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Anziano in casa: quali aiuti?


Anziano in casa: quali aiuti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 dicembre 2017



Aiuti e sostegni per chi ha genitori conviventi ed anziani in casa, con o senza disabilità.

Se è vero che l’età media si è allungata è anche vero che il concetto stesso di anziano è cambiato. Un tempo era tale chi raggiungeva i sessant’anni. Oggi i sessantenni sono ancora al lavoro e, a volte, molto più vivaci intellettualmente dei giovani. Un neo pensionato ha quasi 67 anni e che non percepisce un reddito di lavoro dipendente. Ma questo non fa ancora di lui un «anziano». Di solito, nella terza età si includono tutti coloro che iniziano ad avere “acciacchi” di una certa importanza, che cioè non hanno la capacità di gestire da soli i bisogni quotidiani e necessitano di un parente o di una badante. Si può ad esempio trattare del figlio, che fa da autista, o della figlia che provvede a cucinare o ancora della donna delle pulizie che assume spesso le vesti di “tuttofare” e finisce, nei casi più gravi, per convivere con l’anziano. Chi però non può permettersi l’assistenza esterna è costretto ad ospitare l’anziano in casa quando questo/a rimane vedovo/a. Ed allora lo si fa rientrare nel nucleo familiare per poter usufruire di agevolazioni fiscali, assistenziali e di sostegni economici. Ci sono anche i benefici collegati ai permessi retribuiti dal lavoro nel caso in cui l’anziano sia anche disabile. È del resto la stessa costituzione a tutelare le situazioni di invalidità e di handicap prevedendo una serie di bonus. In questo articolo ci occuperemo proprio di elencare quali sono gli aiuti per chi ha un anziano in casa.

L’anziano in casa entra nello stato di famiglia

Il genitore che va a convivere dal figlio o dalla figlia entra nel suo stato di famiglia. Non sono possibili due stati di famiglia diversi tra soggetti conviventi legati da vincoli familiari. In questo modo, nel momento in cui interviene la convivenza, all’ufficio anagrafe viene aggiornato lo «stato di famiglia»: si tratta di un certificato rilasciato dal Comune in cui vengono elencati tutti i componenti della famiglia anagrafica (persone cioè legate da matrimonio, parentela o affinità). Per uscire dallo stato di famiglia basta cambiare residenza.

Il certificato dello« stato di famiglia» serve sia nei rapporti con la Pubblica amministrazione sia tra privati e può essere richiesto per vari motivi, ad esempio per l’erogazione degli assegni familiari.

L’anziano in casa è fiscalmente a carico

Chi sono i «familiari a carico»? I familiari a carico sono quelle persone all’interno del nucleo familiare che hanno un reddito personale modesto che non supera il limite fissato dalla legge (ad oggi 2.840,51 euro all’anno). I familiari a carico possono essere figli, coniuge, nipoti, genitori, nonni, fratello e sorelle, generi, nuore, suoceri se conviventi e con redditi propri non superiori a 2840,51 euro l’anno.

Anche se, in generale, per entrare nel concerto di «nucleo familiare» e, quindi, risultare «fiscalmente a carico» di un’altra persona non c’è bisogno necessariamente della convivenza (come invece nel caso di «stato di famiglia»), per i genitori la regola è diversa: solo se l’anziano entra in casa dei figli e diventa convivente può essere portato “a carico”. Questo consente di usufruire di una serie di agevolazioni come, ad esempio, le detrazioni fiscali sui farmaci e sulle spese mediche (detrazione che è pari al 19% con una franchigia di 191,11 euro).

Per essere “fiscalmente a carico” oltre ad essere convivente, il genitore anziano non deve avere un reddito superiore a 2.840,51 euro all’anno.

Inoltre, avendo a carico un genitore, si può avere la detrazione sull’Irpef, ossia uno sconto sulle tasse da pagare a fine anno che è tanto maggiore quanto minore è il reddito del contribuente.

Permessi retribuiti per assistenza di disabili gravi

La legge 104 del 1992 riconosce ai familiari di disabili il diritto di fruire, in presenza di determinate condizioni, di tre giorni  permessi retribuiti o di congedi per la cura e l’assistenza del disabile. Lo stato di disabilità deve richiedere una assistenza permanente, continuativa e globale; esso viene accertato da una commissione medica dell’Asl che si pronuncia entro 90 giorni dalla presentazione della domanda.

