevere il plico presso la sede della società, aveva provveduto al suo deposito presso l’ufficio postale ed all’avviso relativo con lettera raccomandata).

note

[1] Art. 140 cod. proc. civ.

[2] Cass. ord. n. 28466/17.

[3] Art. 145 cod. proc. civ.

Cassazione civile, sez. VI, 28/11/2017, (ud. 18/10/2017, dep.28/11/2017),  n. 28466

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 9 febbraio 2015 la Commissione tributaria regionale della Sardegna, sezione distaccata di Sassari, accoglieva l’appello proposto da Movistrade srl avverso la sentenza n. 43/2/07 della Commissione tributaria provinciale di Sassari che ne aveva respinto il ricorso contro la cartella di pagamento emessa per crediti tributari afferenti gli anni 2001-2002-2003. La CTR osservava in particolare in fatto che difettava la prova della spedizione a mezzo posta dell’avviso di recupero dei crediti de quibus, quale atto presupposto della cartella esattoriale impugnata, ed in diritto che comunque non poteva ritenersi applicabile alle società con personalità giuridica la procedura notificatoria di cui all’art. 140 cod. proc. civ. (id est L. n. 890 del 1982, artt. 2 ss.), se non nei confronti della persona fisica che le rappresenta.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate deducendo due motivi.

Resiste con controricorso la società contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – l’agenzia fiscale ricorrente lamenta la violazione della L. n. 890 del 1982, art. 8, art. 145 cod. proc. civ., poichè la CTR ha affermato l’inapplicabilità della prima disposizione legislativa, in quanto sostanzialmente equivalente alle previsioni di cui all’art. 140 cod. proc. civ., in caso di notificazione ad una società con personalità giuridica, ed in particolare della previsione di perfezionamento della procedura notificatoria mediante “compiuta giacenza” in caso di mancato ritiro del plico raccomandato ed in esito alle modalità procedurali pure dalla disposizione legislativa stessa imposte.

Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – la ricorrente afferma la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 quale conseguenza della ritenuta invalidità derivata della cartella di pagamento impugnata per la nullità della notifica dell’atto presupposto, che di contro doveva considerarsi divenuto definitivo per omessa impugnazione, sicchè detto atto riscossivo doveva considerarsi impugnato per un vizio non proprio, con la conseguente inammissibilità del ricorso originario.

Le censure, da esaminarsi congiuntamente per stretta connessione, sono inammissibili e comunque infondate.

Va anzitutto ribadito che “In tema di ricorso per cassazione, qualora la decisione impugnata si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte ed autonome e singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, l’omessa impugnazione di tutte le “rationes decidendi” rende inammissibili le censure relative alle singole ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime, quand’anche fondate, non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre non impugnate, all’annullamento della decisione stessa” (Sez. 3, Sentenza n. 389 del 11/01/2007, Rv. 595599 – 01; successive conformi, Sez. Sentenza n. 7931 del 29/03/2013, Rv. 625631 – 01, Sez. L, Sentenza n. 4293 del 04/03/2016, Rv. 639158 – 01).

Come detto, la sentenza impugnata si basa su due, distinte ed autonome, rationes decidendi, la prima, fattuale, consistente nell’affermazione di carenza della prova della spedizione del plico raccomandato contenente l’atto presupposto della cartella esattoriale impugnata; la seconda, giuridica, consistente nella statuizione di nullità della notifica a mezzo posta perfezionata per “compiuta giacenza” nei confronti di una società con personalità giuridica, essendo riservata tale modalità soltanto all’ipotesi nella quale la notifica venga fatta al legale rappresentante ai sensi dell’art. 145 c.p.c., comma 3, art. 140 cod. proc. civ., L. n. 890 del 1982, art. 8.

L’agenzia fiscale ricorrente ha impugnato soltanto la seconda ratio decidendi, ma non la prima, sicchè deve considerarsi inverata la causa di inammissibilità enucleata nel principio di diritto di cui al citato arresto giurisprudenziale.

Peraltro le censure risultano altresì infondate, dovendosi ribadire in diritto che “E’ valida la notifica di un atto ad una persona giuridica presso la sede a mezzo del servizio postale, non essendovi alcuna previsione di legge ostativa al riguardo, purchè mediante consegna a persone abilitate a ricevere il piego, mentre, in assenza di tali persone, deve escludersi la possibilità del deposito dell’atto e dei conseguenti avvisi presso l’ufficio postale; l’art. 145 cod. proc. civ., infatti, non consente la notifica alla società con le modalità previste dagli art. 140 e 143 cod. proc. civ., e, quindi, con gli avvisi di deposito di cui alla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8 che costituiscono modalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 cod. proc. civ., essendo questa riservata esclusivamente al legale rappresentante” (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 18762 del 13/09/2011, Rv. 619293 – 01).

Il ricorso va dunque rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1- quater, (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714 – 01).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna l’agenzia fiscale ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.600 oltre Euro 200 per esborsi, 15% per contributo spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 18 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 novembre 2017

Cassazione civile, sez. I, 30/01/2017, (ud. 13/12/2016, dep.30/01/2017),  n. 2232 Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 447 bis c.p.c., F.A.M., M.G., O. e M.C. adivano il Tribunale di Asti esponendo di essere proprietarie dell’unità immobiliare ubicata in (OMISSIS), condotta in locazione da Istituto Piemontese Mediazioni s.r.l., poi Istituto Piemontese Mediazioni di D.G. & C. s.a.s.. Assumevano che la conduttrice era rimasta debitrice per canone, oneri condominiali e imposta di registro quanto alla somma di Euro 7.277,15. Domandavano pertanto la condanna della controparte al pagamento di tale somma.

