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Pensioni 2018, quali agevolazioni per le donne?

19 dicembre 2017 | Autore:


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Ape rosa, pensione anticipata e opzione contributiva donne, salvacondotto, anticipo requisiti per maternità e invalidità: i benefici per le donne.

Anche se l’età pensionabile (cioè l’età necessaria per ottenere la pensione di vecchiaia) dal 1° gennaio 2018 è uguale per tutti, uomini e donne, restano diverse agevolazioni per la pensione grazie alle quali le lavoratrici possono uscire prima dal lavoro, rispetto ai lavoratori. In alcuni casi si tratta di possibilità che tra poco tempo non si avrà più l’interesse di attivare, come il salvacondotto e l’opzione donna (anche se quest’ultima potrebbe essere prorogata), in altri casi di possibilità destinate a durare negli anni, come la pensione anticipata. Vediamo allora, nel dettaglio, quali agevolazioni per le donne sono previste per le pensioni 2018.

Pensione anticipata donne 2018

La pensione anticipata, per la quale non è richiesto un requisito minimo di età, consente alle donne di uscire dal lavoro un anno prima degli uomini. Il trattamento, attualmente, è raggiungibile con 41 anni e 10 mesi di contributi, mentre per i lavoratori il requisito è pari a 42 anni e 10 mesi. I requisiti aumenteranno, in base agli incrementi legati alla speranza di vita, di 5 mesi a partire dal 2019. I requisiti, dal 1° gennaio 2019, saranno dunque pari a 42 anni e 3 mesi per le donne ed a 43 anni e 3 mesi per gli uomini.

In seguito i requisiti dovrebbero aumentare, per entrambi, di 3 mesi ogni biennio.

Opzione donna 2018

L’opzione contributiva donne, nota anche come regime sperimentale [1], dà alle lavoratrici la possibilità di pensionarsi a 57 anni e 7 mesi di età (se dipendenti) o 58 anni e 7 mesi (se autonome), con 35 anni di contributi; le dipendenti devono attendere un periodo di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione(la cosiddetta finestra), mentre le autonome devono attendere 18 mesi.

Il calcolo della pensione, in cambio dell’anticipo, è però effettuato col sistema contributivo, che risulta generalmente penalizzante perché si basa sui contributi accreditati e non sulla media degli ultimi stipendi.

Il requisito di 35 anni di contributi per l’opzione donna deve essere stato raggiunto entro il 31 dicembre 2015, mentre i requisiti di età devono essere stati perfezionati entro il 31 luglio 2016: chi risulta aver maturato entrambi i requisiti entro queste date può pensionarsi quando vuole, anche una volta trascorso il periodo di finestra. Diversi comitati hanno chiesto la proroga della misura, ma ad oggi non ci sono stati risultati concreti.

Salvacondotto 2018

Il cosiddetto salvacondotto, o salvaguardia, consiste nella possibilità, per i nati sino al 31 dicembre 1952, di pensionarsi a 64 anni di età (il requisito dal 2016 è di 64 anni e 7 mesi, a causa degli incrementi legati alla speranza di vita), se si possiedono:

  • almeno 20 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, se donne;
  • almeno 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, più la quota 96 (sommatoria di età e contribuzione) se uomini.

Le donne risultano dunque agevolate da questa opzione, potendo pensionarsi con 15 anni di contributi in meno rispetto agli uomini.

Purtroppo questa forma di pensionamento non è aperta ai dipendenti pubblici, e presenta parecchi limiti per coloro che non risultano occupati come lavoratori dipendenti alla data del 28 dicembre 2011. Per approfondire: Pensione a 64 anni, quando.

Anticipo pensione contributiva per maternità 2018

Le donne il cui assegno di pensione è calcolato interamente col sistema contributivo possono anticipare la pensione di 4 mesi per ogni figlio, fino ad un massimo di 12 mesi di anticipo(dunque l’agevolazione si limita a 3 figli, dal 4°in poi non sono previsti anticipi ulteriori).

In alternativa, chi ha sino a 2 figli può aumentare il coefficiente di trasformazione della pensione di 1 anno, mentre chi ha 3 o più figli può aumentarlo di 2 anni: il coefficiente di trasformazione è la cifra, espressa in percentuale, che trasforma i contributi accantonati (montante contributivo) in assegno di pensione. Più è alto il coefficiente, dunque, più è alta la pensione: ad esempio, a chi possiede 300mila euro di montante contributivo e ha diritto all’applicazione di un coefficiente pari al 5%, spetta una pensione annua di 15.mila euro, mentre se si ha diritto all’applicazione di un coefficiente del 5,5% spetta una pensione annua di 16.500 euro.

Per quanto riguarda la pensione contributiva, sono poi riconosciuti dei contributi figurativi per le assenze dal lavoro dovute a:

  • educazione e assistenza dei figli, sino al compimento di 6 anni di età: sono accreditati non più di 170 giorni per ciascun figlio;
  • assistenza a figli dai 6 anni di età, al coniuge e al genitore conviventi, secondo quanto previsto dalla Legge 104: possono essere accreditati al massimo 25 giorni complessivi l’anno, con una soglia limite nella vita lavorativa di 24 mesi.

Questi benefici sono validi per tutte le pensioni calcolate col sistema contributivo, esclusa l’opzione donna; sono dunque utilizzabili:

  • dalle lavoratrici cosiddette contributive pure, cioè che non possiedono contributi versati prima del 1996 (le quali non hanno diritto al calcolo retributivo, più vantaggioso perché si basa sugli ultimi stipendi e non sui versamenti, nemmeno per una quota della pensione);
  • dalle lavoratrici che utilizzano il computo nella Gestione Separata (cioè versano tutti i contributi posseduti in questa gestione: quanto accreditato passa così al calcolo interamente contributivo);
  • dalle lavoratrici che utilizzano l’Opzione Contributiva Dini (si tratta di un’agevolazione diversa dall’Opzione Donna, con la quale si può raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi in cambio del calcolo contributivo).

Ape rosa 2018

Gli sconti sugli anni di contributi richiesti non si limitano alla pensione contributiva. Dal 2018, difatti, le donne che accedono all’Ape sociale, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato che si può ottenere dai 63 anni di età, hanno diritto a uno sconto contributivo secondo il numero dei figli.

Nel dettaglio, la riduzione del requisito contributivo per l’Ape sociale è pari a 1 anno per ogni figlio, sino a un massimo di due.

In questo modo, le lavoratrici  con figli facenti parte delle prime tre categorie beneficiarie dell’Ape social, cioè disoccupati, caregiver e invalidi dal 74%, possono ottenere l’anticipo pensionistico con un minimo di 28 anni di contributi anziché 30, mentre le appartenenti agli addetti ai lavori gravosi con un minimo di 34 anni di contributi anziché 36.

Pensione di vecchiaia anticipata 2018

Le donne in possesso di invalidità pensionabile superiore all’80% possono raggiungere la pensione di vecchiaia a 55 anni e 7 mesi, mentre gli uomini con invalidità pensionabile oltre l’80% possono raggiungerla a 60 anni e 7 mesi (previa attesa di una finestra di 12 mesi, per entrambi).

Il requisito per il trattamento si abbassa a 55 anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne, se non vedenti.

Per questa prestazione, nonostante si tratti di pensione di vecchiaia, non è prevista la parificazione dell’età pensionabile come per la pensione di vecchiaia ordinaria.

note

[1] L. 243/2004.

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