Per usufruire dei permessi è necessario:

  • che la persona anziana abbia almeno 65 anni;
  • che il lavoratore abiti insieme o molto vicino al familiare anziano;
  • che il grado di parentela sia al massimo di terzo grado e non ci siano più parenti di primo o secondo grado dell’anziano da assistere.

Congedo straordinario dal lavoro

Oltre alla legge 104, è previsto anche il diritto dei figli, che convivono con i genitori in una situazione di grave disabilità, a usufruire di un congedo straordinario dal lavoro fino a 2 anni.

Tale diritto a beneficiare del congedo retribuitopassa dal fatto che la persona anziana abbia un certificato di handicap grave (ad esempio un morbo di Alzheimer) diverso da quello di invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento. Altro requisito: il familiare anziano non deve essere ricoverato a tempo pieno in un istituto e non deve prestare attività lavorativa durante i 2 anni di congedo retribuito di chi lo assiste.

Sono patologie invalidanti quelle, a carattere permanente, derivanti da patologie acute o croniche (e tassativamente indicate dalla legge) che:

  • determinano riduzione o perdita dell’autonomia personale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
  • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Per convivenza deve farsi riferimento, in via esclusiva, alla residenza (luogo di dimora abituale della persona. Secondo il ministero del Lavoro, il requisito della convivenza sussiste anche nel caso in cui il familiare del disabile abiti nel medesimo palazzo, con lo stesso numero civico, ma in un appartamento diverso rispetto a quello del soggetto bisognoso di assistenza [1].

Il congedo straordinario è riconosciuto a un solo lavoratore per l’assistenza alla stessa persona disabile in situazione di gravità.

Il congedo, che può essere goduto in via continuativa o frazionata entro 60 giorni dalla richiesta, ha una durata massima complessiva di 2 anni nell’arco dell’intera vita lavorativa del richiedente.

Durante il periodo di congedo il richiedente ha diritto ad un’indennità economica a carico dell’Inps, che viene anticipata dal datore di lavoro.

L’indennità è pari alla retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento.

Durante il congedo il lavoratore ha diritto all’accredito della contribuzione figurativa.

I soggetti che usufruiscono del congedo straordinario per un periodo continuativo non superiore a 6 mesi, hanno diritto di fruire di permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso arco di tempo lavorativo.

L’accompagnamento per l’anziano in casa

Se l’anziano in casa presenta un’invalidità pari al 100% può chiedere anche l’accompagnamento ossia un assegno ulteriore – che si somma a quello di invalidità – che gli consente di pagare un eventuale badante. L’accompagnamento non spetta automaticamente per l’invalidità totale, ma deve risultare che l’aziono deve essere completamente incapace – per problemi fisici o psichici – di provvedere da soli ai basilari compiti della giornata (come mangiare, camminare, cambiarsi, andare al bagno). Il sostegno di un bastone non è sufficiente a far scattare il diritto all’accompagnamento. L’importo dell’indennità di accompagnamento per il 2017 è di 515,43 euro mensili per un totale di 6.185,16 euro annui. Questa cifra è esente da Irpef, cioè non è tassata, e non va dichiarata nella denuncia dei redditi.

Non ci sono limiti di età per ottenere l’accompagnamento; l’importante è che l’anziano non sia ricoverato in una struttura di riposo.

Per ottenere l’accompagnamento è necessario:

  • recarsi dal medico curante per ottenere ed inviare telematicamente all’Inps il certificato di invalidità civile e di accompagnamento;
  • inoltrare la domanda di invalidità civile per via telematica all’Inps entro 90 giorni dal rilascio del certificato;
  • sottoporre il familiare anziano alla visita dell’apposita Commissione quando quest’ultima fisserà l’appuntamento;
  • recarsi al Patronato con il verbale della Commissione per la compilazione e l’invio telematico all’Inps dell’autocertificazione dei requisiti socio-amministrativi (modello AP70), utile per la liquidazione delle prestazioni riconosciute.

Anziano in casa: la pensione anticipata

Chi ha un anziano in casa può chiedere la pensione anticipata (Ape agevolata) se ha maturato 30 anni di contributi. In tal caso, l’Ape è a carico dello Stato e il lavoratore potrà percepire il 100% dell’assegno pensionistico se non supera 1.500 euro lordi al mese.

Chi ha un familiare anziano di cui deve occuparsi ha accumulato almeno 12 mesi di contributi prima di avere compiuto i 19 anni di età, può, invece, accedere alla pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica e senza penalizzazione purché abbia accumulato 41 anni di contributi.

note

[1] Ministero del Lavoro, lettera circolare 3884 del 18 febbraio 2010

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