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Lo sai che? Incidente stradale con morto e risarcimento parte civile

Lo sai che? Pubblicato il 24 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 dicembre 2017

La mia cugina di secondo grado è stata investita da un auto e dopo 40 giorni di agonia è deceduta. Nel suo testamento olografo mi ha istituito unica erede, sebbene avesse un nipote di primo grado e due pronipoti. Il conducente è stato imputato di omicidio colposo stradale e rinviato a giudizio con fissazione dell’udienza preliminare. Se mi costituisco parte civile nel processo penale posso chiedere il risarcimento dei danni morali e patrimoniali, a patto che però il conducente non chieda il patteggiamento o il rito abbreviato. Mi conviene farlo? In caso di risarcimento come verrà calcolato il danno?

Innanzitutto si può confermare il diritto della lettrice a costituirsi parte civile nel processo penale, in quanto erede di sua cugina, non solo in forza del testamento redatto, ma in quanto cugina di suo padre (e, quindi, collaterale di 5° grado).

La scelta di costituirsi parte civile nel processo penale, se c’è già una procedura civilistica aperta ne determinerà prima la sospensione e poi l’estinzione (per rinuncia). Questo significa solo che potrà esperire azione civile per il riconoscimento dei danni dopo l’intervento della sentenza del giudice penale.

La costituzione di parte civile può avvenire:

  • – direttamente all’udienza preliminare o alla prima udienza dibattimentale;
  • – oppure prima dell’udienza (si tratta della cosiddetta costituzione di parte civile fuori udienza).

La costituzione deve necessariamente avvenire con atto scritto, redatto da un avvocato a cui la lettrice dovrà conferire apposita procura speciale (finalizzata proprio alla costituzione di parte civile).

L’atto dovrà essere depositato in udienza (qualora sceglierà di costituirsi direttamente in udienza) o dovrà essere depositato presso la cancelleria del giudice che procede prima dell’inizio del processo e notificata attraverso l’ufficiale giudiziario a tutte le parti processuali (che di solito sono l’imputato ed il pubblico ministero). Questa seconda modalità è un pò più complicata ed anche più dispendiosa economicamente e si consiglia solo qualora si voglia depositare una propria lista di testimoni.

Nel processo penale, infatti, l’imputato ed il pubblico ministero devono indicare i testimoni che vogliono citare nel processo fino a sette giorni prima dell’udienza: questo ha creato dei problemi alla persona offesa (o a quella, come la lettrice, definita danneggiata dal reato) che interveniva nel processo direttamente in udienza, quando ormai il termine di sette giorni era già spirato.

Ecco che, per evitare preclusioni, qualcuno preferisce costituirsi fuori udienza ed avere la possibilità di depositare anche una propria lista testimoniale.

Nel caso specifico potrebbe essere preferibile perché, non essendo una parente diretta, sarebbe opportuno che la lettrice dimostrasse al giudice il tipo di rapporto esistente tra lei e sua cugina (fermo restando che un buon punto di partenza è già il fatto che la lettrice sia stata indicata nel testamento come unica erede).

Premesso, dunque, che la stessa ha diritto di costituirsi parte civile e può farlo alla prima udienza preliminare (o anche prima con atto scritto depositato in cancelleria e notificato fuori udienza alle altre parti), è bene chiarire cosa accade se l’imputato sceglie di definire la sua posizione con patteggiamento o abbreviato.

1) Se l’imputato (conducente) sceglierà il patteggiamento, questa scelta:

– impedirà al giudice di decidere sulla richiesta di risarcimento dei danni presentata dalla parte civile nel suo atto di costituzione (il giudice, in caso di condanna, disporrà a carico dell’imputato solo il pagamento delle spese legali sostenute dalla lettrice);

– consentirà alla lettrice (ed al suo avvocato) di utilizzare la sentenza di patteggiamento nel processo civile (nel senso che il giudice civile non dovrà decidere sulla responsabilità del conducente, in quanto già accertata nel processo civile), per cui la procedura civilistica, che dovrà azionare autonomamente, sarà più rapida.

Si deve precisare che la sentenza di patteggiamento non ha ovviamente, nei procedimenti civili e amministrativi, la stessa efficacia di un provvedimento di condanna emesso a seguito di dibattimento.

Tuttavia la pronuncia di patteggiamento può costituire un importante elemento di prova per il giudice civile il quale, qualora intenda superare la sentenza, sarà costretto a chiarire per quale ragione l’imputato, se innocente, ha patteggiato una pena.

2) Se l’imputato sceglierà il rito abbreviato la questione sarà più complicata. Fino ad oggi, infatti, avrebbe potuto comunque costituirsi parte civile; con la riforma del processo penale (che entrerà in vigore il 3 agosto 2017, il legislatore ha previsto l’esclusione  della parte civile nei processi celebrati con rito abbreviato.

La legge impone al giudice di escludere anche d’ufficio la parte civile già costituita quando accoglie la richiesta di giudizio abbreviato; vi è comunque l’obbligo per il giudice, in caso di condanna dell’imputato, di porre a carico di quest’ultimo le spese di costituzione della parte civile esclusa, analogamente a quanto previsto dalla disciplina del patteggiamento.