La convenuta non si costituiva.

Con sentenza del 6 dicembre 2010 il Tribunale accoglieva la domanda proposta da M.G. e O. e respingeva quella spiegata dalle altre due ricorrenti, non avendo queste ultime provato il diritto di proprietà sull’immobile.

L’Istituto Piemontese Mediazioni proponeva gravame eccependo preliminarmente la nullità della notifica dell’atto introduttivo del giudizio.

La Corte di appello di Torino, nel contraddittorio con le attrici in primo grado, che tutte si costituivano, respingeva l’impugnazione con sentenza depositata l’8 agosto 2012. Per quanto qui rileva, il giudice distrettuale osservava che la notificazione del ricorso in primo grado aveva avuto luogo, a norma dell’art. 140 c.p.c., presso la sede sociale dell’appellante. Riteneva poi ammissibile la notificazione con il rito degli irreperibili anche nei confronti delle persone giuridiche o degli enti non personificati in caso di momentanea assenza, incapacità o rifiuto delle persone indicate dall’art. 139 c.p.c.. Aggiungeva che la situazione di fatto riscontrata dall’ufficiale giudiziario era quella delineata dall’ultima parte del capoverso dell’art. 145 c.p.c., secondo cui la notificazione alla società non avente personalità giuridica può essere effettuata, oltre che a quest’ultima, presso la sede, alla persona fisica che rappresenta l’ente, qualora nell’atto da notificare ne sia indicata la qualità e ne risultino specificati residenza, domicilio e dimora.

Contro tale sentenza ricorre per cassazione Istituto Piemontese Mediazioni di D.G. & C. s.a.s., che fa valere un unico motivo di impugnazione, illustrato da memoria. Resistono con controricorso F.A.M., M.G., O. e M.C..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il motivo denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 145 e 140 c.p.c.. Rileva la ricorrente che l’art. 145, a seguito della modificazione introdotta con la L. n. 263 del 2005, non ammette più la notifica ex art. 140 c.p.c., alle società, ma la consente unicamente nei confronti della persona fisica che ne sia legale rappresentante. Poichè la notifica ex art. 140 c.p.c., era stata posta in atto nei confronti della società, essa era quindi nulla, a norma dell’art. 145 c.p.c., comma 3.

Il ricorso è fondato.

La Corte di merito ha osservato che la notifica era stata effettuata il 28 luglio 2010 presso la sede sociale dell’appellante, in (OMISSIS): nell’occasione – spiega – l’ufficiale giudiziario non aveva rinvenuto alcuna persona che potesse ricevere l’atto e pertanto aveva dato corso agli incombenti previsti dall’art. 140 c.p.c.. Ha rilevato, altresì, che, alla stregua di un orientamento giurisprudenziale oramai consolidato, la notifica con il rito degli irreperibili di cui alla norma testè citata era consentita anche nei confronti delle persone giuridiche e agli enti privi di personalità, nel caso in cui la copia da notificare non potesse essere consegnata presso la sede legale della società per difficoltà di ordine materiale, e cioè per la momentanea assenza, l’incapacità o il rifiuto delle persone indicate dall’art. 139 c.p.c. e non fosse indicata nell’atto la persona fisica del rappresentante. Infine ha evidenziato che nel ricorso era indicato il nominativo del legale rappresentante, e cioè dell’accomandatario della società notificanda, ma non ne era menzionata la residenza o il domicilio al quale avrebbe potuto essere consegnato l’atto in ipotesi di impossibilità di consegnare lo stesso presso la sede sociale.

Così facendo, il giudice del gravame ha fatto applicazione delle pronunce di questa Corte (su tutte: Cass. S.U. 4 giugno 2002, n. 8091) rese con riguardo al vecchio testo dell’art. 145 c.p.c., vigente prima della riforma attuata con la L. n. 263 del 2005.

La norma novellata, applicabile alla fattispecie per cui è causa, prevede espressamente, con riguardo alla persona giuridica e all’ente non personificato, la notificazione ex art. 140 c.p.c.: ma tale forma notificatoria operante solo nel caso in cui sia impedita la notificazione presso la sede della società, o presso il legale rappresentante, ai sensi degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c. – non può attuarsi nei confronti dell’ente in quanto tale. Più di preciso, il vano esperimento delle forme previste dall’art. 145, commi 1 e 2, per la notificazione degli atti processuali alle persone giuridiche consente l’utilizzazione delle forme previste dagli artt. 140 e 143 c.p.c., purchè la notifica sia fatta alla persona fisica che rappresenta l’ente e non già all’ente in forma impersonale (Cass. 7 giugno 2012, n. 9237; Cass. 13 settembre 2011, n. 18762).

Nel caso in esame, invece, è di solare evidenza che l’atto sia stato notificato secondo le modalità dell’art. 140 c.p.c., alla società: dalla relata riprodotta all’interno del ricorso, si ricava, infatti, che l’atto stesso doveva essere notificato a Istituto Piemontese Mediazioni, in persona del legale rappresentante, “con sede in (OMISSIS)”, e che “in detta località” (e cioè presso la sede) non era stato rinvenuto alcun soggetto abilitato a riceverlo.

La notificazione in questione è pertanto da ritenere nulla.

La sentenza va conseguentemente cassata e rinviata ex art. 383 c.p.c., comma 3, al Tribunale di Asti, in altra composizione. Al Tribunale è rimessa la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte:

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale si Asti, in altra composizione, anche per le spese; dà atto che, stante l’accoglimento del ricorso, non sussistono presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, di ulteriore importo a titolo di contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 13 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2017

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