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Telecamera nascosta per controllare la badante: lede la privacy?

23 dicembre 2017


Telecamera nascosta per controllare la badante: lede la privacy?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 dicembre 2017



In casa dei miei genitori è stata installata con il loro consenso una telecamera nascosta, per monitorare il comportamento di una badante. In una circostanza, la telecamera riprende la stessa mentre rovista in un armadio. Il filmato viene inviato ad un nostro familiare, che ora, per motivi ereditari, minaccia di utilizzare il video per indurre la badante a denunciare chi lo ha inviato per trattamento illecito dei dati personali  (d.lgs 196/2003).  Preciso che non è stata licenziata né allontanata. Qual è il rischio concreto se dovesse perseguire un’azione legale di violazione della privacy?

                        

La questione delle telecamere nascoste è assai delicata, oltre che molto dibattuta in dottrina e giurisprudenza: la contestuale presenza di due interessi, da un lato il proprietario che vuole evitare furti o altri reati all’interno del proprio immobile, dall’altro la violazione della privacy della badante, rende difficoltoso il bilanciamento degli stessi al fine di verificare quando prevale l’uno e quando prevale l’altro.

Negli ultimi anni è intervenuta una riforma (Jobs Act) che ha previsto delle modifiche allo Statuto dei lavoratori che, tra le altre cose, ha interessato il problema dei filmati nascosti alle badanti. Queste telecamere, secondo la nuova normativa, potrebbero essere utilizzate solo se:

-si dimostra che non sono state installate per il controllo dell’operato della badante, ma per evitare furti all’interno della propria abitazione;

-sia intervenuta un’autorizzazione del sindacato di rappresentanza della badante (si presume che ella sia stata regolarmente assunta).

Tuttavia, la giurisprudenza – nelle sue pronunce – ha omesso la verifica di questo secondo punto soffermandosi solo sullo scopo delle riprese: “La presenza di videocamera presso l’abitazione del resistente appare sufficientemente giustificata con esigenze di sicurezza dell’edificio, anche in considerazione del furto subito nell’anno (omissis…), come documentato in causa … la necessità di dotare l’abitazione di un sistema d’allarme tramite videocamera appare di per sé sufficiente per escludere che la finalità dell’installazione della videocamera fosse quella dell’illecito controllo dell’operato del personale dipendente” (Tribunale Milano, sez. lav., 29/07/2014, (ud. 29/07/2014, dep.29/07/2014), n. 2517).

Pertanto, secondo l’orientamento ultimo dei giudici, laddove queste telecamere siano installate per la prevenzione di furti, non vi sarebbe violazione del diritto alla privacy del lavoratore.

Viceversa, incorrerebbe in tale violazione del diritto, la cui lesione comporterebbe per il datore di lavoro delle conseguenze di non poco conto quali:

– una causa per risarcimento dei danni morali subiti dalla badante;

– una sanzione amministrava, così come prevista dall’art.161 del codice della privacy – “La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 13 è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da seimila euro a trentaseimila euro”;

– una sanzione penale, così come prevista dall’art.167 del codice della privacy – “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell’articolo 129, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi … 2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 17, 20, 21, 22, commi 8 e 11, 25, 26, 27 e 45, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni”.

Per quanto le sanzioni possano sembrare veramente eccessive, queste sono le normative ad oggi in vigore, per le quali a seconda dei casi, potrebbe essere valutato un forte sconto di pena, in termini economici.

Ad ogni modo, laddove il lettore dimostrasse che l’intento delle telecamere, anche per pregressi furti ricevuti (o tentativi), fosse quello di registrare eventuali fatti illeciti accorsi all’interno dell’appartamento, questi non dovrebbe subire alcuna sanzione, come sopra dettagliata.

Quello che si consiglia al lettore è di anticipare le mosse del familiare, dichiarando (nei messaggi e nelle telefonate che dovrebbero scambiarsi) che quella telecamere era finalizzata alla prevenzione di furti o di altri reati e che il video che aveva girato era stato “conservato”, in quanto vi era il sospetto che la badante, frugando tra i vestiti dell’assistita, avesse sottratto qualcosa di proprietà dell’anziana. Magari potrebbe, in aggiunta, affermare che quel qualcosa è stato realmente sottratto dall’interno dell’armadio.

In questo modo, anche per eventuali controversi future, il lettore avrebbe un buon alibi su cui appoggiarsi contro eventuali accuse.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla

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