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Diritto di critica su Facebook: post e diffamazione

27 novembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 novembre 2012



La facilità di utilizzo di Facebook, come mezzo alternativo al dialogo diretto, fa sì che spesso si utilizzi un linguaggio “forte”, sino ad essere offensivo e dispregiativo, dimenticando invece che viviamo in una realtà “regolata dalla legge”, dove ogni azione ha una sua qualificazione giuridica e, quindi, un effetto per il diritto.

Quando si utilizza la tastiera del pc, bisognerebbe sempre ricordare ciò che dicevano i latini: “gli scritti rimangono, le parole volano”.  E questo vale anche per i bit.

La libertà di espressione trova limite nel rispetto dei diritti dell’altrui personalità. È un diritto di tutti esprimersi liberamente, ma bisogna anche ricordare che ogni libertà termina dove iniziano le libertà degli altri. Il che significa: evitare di sconfinare nella diffamazione e nella ingiuria.

Differenza tra ingiuria e diffamazione

Il reato di diffamazione tutela la reputazione, ossia il sentimento che la collettività ha di un determinato soggetto. Esso quindi si realizza solo quando l’offesa viene fatta in presenza di una pluralità di altri soggetti: così, per esempio, nel caso di un post pubblico su Facebook visibile a chiunque, o di un messaggio in un forum, un newsgroup, ecc..

Al contrario, l’ingiuria tutela l’onore delle persone, ossia il sentimento che il soggetto ingiuriato ha di se stesso. È pertanto necessaria, in questo caso, la presenza del destinatario: vedi, ad esempio, il caso di un messaggio privato tramite email o messaggistica Facebook.

Facebook non è giornalismo

Generalmente, il contraltare alla diffamazione è l’esercizio dell’attività giornalistica. La libertà di informazione, infatti, è sempre stata una scriminante per le frasi astrattamente diffamatorie. Questo ha fatto sì che molti giornalisti incontrassero limiti più ampi rispetto agli altri cittadini allorquando la loro penna era asservita all’informazione.

Tuttavia è bene sapere che i siti internet, i newsgroup, i blog e soprattutto i social network come Facebook non sono (quasi mai) mezzi di informazione; pertanto chi offende l’altrui reputazione su tali piattaforme non può invocare, a propria discolpa, il diritto di cronaca e di critica [1]. È necessario perciò prestare massima attenzione a quanto si scrive pubblicamente.

C’è anche qualcuno che ritiene il diritto di critica un diritto indipendente dall’esercizio dell’attività giornalistica [2] che, quindi, spetterebbe a chiunque, anche all’utente di Facebook. Criticare un’altra persona, pur senza svolgere giornalismo, potrebbe così considerarsi lecito, purché nel rispetto dei limiti stabiliti dalla Cassazione:

utilità sociale dell’informazione;

­- verità dell’informazione;

forma civile dell’esposizione dei fatti.

Sono condizioni molto severe, che non vanno prese sottogamba solo per giustificare se stessi o il disprezzo che si ha per altre persone o per le loro attività. Per esempio, tali limiti operano anche nei confronti di un pregiudicato.

E sebbene, in certe occasioni, una parolaccia possa sembrare appropriata … “meditate gente, meditate”!

 

 

note

[1] La Cassazione, del resto, ha escluso l’applicazione, in caso di diffamazione attraverso il blog, dell’aggravante del mezzo stampa, ma ha applicato l’aggravante dell’uso del mezzo di pubblicità.

[2] Iaselli Michele, in “La privacy nei social network” in “Come difendersi dalla violazione dei dati su internet” di E. Bassoli, Maggioli, 2012, 191.

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2 Commenti

  1. Il diritto di critica è un diritto che discende direttamente dal diritto di opinione ex-art. 21 Cost. Perciò è un diritto esercitabile da tutti i cittadini. Non vi può essere diritto di opinione senza diritto di critica. E non vi può essere diritto di critica senza diritto di opinione. Se il diritto di critica non fosse permesso (rectius: riconosciuto) a tutti i cittadini, ogni cittadino che lo esercitasse su un blog o un social network violerebbe la legge sulla stampa. Semmai è il diritto di cronaca a essere riservato alla stampa professionistica, seppure ultimamente, proprio in materia di reati di diffamazione a mezzo internet, una certa giurisprudenza di merito riconduce paradossalmente la diffamazione tramite l’uso di blog, forum e social network, all’ipotesi di cui all’art. 595, comma 3 c.p., e cioè alla diffamazione con il mezzo della stampa.
    Ciò detto, il diritto di critica non risponde al criterio della verità in senso stretto, come il diritto di cronaca. Nell’esercizio del proprio diritto di critica la verità non è un elemento fondamentale, seppure sia necessario rispettare determinate condizioni che stabiliscono il limite del neminem laedere, per effetto del quale la critica è legittima se si utilizza una certa correttezza del linguaggio, se rispetta l’altrui diritto, e in particolare la reputazione, il decoro e l’onorabilità di ogni persona (sul punto la giurisprudenza è copiosa).
    Al di là di questo, le norme italiane che ancora prevedono i reati di opinione sono semplicemente norme barbare. La diffamazione – come in molti altri paesi – dovrebbe comportare solo il diritto all’azione civile per il risarcimento del danno.

  2. ho partecipato alla firma di fermare salvini di non difondere odio e razzismo in italia, era una petizione, ho condiviso con alcuni gruppi LGBT, e facebook mi blocca per 30 gg, dicendo che io ho violato i suoi standard, per voi e giusto il blocco totale di 30 gg nei miei confronti^

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