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Lo sai che? Casa intestata alla ex moglie per non pagare il debito

Lo sai che? Pubblicato il 24 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 dicembre 2017

Ho un debito che non riesco a saldare. Se intesto la casa alla mia ex moglie il creditore può rivalersi ugualmente su questo bene?

Innanzitutto va detto che la garanzia sulla quale ogni creditore può contare consiste in tutti i beni, mobili ed immobili, presenti e futuri, del debitore (articolo 2740 del codice civile).

Ciò vuol dire che il creditore, per recuperare l’importo al quale il lettore si è personalmente obbligato, può avviare azioni cautelari (come l’iscrizione di ipoteca) oltre che ordinarie (dal quesito si evince che nel caso specifico sia stata già avviata un’azione revocatoria) finalizzate ad aggredire i beni di cui il debitore sia proprietario.

La possibilità a cui il lettore accenna, e cioè l’attribuzione del bene immobile a sua moglie in sede di separazione personale dei coniugi (allo scopo di sottrarlo alla azioni del creditore), non costituisce una opzione valida per lo scopo che questi intende perseguire. La Corte di Cassazione, infatti, con sentenza n. 8.678 del 2013 ha ammesso che il creditore possa agire con azione revocatoria per far dichiarare inefficace nei suoi confronti l’atto con cui si attribuisce il bene al coniuge in sede di accordo (omologato dal tribunale) raggiunto in sede di separazione personale dei coniugi.

Il creditore, cioè, può agire con azione revocatoria per ottenere che l’atto con il quale un coniuge dispone, in favore dell’altro, di un proprio bene in sede di accordo di separazione sia dichiarato inefficace nei propri confronti (ricorrendo le condizioni previste dall’articolo 2901 del codice civile): ottenuta la sentenza favorevole, a conclusione del giudizio di revocatoria, il creditore sarà poi in grado di agire esecutivamente su quel bene (potrà cioè pignorarlo) in vista del soddisfacimento del proprio credito.

Fatta questa premessa, e chiarito che un’eventuale attribuzione da parte del lettore a sua moglie della casa in sede di accordo di separazione non gli garantisce di porre al riparo l’immobile dalle azioni del creditore, una strada alternativa (da valutarsi attentamente anche con l’assistenza di un dottore commercialista) è il cosiddetto “accordo con i debitori”.

Si tratta di una procedura (prevista dalla legge n. 3 del 2012) di cui la dottrina ritiene possa avvalersi anche il fideiussore che sia socio limitatamente responsabile di una società, che abbia prestato garanzia a favore di quest’ultima e che si trovi in una situazione di sovra indebitamento (situazione che non deve essere soggetta né assoggettabile alle ordinarie procedure fallimentari come lo è quella del socio limitatamente responsabile).

Al soggetto che dunque versi:

– in una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte che determini la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, oppure in una situazione di definitiva incapacità di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni;

– e che non sia soggetto né assoggettabile a procedure concorsuali, a questo soggetto è data la possibilità di accedere alla procedura definita “accordo con i debitori” (non invece a quella definita “piano del consumatore” in quanto il debito è stato contratto per scopi non estranei ad attività imprenditoriale e/o commerciale svolta).

Questa procedura prevede che, con il necessario accordo e consenso dei creditori che rappresentino il 60% almeno di tutti i debiti, il debitore possa proporre al tribunale, attraverso la mediazione di un organismo di composizione della crisi o di un professionista incaricato dal tribunale, un accordo (che tocca al tribunale poi omologare) che preveda in sostanza un pagamento rateizzato dei debiti ed eventualmente anche un parziale stralcio degli stessi oltre che, ove occorra, anche la liquidazione del patrimonio del debitore.

La delicatezza della materia impone l’assistenza oltre che di un legale anche di un commercialista: infatti siccome lo scopo del lettore è di tentare di conservare la proprietà dell’immobile, non è detto che anche questa procedura riesca in questo scopo.

Difatti l’accordo proposto dal debitore, e presentato per l’omologa al tribunale, deve avere il consenso almeno del 60% dei creditori e per essere accettato deve essere un accordo che ai creditori garantisca un soddisfacimento accettabile dei loro crediti.

Ciò vuol dire che per poter essere un accordo fattibile e accettabile per i creditori esso potrebbe anche necessariamente prevedere la liquidazione dell’immobile in questione (ed in questo solo la professionalità di un commercialista potrà dare al lettore una risposta prima ancora di avviare la procedura dell’ “accordo con i debitori”).

Oltre questa possibilità (da verificare attentamente circa la sua convenienza innanzitutto per il lettore), non restano che le trattative dirette con il creditore che, ovviamente, avendo il coltello dalla parte del manico difficilmente rinuncerà all’immobile a meno che non gli si offrano alternative altrettanto solide per un soddisfacimento magari più rapido del suo credito (o, quantomeno, di una sua significativa percentuale).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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