HOME Articoli

Lo sai che? Delibera comunale: entro quanto tempo impugnare

Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2017

Una società srl è proprietaria di circa 200.000 mq di terreno. Della superficie totale circa 15.000 mq. ospitano 4 fabbricati ad uso turistico alberghiero. Il resto è diviso tra oliveto, vigneto, bosco e strade. Il Regolamento Urbanistico, è stato approvato dal Consiglio Comunale nel 2004. La delibera è ad oggi ancora impugnabile?

Per rispondere al quesito, occorre dapprima fare un breve excursus sulla natura del piano regolatore generale e dei consequenziali piani attuativi.

Il P.R.G.C. (piano regolatore generale comunale) è lo strumento urbanistico che disciplina lo sviluppo generale del territorio comunale.

È da questo provvedimento amministrativo generale che si programmano ed attuano le politiche comunali sullo sviluppo del territorio e sulla destinazione d’uso delle relative particelle catastali.

La durata di questo provvedimento è indeterminata, sebbene possa esserne modificato il contenuto con delle varianti: pertanto, nessun provvedimento del Consiglio Comunale ne può deliberare l’abrogazione.

Essendo, il P.R.G., un provvedimento generale e programmatico, per quanto contenga delle disposizioni direttamente lesive alle volte di interessi legittimi, abbisogna di un piano attuativo che possa dare esecuzione e dettaglio a quanto in esso stabilito “astrattamente”.

Il piano di attuazione del P.R.G. si posiziona, pertanto, al livello più basso della scala gerarchica urbanistica.

Questo piano di attuazione (detto anche piano urbanistico attuativo) non è altro che uno strumento di specificazione dell’assetto definito in via generale dal P.R.G.C. dal quale, almeno in un primo momento, dipendeva in maniera rigorosa.

Col passare degli anni si è assistito, invero, ad una evoluzione di questo piano tecnico d’attuazione che, dai primi anni ’90, ha iniziato ad assumere un potere un pò più invasivo e indipendente.

Ciò non significa che ad esso sia consentito derogare tout court al P.R.G.C., verso il quale deve sempre rispettarne la funzione di superiorità (cd. principio di conformità); si è viceversa ammessa la possibilità di derogarlo, ma solo nell’eventualità in cui la normativa stessa consenta al piano attuativo di disporre in deroga, e per determinati casi.

Pertanto, in generale, il Consiglio Comunale ha l’onere di approvare questi piani con la funzione unica di precisare zona per zona, con opportuno dettaglio esecutivo, le indicazioni di aspetto urbanistico contenute nel P.R.G. comunale.

Tuttavia, se quest’ultimo dovesse ammettere delle deroghe, per specifici casi, il Consiglio sarebbe autorizzato a specificare il contenuto non solo esecutivo ma anche programmatico-precettivo di alcune sezioni urbanistiche quali, ad esempio, la modifica della destinazione d’uso, o la limitazione di fabbricabilità per determinate zone. In mancanza di deroga espressamente prevista dalla fonte superiore, nessuna normativa secondaria potrà contrastare con il P.R.G.C.: “Il principio fondamentale di gerarchia della pianificazione urbanistica comporta che le scelte urbanistiche generali sono compiute dal Comune mediante gli strumenti urbanistici primari, mentre agli strumenti urbanistici secondari compete la funzione di attuare le suddette scelte programmatorie; di conseguenza non è consentito al Comune di effettuare, in sede di approvazione dello strumento attuativo, valutazioni che contrastino con quelle già formalizzate con il piano regolatore generale” (T.A.R. Umbria Perugia, sez. I, 15/11/2013, n. 529).

Ad ogni modo, il provvedimento lesivo degli interessi del lettore (o, meglio, dei suoi diritti) doveva essere impugnato entro sessanta giorni dalla piena conoscenza dello stesso, che questi ha avuto con la pubblicazione di quella delibera “lesiva”.

In questo caso, il termine è abbondantemente spirato e un eventuale gravame presentato oggi sarebbe, di certo, rigettato: “Il diniego di titolo che risulti conforme alle disposizioni attuative del piano particolareggiato, non impugnate in sede di gravame, rende inammissibile il ricorso stesso: se, infatti, le norme tecniche d’attuazione sono atti a contenuto generale destinati a regolare la futura attività edilizia e, in quanto tali, non sono di per sé immediatamente lesive di posizioni giuridiche soggettive di singoli, l’impugnazione del provvedimento che ne costituisca concreta applicazione non può prescindere dall’autonoma impugnazione delle n.t.a. ogniqualvolta sia dedotto il contrasto fra piano particolareggiato e piano regolatore generale” (T.A.R. Liguria Genova, sez. II, 20/01/2006, n. 40).

Pertanto, quello che si consiglia al lettore è di approfittare dei buoni rapporti intercorrenti con il Sindaco attualmente in carica, e con gli Uffici urbanistici del suo Comune, per avanzare le sue richieste e i dubbi riguardanti il contrasto tra quanto prevede il provvedimento generale e quanto deliberato in sede attuativa dal Consiglio Comunale nel 2004.

Laddove questa discussione informale non dovesse sortire alcun effetto, l’unico modo per bypassare le decadenze intervenute oramai 13 anni fa sarebbe quello di presentare un’istanza al Comune dove formalizzare le proprie richieste e attendere un riscontro pubblico dall’Ufficio competente. Nel caso in cui quest’ultimo dovesse riscontrare l’istanza negativamente, magari adducendo una motivazione non direttamente collegabile alle controdeduzioni ricevute nel lontano 2004, allora il lettore sarebbe rimesso nuovamente in termini per proporre un eventuale ricorso amministrativo o, eventualmente, avanzare un istanza di annullamento in autotutela, così come recente giurisprudenza dispone: “ … ove ritenga che le clausole contrattuali in sé considerate, ovvero lo stesso piano urbanistico attuativo, contrastano con disposizioni di legge, ben può rimettere le sue osservazioni all’organo competente, onde sollecitarne una ulteriore valutazione ed, eventualmente, l’esercizio del potere di annullamento in autotutela, ai sensi dell’art. 21-nonies, l. 7 agosto 1990, n. 241” (Consiglio di Stato, sez. IV, 03/01/2017, n. 4).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI