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Sanzioni per mancato pagamento tassa di soggiorno

19 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 dicembre 2017



Il turista che si rifiuta di pagare oppure l’albergatore che non la versa al Comune: vediamo se e quali sanzioni ci sono se non paghiamo la tassa di soggiorno

Vi state preparando alla tanto attesa e desiderata pausa weekend, che vi porterà a dimenticare per due giorni tutto lo stress e i problemi accumulati sul lavoro e a visitare la vostra città d’arte preferita. Roma? Firenze? Venezia? Napoli? Lecce? Non importa quale, l’importante è staccare la spina. Anche se avete trovato l’offertona del mese, che vi ha dato la spinta decisiva per prenotare in quel delizioso B&b con vista sulla cupola di San Pietro, sul Ponte vecchio, su Piazza San Marco o sull’anfiteatro leccese, non scordatevi che al costo della camera, dovete quasi certamente aggiungere anche quello della tassa di soggiorno. Certo non sarà lei a svuotarvi del tutto le tasche, ma sappiate che è una voce in più da tenere in considerazione sul vostro budget. Vi siete mi chiesti se e quali sanzioni ci siano per il mancato pagamento della tassa di soggiorno? Vediamole in questo articolo.

Cos’è la tassa di soggiorno?

La possiamo chiamare tassa turistica, sul pernottamento o come altro vogliamo, ma è sempre lei: una tassa applicata da alcuni Comuni ai turisti che pernottano nelle strutture ricettive presenti sul loro territorio. É stata introdotta nel 2011 [1] a favore dei Comuni capoluogo di provincia, delle Unioni dei Comuni e singoli Comuni appartenenti all’elenco di città d’arte e località turistiche. Questi hanno la facoltà di introdurla a carico di tutti i turisti che vanno a visitare le loro meraviglie paesaggistiche e culturali.

Ad esempio se andiamo a visitare Napoli, la tassa di soggiorno che verseremo, in aggiunta al costo del nostro pernottamento al B&b in cui abbiamo dormito, finirà dritta nelle casse del Comune di Napoli. E tutte le strutture ricettive che lavorano in quel territorio versano la tassa di soggiorno dei loro clienti a quel Comune.

A cosa serve?

Se ci chiediamo perché l’ennesima tassa sul groppone dei cittadini, il motivo è quello della necessità di finanziare interventi di manutenzione e recupero dei beni culturali e ambientali. In pratica, il gettito che deriva dal versamento di questa tassa deve essere reinvestito nello stesso settore turistico e culturale. Nel momento in cui pernottiamo in un albergo e paghiamo la tassa di soggiorno dovuta, stiamo semplicemente contribuendo al bene culturale del territorio che abbiamo visitato, visto che fino ad oggi il nostro Patrimonio è spesso stato vittima di incuria e negligenza. Un esempio può essere il restauro di beni, l’abbellimento e il decoro delle piazze centrali, il finanziamento di eventi che attrarranno ulteriori turisti. Sono i Comuni stessi che decidono le priorità di intervento.

È obbligatoria? 

Prima di interrogarci su eventuali sanzioni per il mancato pagamento della tassa di soggiorno, vediamo se questo tributo sia obbligatorio o meno. In linea generale diciamo che non è obbligatorio introdurla, ma una volta introdotta è obbligatorio pagarla. E sempre più Comuni – non senza polemiche – stanno provvedendo in tal senso.

Chi paga la tassa di soggiorno?  

Come abbiamo anticipato, la tassa di soggiorno pesa sul groppone di noi turisti. Siamo noi a doverla versare (in quanto incisI dal tributo) alla struttura ricettiva che ci ospita durante la nostra vacanza, in aggiunta al costo della nostra camera. Il proprietario dell’hotel, del b&b o della pensione in cui abbiamo pernottato e a cui l’abbiamo versata, ha solo il compito di riscuoterla da noi e di riversarla al proprio Comune.

Quanto si paga?

Di norma il costo di questa tassa va da 1 euro a 5 euro, anche se in realtà in alcune grandi città d’arte è più alta. In generale comunque l’importo varia da Comune a Comune, da struttura a struttura, da camera a camera e in base ai giorni di pernottamento.

Ad esempio, se pernottiamo due notti in un piccolo b&b del centro di Milano pagheremo una somma. Se pernottiamo sempre due notti e sempre nel centro di Milano, ma in un hotel a 4 stelle pagheremo un importo più alto.

Allo stesso modo se pernottiamo a Milano potremmo pagare una cifra diversa rispetto al pernottamento a Rimini. Proprio perché ogni Comune ha una certa autonomia nello stabilire il peso di questo tributo.

Dove si paga?

Innanzitutto la tassa di soggiorno va pagata solo nelle strutture alberghiere e ricettive dei Comuni che hanno deciso di introdurla e viene aggiunta al costo della camera che abbiamo prenotato. Quando il nostro soggiorno termina e arriva quindi il momento del check out, dobbiamo saldare il conto e possiamo scegliere di pagare in contanti o con carta di credito/bancomat. Versiamo quindi l’importo calcolato della tassa al proprietario della struttura. Lui poi ci rilascerà una ricevuta di pagamento, tenendo una copia per sé e riverserà la nostra tassa pagata al proprio Comune, utilizzando il modello F24. Il proprietario funge solo da ‘intermediario’ tra noi turisti e il Comune che abbiamo visitato.

