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Rumori in condominio: come agire

23 dicembre 2017


Rumori in condominio: come agire

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 dicembre 2017



Nel condominio dove abito vengo quotidianamente disturbato da rumori, che non posso più sopportare. Cosa prevede la legge in questi casi?

La norma fondamentale cui fare riferimento in casi come quello in esame è l’articolo 844 del codice civile.

Questa disposizione vieta, nei rapporti tra privati (e quindi anche nell’ambito dei rapporti condominiali) le immissioni, compresi i rumori, che superino la normale tollerabilità avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

Il concetto di normale tollerabilità è, come si può ben capire, un concetto volutamente generico in quanto esso deve poi essere adeguato ad una serie di parametri concreti ai quali il giudice, in sede di contenzioso, dovrà attenersi per valutare se l’immissione oggetto di causa debba o meno considerarsi intollerabile e se, quindi, in caso sia ritenuta illecita, ordinarne la cessazione con eventuale condanna all’esecuzione di quelle opere che impediscano in futuro il reiterarsi della fastidiosa propagazione rumorosa.

Più nel concreto, la normativa esistente in materia di inquinamento acustico (con i relativi parametri che fissano in decibel le soglie limite) non è decisiva nelle questioni relative alle immissioni disciplinate dall’articolo 844 del codice civile.

Ciò che si intende dire (ripetendo l’insegnamento della Corte di Cassazione: vedasi sentenze n. 2.319 del 2011 e n. 4.963 del 2001) è che un rumore potrebbe anche non superare le soglie limite indicate nella normativa sull’inquinamento acustico (legge n. 477 del 1995 e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1 marzo 1991) ma essere lo stesso valutato dal giudice come non tollerabile.

Difatti la normativa sull’inquinamento acustico richiamata (legge 477 del 1995 e dpcm del 1° marzo 1991) opera nell’ambito dei rapporti tra pubblica amministrazione e privati, ragion per cui il giudice chiamato a dirimere questioni relative (come quella in esame) a rapporti tra privati non è vincolato nel decidere ai parametri fissati in detta normativa.

Detto questo, se si decidesse di far eseguire una perizia (il suggerimento è, qualora si decidesse di farla eseguire, di scegliere di comune accordo con il condominio il tecnico) essa potrebbe:

  • – o accertare il superamento delle soglie limite di rumore, tali che il condominio si risolva ad eseguire le opere di insonorizzazione;
  • – o accertare il non superamento delle soglie limite stabilite dalla normativa contro l’inquinamento acustico.

In quest’ultimo caso, come sopra si diceva, ciò non significa automaticamente che i rumori siano leciti e da tollerare: significa, invece, che per ottenere la cessazione degli stessi, il lettore dovrà ricorrere al giudice e dimostrargli che essi sono comunque intollerabili avuto riguardo:

  • – alla specifica condizione dei luoghi;
  • – alle abitudini degli abitanti tenendo conto dell’uomo medio;
  • – alla rumorosità di fondo (che varia, ovviamente, a seconda dell’orario in cui il rumore si propaga ed al carattere residenziale o meno della zona in cui l’immobile è sito).

Toccherà quindi al lettore fornire al giudice la prova dell’esistenza dei rumori, della loro intensità e del superamento della soglia di tollerabilità avuto riguardo ai parametri che sopra si ricordavano. La prova può essere fornita anche con testimoni (ovviamente precisi e dettagliati nella esposizione dei fatti) oltre che, come ovvio, da perizie.

Si aggiunga che in casi come quello in esame si ricorre sovente al cosiddetto accertamento tecnico preventivo, cioè alla perizia disposta dal giudice (su ricorso di parte) prima dell’inizio della causa vera e propria nominando a tale scopo un perito d’ufficio.

Le risultanze della perizia d’ufficio possono condurre le parti, con la mediazione del perito stesso, a trovare un accordo evitando l’instaurarsi della causa oppure, se l’accordo non si raggiungesse, costituire utile base di conoscenza dei fatti per il giudizio successivamente avviato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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