| Articoli

Ditta inadempiente: come rescindere il contratto

24 Dicembre 2017


Ditta inadempiente: come rescindere il contratto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Dicembre 2017



Un anno fa ho stipulato contratto per fornitura e posa di una porta finestra. Dopo alcuni mesi il titolare della ditta, non riuscendo ad iniziare i lavori per problemi con il fornitore, mi ha restituito la caparra in contanti senza alcuna ricevuta promettendomi di cominciare il lavoro nel giro di poco tempo. Sono già passati un paio di mesi ma i lavori non sono iniziati.  Come posso rescindere il contratto con la suddetta ditta per rinnovarlo con altra?

Prima di rispondere al quesito, è opportuno compiere alcune premesse in diritto al fine di inquadrare giuridicamente il caso in esame.

La somma di denaro versata dal lettore in sede di conclusione del contratto alla ditta che avrebbe dovuto eseguire i lavori a titolo di acconto riveste la forma di caparra qualora sia stato così stabilito in contratto.

Tale caparra è detta confirmatoria.

Generalmente, ove il contratto venga regolarmente eseguito la caparra viene restituita o imputata alla prestazione dovuta.

A norma dell’art. 1385 c.c. “se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra”.

Dal tenore letterale della norma, dunque, si evince che il lettore, in quanto parte adempiente, avrebbe avuto il diritto di esigere dalla ditta (in quanto parte inadempiente) il doppio della caparra versata.

La caparra ha la funzione di liquidare il danno da inadempimento in via forfettaria e anticipata.

Venendo al caso di specie, dunque, il lettore in ragione dell’inadempimento della ditta avrebbe diritto alla restituzione del doppio della caparra a suo tempo versata.

La circostanza per cui il debitore ha restituito al lettore la caparra in contanti e senza alcuna attestazione per iscritto gli consentirebbe, in ipotesi, di esercitare oggi il recesso ed esigere appunto per intero “il doppio della caparra” consegnatagli. Verosimilmente, però, si aprirebbe un contenzioso per cui il titolare della ditta opporrebbe di avere già restituito la metà di quanto preteso dal lettore (sebbene spetti a quest’ultimo fornire la prova dell’avvenuto pagamento).

Dunque, la scelta – giuridicamente ammissibile – di richiedere al titolare della ditta il doppio della caparra spetta al lettore e alle sue considerazioni (da effettuare secondo il canone della buona fede e della correttezza).

Dal tenore del quesito in esame, peraltro, sembrerebbe che il fine precipuo del lettore sia quello di essere liberato da ogni vincolo contrattuale con la ditta inadempiente così da intraprendere nuovi rapporti contrattuali con altra ditta.

Alla luce di ciò e per la finalità indicata è sufficiente l’invio di una lettera raccomandata a/r ( o comunicazione PEC) in cui il lettore comunica al suo debitore la sua intenzione di recedere dal contratto e dunque di non darvi seguito neppure in futuro.

Sulla scorta della premessa compiuta in tema di caparra, inoltre, si precisa che nella stessa missiva il lettore può altresì richiedere anche il pagamento di una somma pari alla caparra a suo tempo versata, maggiorata degli interessi legali a decorrere dal giorno del pagamento e fino all’effettivo soddisfo, atteso che il titolare della ditta avrebbe dovuto restituirgli il doppio mentre gli ha reso solo la quota da lui pagata.

La condotta del titolare della ditta, come rappresentata dal lettore, sembrerebbe lasciar intendere che lo stesso invochi una c.d. impossibilità temporanea della prestazione ai sensi dell’art. 1256, comma 2, c.c.. Secondo tale norma la prestazione verrà eseguita quando diverrà possibile; di conseguenza l’altra parte (il lettore nel caso de quo) sarà tenuta ad eseguire la sua obbligazione solo quando cesserà la causa che ha determinato l’impossibilità.

Tuttavia, da quanto è dato comprendere dal quesito, non si ritiene si possa vertere in un caso di impossibilità della prestazione.

Infatti, per esonerare il debitore da responsabilità (e dunque non addebitargli l’inadempimento), l’impossibilità deve essere assoluta, vale a dire che non può essere superata in alcun modo, qualunque sia lo sforzo che possa compiere il debitore. Nel caso di specie, piuttosto, si ritiene che l’impossibilità possa essere oggettivamente superata dalla ditta – sebbene con maggiori difficoltà o maggiore onerosità – rivolgendosi ad un altro fornitore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Chiara Samperisi


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI