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Un condomino può fare una causa al posto del condominio?

18 dicembre 2017


Un condomino può fare una causa al posto del condominio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 dicembre 2017



Spetta solo all’amministratore il potere di rappresentare il condominio nelle cause che attengono alla gestione delle parti comuni o per l’interesse di tutti.

In un condominio c’è sempre chi è più litigioso e chi meno, chi è disposto a far battaglia per qualsiasi questione e chi invece è più propenso, in ragione del quieto vivere – e anche a fronte di un risparmio di spesa sui costi legali – a perdonare le altrui irregolarità. Ci si potrebbe però chiedere che succede se l’assemblea dovesse decidere di non autorizzare l’amministratore a una causa e uno o più condomini sono contrari: questi ultimi potrebbero procedere ugualmente da soli (a proprie spese, beninteso) sostituendosi al condominio e portando avanti loro stessi l’interesse del gruppo? In altre parole un singolo condomino può fare causa al posto del condominio o magari impugnare la sentenza che dà torto al proprio condominio? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Per comprendere il principio dobbiamo ricorrere a un esempio pratico.

Immaginiamo che, a seguito di una riunione di condominio, alcuni condomini impugnino la decisione adottata dall’assemblea sui criteri di divisione delle spese perché ritenuti contrari alla legge. Il tribunale, a seguito di una lunga causa, dà loro ragione. Il condominio viene così condannato anche a pagare le spese processuali. Uno dei condomini, però, ritiene che il tribunale si sia sbagliato clamorosamente e che convenga fare appello anche per non darla vinta ai proprietari litigiosi. L’assemblea però preferisce non avventurarsi in un altro giudizio e decide di pagare. Il condomino dissenziente, allora, decide di sostituirsi al proprio condominio e – così dice – anche nell’interesse degli altri propone l’appello. Può farlo? La risposta è no. Vediamo perché.

Per la Cassazione spetta solo all’amministratore il potere di avviare cause per conto del condominio o difenderlo in cause avanzate da terzi. Ciò vale tutte le volte in cui la controversia ha ad oggetto la gestione di un bene o di un servizio comune, volto cioè a soddisfare esigenze di tutti i proprietari degli appartamenti. Nelle cause di quest’ultimo tipo, un condomino non può far causa al posto del condominio, né può impugnare una sentenza che dà torto al condominio stesso visto che la cosiddetta «legittimazione ad agire» o a «impugnare una condanna», spetta in via esclusiva all’amministratore. Se la maggioranza dei condomini in assemblea decide di non delegare l’amministratore al giudizio preclude al condominio la possibilità di presentarsi in tribunale anche attraverso solo alcuni dei condomini. Se invece in ballo ci sono anche diritti individuali, che possano cioè incidere direttamente sulla proprietà del singolo, allora a quest’ultimo è consentito agire in sostituzione o anche in aggiunta all’amministratore.

Quindi, per tornare all’esempio precedente, i singoli condomini non possono impugnare in appello la sentenza di primo grado che ha ritenuto illegittimo il criterio di divisione delle spese condominiali; in questo caso, infatti, siamo nell’ambito di una controversia attinente agli interessi collettivi del condominio che solo indirettamente incide sugli interessi del singolo. Quest’ultimo, dunque, non può sostituirsi all’amministratore nella causa, né può agire al posto del condominio se tutti gli altri condomini non sono favorevoli alla causa.

note

[1] Cass. sent. n. 29748/2017.

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