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Lo sai che? Trasferimento denaro dalla Cina in Italia

Lo sai che? Pubblicato il 24 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 dicembre 2017

Mio padre, di cittadinanza cinese, è deceduto lo scorso anno, lasciando la sua eredità in Cina.  Io sono nato e vivo in Italia, dove vorrei comprare casa ma mi occorre un anticipo per un mutuo.  Vorrei trasferire la somma della vendita di un immobile di 200.000€ da me, ma dal 2016, la Cina ha limitato i bonifici esteri a 50.000 dollari l’anno.  I miei amici e parenti sono quasi tutti residenti in Italia con cittadinanza cinese. Se gli chiedo di farmi dei prestiti, nel contratto di prestito posso, legalmente, scrivere che i soldi verranno restituiti in yuan (valuta cinese) e in Cina con eventuale conferma da parte della banca cinese e prova della vendita dell’immobile?

Come correttamente evidenziato dal lettore, dal 2013, con le normative SAT, ossia State Administration of Taxation, e SAFE, State Administration of Foreign Exchage, l’amministrazione finanziaria cinese ha divulgato delle apposite circolari (n. 40 e n. 30) che introducono una nuova disciplina per le procedure di pagamento dalla Cina verso i Paesi esteri.

La finalità delle nuove norme è essenzialmente quella di evitare il transito di somme, magari anche di dubbia provenienza, per eludere il fisco, tutelando, allo stesso tempo, anche i cittadini che desiderano trasferire il proprio denaro verso altre nazioni mediante una procedura il più possibile agevole e trasparente.

In passato, la normativa tributaria stabiliva che, per il trasferimento attraverso conto corrente estero di somma superiore o uguale a 30 mila dollari, fosse necessario il rilascio preventivo, da parte delle autorità fiscali competenti, il rilascio di un certificato attestante l’effettivo pagamento delle imposte previste denominato Tax certificate of external payments, unitamente all’autorizzazione al trasferimento da parte della State Administration of Foreign Exchage. Tali limitazioni, essendo obbligatorie per ogni tipo di transazione, comportavano un forte rallentamento anche nelle procedure di scambio commerciale, per questa ragione si è ravvisata la necessità, nel 2013, di modificare le norme in materia.

Oggi, invece, oltre all’innalzamento del limite al trasferimento annuo da 30 mila a 50 mila dollari, l’amministrazione finanziaria cinese ha stabilito che:

1) tutti i versamenti sotto i 50mila dollari possono essere effettuati liberamente;

2) per i pagamenti superiori a 50mila dollari, invece non verrà più effettuato un controllo preventivo, ma sarà sufficiente richiedere il bonifico estero presentando semplicemente il cosiddetto “modulo di registrazione fiscale” insieme ad altri documenti, quali le copie dei relativi contratti o documenti di transazione con timbro ufficiale.

In altre parole, per il trasferimento del denaro dalla Cina ad una nazione estera non è più richiesto il deposito del certificato dell’avvenuto pagamento delle imposte e dell’autorizzazione preventiva della State Administration of Foreign Exchage ma è sufficiente, come unico adempimento, di compilare il modulo di registrazione fiscale. Le autorità cinesi, un volta ricevuto il relativo Tax Record, avranno il compito di verificare entro 15 giorni l’avvenuto pagamento delle imposte. Nel caso in cui, all’esito della procedura di controllo, risulti il mancato pagamento, anche parziale, delle somme dovute, al contribuente sarà intimato di provvedere all’adempimento nonché irrogate le relative sanzioni.

Alla luce di quanto detto, poiché per i bonifici esteri superiori a 50 mila, le procedure di controllo fiscale da parte del Tax Bureau e la documentazione necessaria di volta in volta richiesta sia dell’ufficio fiscale competente che dalla banca risultano semplificate al fine di facilitare i rapporti commerciali Cina-estero, si potrebbe pensare di trasferire il denaro, derivante dall’eredità del padre del lettore, anche attraverso tale canale, in un’unica soluzione oppure in più tranche. Ma, è bene evidenziare che la semplificazione della procedura di trasferimento di denaro dalla Cina all’estero non comporta il venir meno per i contribuenti delle relative responsabilità fiscali, infatti qualora vi fossero omissioni o ritardi nei pagamenti verrebbero applicate le relative sanzioni.

Un’ulteriore soluzione, come dal lettore prospettata, sarebbe quella di stipulare un contratto di mutuo – prestito tra familiari, anche senza interessi, sottoscrivendo una apposita scrittura privata tra le parti coinvolte.

La scrittura privata rappresenta uno strumento che ha una duplice finalità:

– tutela da eventuali accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate perché si tratta un documento esplicativo formale con cui si specifica la motivazione del transito del denaro (appunto prestito tra familiari);

– descrizione dettagliata delle modalità di prestito, in quanto all’interno della scrittura si indicano le generalità delle parti, la somma di denaro data in prestito, le modalità di restituzione, le rate e ogni altra informazione utile.

Quindi, nel caso specifico, nella scrittura si potrebbe indicare che la restituzione dovrebbe avvenire in valuta YUAN, indicando anche tutto ciò che concerne la vendita dell’immobile in Cina ed eventuali garanzie.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

La parte che chieda la restituzione di somme asseritamente date a mutuo è tenuta a provare rigorosamente il titolo della consegna solo ove ponga a fondamento della domanda di restituzione esclusivamente uno specifico e particolare contratto, senza formulare neppure in subordine domanda di accertamento del carattere ingiustificato del pagamento, o di ripetizione di indebito o di arricchimento senza causa, così da porre contemporaneamente in questione il diritto della controparte di trattenere la somma ricevuta. Inoltre, qualora la parte deduca in giudizio e dimostri l’avvenuto pagamento di una somma di denaro, il convenuto è tenuto quanto meno ad allegare il titolo in forza del quale si ritiene a sua volta legittimato a trattenere la somma ricevuta. In mancanza, il rigetto della domanda di restituzione proposta dal solvens per mancanza di prova va argomentato con una certa cautela, tenendo conto di tutte le circostanze del caso, al fine di accertare se e fino a che punto la natura del rapporto e le circostanze del caso giustifichino che l’una delle parti trattenga senza causa il denaro indiscutibilmente ricevuto da altri. (Nella specie i giudici di secondo grado, rigettando la richiesta di restituzione delle somme asseritamente data a mutuo, hanno preteso la prova rigorosa della pattuizione del diritto alla restituzione in quanto la vicenda si inserisce nell’ambito di rapporti familiari, ove di frequente intercorrono aiuti in denaro, non subordinati a specifici doveri di restituzione, soprattutto laddove la domanda di restituzione venga, come in concreto, formulata dopo la separazione fra figlia e genero e solo nei confronti di costui).”. Cass. civ. Sez. III, 28/07/2014, n. 17050.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente, la vicenda qui in esame può essere felicemente risolta dal lettore in due modi:

1) predisporre il trasferimento del denaro dalla Cina attraverso conto corrente, ricordandosi però di adempiere perfettamente agli obblighi fiscali per non incorrere in sanzioni.

2) Sottoscrivere un contratto di prestito-mutuo con i suoi familiari, stipulando una scrittura privata nella quale indicare tutti i dettagli importanti dell’operazione, ad esempio durata, valuta, modalità di restituzione ecc.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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