Il consiglio è pertanto di partecipare all’udienza preliminare (con l’ausilio di un difensore) per valutare in quel momento l’opportunità di costituirsi o meno parte civile a seconda della scelta dell’imputato; è sempre importante mostrare interesse al processo e seguirlo.

Si forniscono due ulteriori informazioni importanti.

1. Il giudice penale, soprattutto in un caso di omicidio colposo in cui il danno non è facilmente determinabile, se non assolve l’imputato, lo condanna alla pena da scontare e al risarcimento del danno ‘da liquidarsi in separata sede’.

Ciò significa che, con la sentenza, la parte civile aziona la procedura civilistica e chiede al giudice civile di liquidare il danno. In quel caso la lettrice potrà citare testimoni e/o produrre documenti (anche diversi da quelli prodotti davanti al giudice penale). Quindi non si può sperare di vedere già quantificato il danno all’esito del procedimento penale.

2. In caso di richiesta di giudizio abbreviato da parte dell’imputato, anche se il giudice non volesse applicare la nuova normativa, potrebbe decidere comunque di non ammetterla perché una recente sentenza del 2017 ha precisato che, in caso di omicidio colposo, la persona danneggiata – in un giudizio abbreviato – non ha sufficiente possibilità di dimostrare il suo legame con la vittima (Si tratta di un’unica pronuncia ma è bene segnalarlo per rappresentare alla lettrice tutte le possibilità).

Quanto poi alla seconda parte del quesito.

In caso di risarcimento da incidente stradale mortale, le tipologie di danno riconosciute in favore dei prossimi congiunti, conviventi e altri soggetti sono molteplici e comprendono:

  • – i danni morali, subiti per la reale sofferenza e perturbamento conseguenti alla morte del congiunto;
  • – i danni patrimoniali che ricomprendono sia i danni emergenti (spese funerarie ed altre tipologie) sia il lucro cessante e/o il mancato apporto economico del defunto al bilancio familiare;
  • – il danno da morte “iure hereditatis”, che consiste nel risarcimento per il danno biologico e morale subito dal defunto e trasmissibile agli eredi, per la durata del periodo intercorso tra il sinistro ed il decesso, nel caso in cui la morte non sia sopravvenuta immediatamente al fatto ma solo in seguito. Tale danno ricomprende anche le conseguenti spese mediche, ospedaliere, di trasporto, di esami specialistici, ecc. che i familiari hanno dovuto sostenere tra l’occorso e la morte del congiunto;
  • – il danno da perdita della vita quale bene supremo dell’individuo (che è oggetto di un diritto assoluto e inviolabile) deve ritenersi di per sé ristorabile in favore della vittima che subisce la perdita della propria vita in dipendenza di un fatto illecito altrui, anche quindi nel caso di un incidente stradale mortale e conseguentemente il diritto al risarcimento di tale danno è trasmissibile agli eredi.

Il danno morale che spetta ai parenti prossimi del defunto in un incidente stradale mortale è valutato attualmente secondo delle tabelle pubblicate dai tribunali italiani e varia a seconda di fattori che vanno dall’età del defunto, al grado di parentela, dal fatto di essere conviventi o meno al fatto di avere altri parenti in vita.

Se da un incidente stradale deriva la morte di una persona, il danno che ne consegue riguarda i superstiti che con la persona stessa avevano in atto rapporti economici attivi, indipendentemente dall’essere essi o meno gli eredi e sempre che per essi stessi il danno effettivamente esista. Un esempio classico di tale tipologia di danno è l’improvvisa mancanza di afflusso di denaro utile per il sostentamento familiare, derivato dalla morte del soggetto che percepiva un reddito. Dovendosi tenere conto di tali rapporti di parentela, il risarcimento del danno di ogni avente diritto deve essere quantificato non soltanto in base al presumibile reddito medio futuro del defunto se egli fosse rimasto in vita, bensì anche tenendo conto della parte del reddito stesso che egli avrebbe devoluto a ciascun avente diritto, in forza di obbligazioni o di disposizioni di legge in materia di alimenti.

Va ribadito che i criteri generali per la quantificazione del danno- risarcimento sono i seguenti:

  • – età della vittima e del parente;
  • – eventuale convivenza della vittima con il congiunto;
  • – eventuale esistenza in vita di altri familiari dello stesso grado della vittima.

In maniera approssimativa considerata l’età della lettrice e quella della vittima, considerato che non eravano conviventi, l’importo del risarcimento da perdita parentale potrebbe essere di circa 130.000 euro a cui vanno aggiunte le diverse voci di spese sostenute ed elencate in precedenza oltre:

  • – all’eventuale danno da perdita di reddito (è onere della lettrice dimostrarlo in maniera precisa);
  • – ai danni patiti dalla vittima nei giorni intercorsi dal sinistro alla morte (da dimostrare attraverso le cartelle cliniche e le perizie dei medici) da quantificare orientativamente nella somma di 70.000 euro.

Si noti che senza avere documentazione e, soprattutto senza sapere su quali atti il giudice fonderà il proprio convincimento, il calcolo è davvero approssimativo. Peraltro la circostanza che anche altri eredi chiedano il risarcimento potrebbe indurre il giudice a modulare gli importi anche in virtù dei diversi gradi di parentela.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola


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