Ci sono sanzioni per chi non paga la tassa di soggiorno?

Come per ogni legge obbligatoria che non si rispetti, scattano sanzioni anche per il mancato pagamento della tassa di soggiorno. Nel momento in cui un Comune decide di introdurla, non possiamo esimerci dal pagarla. Poniamo il caso che il comune di Otranto abbia deciso di istituirla: da questo momento dobbiamo aspettarci che ogni struttura ricettiva – b&b, hotel, host di Airbnb, pensione e affittacamere – presente sul territorio ce ne chieda il versamento per il nostro soggiorno in questa meravigliosa città pugliese.

Per il turista

Cosa succede se non paghiamo la tassa di soggiorno che ci viene chiesta dal proprietario dell’albergo in cui abbiamo soggiornato? Succede che rischiamo di fare i conti con una bella multa, oltre che la riscossione forzata della tassa.

Se non paghiamo infatti il gestore della struttura dove abbiamo soggiornato, se previsto dal regolamento comunale, può chiedere a noi di firmare una dichiarazione e poi comunicare al Comune i nostri dati e il nostro nominativo, smarcandosi da ogni responsabilità. Sarà poi dell’ente locale il compito di venire da noi e riscuotere l’imposta, che potrà anche essere aumentata del 30 per cento.

Se ad esempio, a soggiorno terminato ci viene chiesto dal B&b di pagare un importo di 10 euro come tassa di soggiorno e noi non lo facciamo, il gestore ci farà firmare un’autodichiarazione, comunicherà al Comune i nostri dati dicendo che non abbiamo pagato la tassa e il Comune potrà venirci a cercare, obbligandoci a versare alle sue casse 10 euro + 3 euro: 13 euro in totale.

Per il gestore della struttura 

Altra domanda è: se noi turisti non paghiamo la tassa di soggiorno, mettiamo in difficoltà anche il gestore della struttura? In teoria no. Un delibera della Corte dei conti [2] ha stabilito che il gestore di una struttura ricettiva non può essere considerato come un sostituto d’imposta, ma risulta essere a tutti gli effetti un agente contabile e quindi soggetto alle leggi che regolano questa figura di soggetto che riscuote ciò che è dell’ente locale e allo stesso ente lo rigira.

È importante questo, perché nel momento in cui il gestore di un albergo riscuota la nostra tassa di soggiorno (regolarmente pagata da noi) ma non la riversi al Comune si macchia del reato di appropriazione indebita, nello specifico di peculato. È un reato penale che può portare a una pena da sei mesi a tre anni di carcere [3].

Non sono previste invece sanzioni per la struttura ricettiva se ha fatto tutto secondo norma e gli unici colpevoli siamo noi turisti. Molti comuni infatti hanno messo a punto delle autocertificazioni che i gestori delle strutture alberghiere o ricettive possono utilizzare nel momento in cui i loro clienti decidono di non versare la tassa di soggiorno. Queste servono loro per non essere chiamati in causa ed essere considerati esenti da ogni responsabilità.

Se non paghiamo questa tassa, il gestore ci farà firmare un modulo di certificazione con cui ci assumiamo piena responsabilità della nostra scelta di evasione. E solo noi saremo chiamati a risponderne.

A meno che la struttura ricettiva non commetta comunque inadempienze, violazioni ed errori. In tal caso, secondo un’altra delibera della Corte dei conti [4] la violazione commessa non può comunque essere considerata di natura tributaria (perché la tassa grava sul turista e non sull’albergo), ma solo di natura contabile. Ecco perché può essere punita con una sanzione amministrativa che va dai 25 ai 500 euro [5].

Posso rifiutarmi di pagare la tassa di soggiorno?

Certo che possiamo rifiutarci di pagare la tassa di soggiorno, e possiamo farlo per iscritto nell’autodichiarazione che la struttura ci farà firmare. Poi però non stupiamoci se veniamo chiamati in causa dal Comune per l’evasione della stessa e veniamo obbligati a pagarla comunque, con l’aggiunta della maggiorazione del 30 per cento.

Ci sono esenzioni al pagamento della tassa di soggiorno?

Esistono alcuni casi in cui si può non pagare la tassa di soggiorno o pagarla ridotta. Queste esenzioni o riduzioni sono di norma stabilite dal Comune che introduce l’imposta e solitamente comprendono queste categorie:

  • Minori di 10 – 14 anni di età
  • Le persone malate
  • Gli assistenti alle persone ricoverate nelle strutture ospedaliere
  • Le persone disabili
  • I volontari
  • Gli autisti dei pullman
  • Le guide e gli accompagnatori turistici
  • I residenti dei Comuni
  • Gli studenti universitari
  • Chi pernotta negli ostelli della gioventù
  • Le forze armate

Anche se ovviamente ogni Comune può decidere di modificare queste esenzioni e le categorie beneficiarie.

note

[1] D. lgs. n. 23 del 14 marzo 2011

[2] Corte dei conti, Delibera del 19 gennaio 2013

[3] Art. 314 cod. pen.

[4] Corte dei conti sez. Emilia-Romagna, delibera n. 96 del 25 ottobre 2016

[5] Art. 7-bis del Tuel

Autore immagine: Pixabay 


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