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Miscellanea Perché la PEC non decolla: lo spiega l’avv. Ernesto Belisario

Miscellanea Pubblicato il 3 dicembre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 3 dicembre 2012

La PEC non viene utilizzata come dovrebbe né dalla P.A. né dai cittadini: perché? Intervista all.Avv. Belisario.

La posta elettronica certificata (PEC) è entrata nel nostro ordinamento per supplire alle deficienze della mail ordinaria, dalla legge non considerata prova documentale. Ma il sistema della PEC non è mai decollato. I cittadini – e prima ancora le pubbliche amministrazioni – non vi ricorrono quasi mai.

Questa riluttanza all’uso del nuovo sistema è, per un certo verso, imputabile alla diffidenza che molti italiani hanno a confrontarsi con le novità tecnologiche. Ma non è solo questo. Chi ne ha disegnato il quadro normativo e tecnico non ha saputo dare a tale strumento l’importanza che bisognava accordargli. Per esempio: se le PEC dovevano costituire una sorta di “reperibilità” permanente per professionisti ed enti pubblici, non è stato mai istituito un pubblico registro, un’anagrafe digitale dove ricercare gli indirizzi (salvo per imprese e professionisti). Inoltre, non tutte le amministrazioni ne sono dotate. Non in ultimo, la PEC non è inter-operabile: il che significa che funziona solo se tanto il mittente quanto il destinatario dispongano di un indirizzo di posta certificata.

Abbiamo approfondito l’argomento con l’avv. Ernesto Belisario, stimato professionista nel campo del diritto delle nuove tecnologie, blogger, docente presso l’Università degli Studi della Basilicata e in numerosi Master e corsi di formazione e specializzazione, vice direttore del Quotidiano LeggiOggi.it.

 

 

La Legge Per Tutti: Quali sono, a tuo avviso, i grossi difetti della PEC, sia sul piano tecnico che su quello giuridico?

 

Ernesto Belisario: Innanzitutto iniziamo col dire che la PEC è un anomalia tutta italiana, o quasi. In tutto il mondo, esiste un altro solo Paese ad avere uno strumento tecnico-giuridico analogo alla posta certificata: questo paese è la Tanzania, non certo il massimo con riferimento all’innovazione. Il principale difetto della PEC risiede nella circostanza per cui questo strumento, a differenza della mail ordinaria e dei siti web, ci è imposto e non perché risulta di facile utilizzo (come ogni tecnologia).

A cascata, le principali problematiche sono consistite nella diffidenza che le stesse amministrazioni hanno nutrito, inizialmente, nei confronti della PEC, con ciò non incentivando cittadini ed imprese ad usarla. Personalmente, non credo che il problema sia normativo, in quanto anche lo strumento della raccomandata tradizionale ha dato luogo (e lo da tuttora) a copioso contenzioso. Il problema è, semmai, che da sette anni non riusciamo a concludere la transizione dalla raccomandata alla PEC, perseverando in un doppio binario dannoso sia per la pubblica amministrazione sia per gli utenti.

LLPT: Amministrazioni, professionisti e aziende: sono davvero tutti rispettosi dell’obbligo di munirsi di una PEC, così come attualmente imposto dalla legge?

 

E.B.: Le amministrazioni in linea di principio, con copioso ritardo, mi sembrano ormai quasi tutte dotate di un indirizzo di posta elettronica (anche se non sempre lo usano adeguatamente). Il vero problema è rappresentato dalle PEC di imprese e professionisti in quanto : a) non tutti hanno rispettato gli obblighi dettati dal D.L. 185/2008 e si sono dotati di un indirizzo certificato; b) molto spesso, anche chi – inizialmente – se ne era dotato, lo ha lasciato scadere: con la conseguenza che le amministrazioni che scrivono a quegli indirizzi si vedono recapitare indietro le missive telematiche. È necessario, se si vuole che il sistema funzioni in modo completo, garantire l’effettività degli obblighi e far capire a professionisti ed aziende che la PEC è qualcosa che va rinnovato nel tempo.

LLPT: Esistevano altri sistemi per consentire di attribuire alla email un valore di prova documentale senza dover ricorrere allo strumento della PEC?

 

E.B.: Probabilmente, nell’ordinamento giuridico italiano no. Tuttavia, a mio avviso, si è persa una incredibile occasione per equiparare l’Italia alle nazioni più evolute in cui – sussistendo un rapporto di fiducia tra pubblica amministrazione e cittadino – è sufficiente la mail ordinaria perché nessuno nega di aver ricevuto una mail che in realtà gli è stata spedita. Il tema vero non è né giuridico né tecnico, ma attiene alla fiducia tra enti e amministrati. Fiducia nella quale nessuno sembra avere voglia di investire.

LLPT: È davvero sicuro il traffico dei dati e delle informazioni attraverso le PEC?

 

E.B.: La risposta è secca: si è sicuro. Sicuramente di più rispetto alla posta tradizionale. L’errore che sovente si commette è quello di pretendere dalle comunicazioni elettroniche un livello di sicurezza ed affidabilità superiori a quelle di tipo cartaceo-analogico.

Il problema, molto spesso, non risiede nello strumento in sé quanto piuttosto nell’uso che si fa di tale strumento. La PEC nasce per certificare i momenti di invio e di ricezione di un messaggio, non quale strumento di crittografia. Per tali finalità, infatti, il legislatore ha predisposto la firma digitale.

LLPT: Eventualmente, quali misure dovrebbe adottare il legislatore per rendere più efficiente ed effettivo il sistema della PEC?  Oppure ritieni che si debba fare marcia indietro e disegnare nuovi strumenti?

 

E.B.: In linea di principio, propenderei per la seconda ipotesi, ma da giurista che si occupa di questi temi la ritengo francamente impraticabile (lo stesso decreto Crescita 2.0 continua a vedere nella PEC lo strumento preferenziale di comunicazioni tra PA e cittadini).

È molto più verosimile prevedere nei correttivi che vadano nel senso: 1) di istituire una anagrafe unica degli indirizzi elettronici di cittadini e imprese; 2) di impedire alla pubblica amministrazione l’invio di comunicazioni cartacee, non dotandole dei fondi per l’acquisto di carta, stampanti, toner e di prodotti postali. La PEC può decollare solo quando rimarrà l’unico strumento effettivamente utilizzabile.

LLPT: Chiudiamo il discorso parlando sinteticamente di firma digitale. L’attuale sistema garantisce la certezza dei dati e delle informazioni che vengono affidate a questo strumento?

 

E.B.: Lo strumento della firma digitale così come disciplinato dal legislatore italiano è particolarmente affidabile in quanto consente sia di assegnare con certezza la paternità di un determinato documento sia di crittografare il messaggio rendendolo intellegibile solo a chi lo vogliamo.

Va solo usato, non ci sono altre scuse!

 

 


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4 Commenti

  1. Caro Ernesto, bell’articolo. E interessante l’equiparazione Italia-Tanzania: fa riflettere.
    Ti lancio un ulteriore spunto di riflessione e specificamente riguardo all’uso della PEC da parte di noi avvocati. Come ben saprai, sono frequenti i casi del tipo “Caro collega, ti prego di mandarmi gli atti via email. Ma non via PEC; meglio su Gmail. La PEC non la apro mai.”, che rendono praticamente inutile l’obbligo che noi avvocati abbiamo di dotarci di una PEC.
    Inoltre… non so come si comporti il tuo ordine professionale, ma ti posso assicurare che ci sono molti ordini degli avvocati che non utilizzano la PEC e che non comunicano agli avvocati iscritti e nemmeno alla cancelleria del tribunale il loro indirizzo PEC. Eppure sono sicuro che, in quanto enti pubblici non econimici, sono anch’essi sottoposti all’obbligo di dotarsi di PEC e di comunicare al pubblico (a tutti i cittadini) l’indirizzo ufficiale. E’ il paradosso: l’ordine avvocati è l’ente preposto a controllare che io come avvocato ottemperi all’obblico di utilizzare la PEC, eppure esso stesso non ottempera.
    Io per cercare l’indirizzo PEC del mio ordine ho dovuto darmi da fare… finchè sono arrivato ad una pagina del sito del CNF in cui sono presenti tutti i recapiti di tutti gli ordini avvocati italiani. Beh, morale della favola: sono davvero molti quelli che non ne hanno uno. Guardare per credere: http://www.consiglionazionaleforense.it/site/home/area-ordini/cerca-ordini.html
    Cosa dovremmo fare secondo te? (oltre che metterci le mani nei capelli, intendo)

  2. “…è sufficiente la mail ordinaria perché nessuno nega di aver ricevuto una mail che in realtà gli è stata spedita…”
    Concordo con tutto l’articolo tranne che con l’affermazione qui sopra: …temo ci siano degli spazi per poter provare a negare.

    Devo sottolineare, inoltre, anche quanto sia condivisibile il commento di Simone Aliprandi: o per indolenza o per calcolo (di tattica difensiva…) un rilevante numero di avvocati frenano ancora assai…

  3. Concordo con Prinzivalli sulla fragilità probatoria della mail ordinaria ma mi chiedo perchè la Pec e non la posta elettronica sicura (S/MIME) che è già uno standard internazionale ampiamente utilizzato in molti paesi dell’Unione Europea e consente di identificare l’autore, rilevare le eventuali alterazioni del messaggio, garantire la riservatezza tramite crittografia. la PEC nel nostro ente ha permesso enormi risparmi postali, ma le difficoltà operative sono moltissime, spesso per una PA che ne vuole fare il mezzo privilegiato di scambio di documenti comporta addirittura un aggravio (gli stessi documenti inviati via PEc e poi via fax su richiesta del destinatario in difficoltà) le caselle PEC non sono veramente percepite come un canale di comunicazione ma un mero obbligo di legge.
    La PEC è solo un vettore qualificato, il contenuto per essere valido deve essere sottoscritto con firma digitale e la mia perplessità riguarda proprio l’accoppiata PEC + firma digitale, ma come fa a decollare un rapporto telematico snello con l’utenza con questi strumenti? fatica a funzionare con enti e imprese, figuriamoci con il cittadino, visti i tassi di alfabetizzazione digitale. Sarebbe meglio pensare a qualcosa di più semplice per le transazioni telematiche con la PA

  4. Bastava il PGP largamente diffuso fuori italia. Ma la PEC di per se non è gratuita.
    Obbliga le società a dotarsi di un software per smistamento della PEC, impiegare delle persone/personale anche “su quel canale”, oltre a mantenere i canali classici A/R e fax.
    Le email interne a grosse aziende vengono limitate perchè sono una perdita di tempo meglio una telefonata veloce.
    Ad ogni modo ci viene venduta come l’evoluzione, cosa che non è. Il nuovo sistema è x-road (estone) non la pec, li ci si può collegare autenticati un infrastruttura di TLC vera e propria, mette in connessione B&B, B&C….

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