Donna e famiglia Far ubriacare una donna per portarla a letto è violenza sessuale

Donna e famiglia Pubblicato il 19 dicembre 2017

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Non è consenziente la donna che ha bevuto troppo prima del rapporto sessuale: scatta la violenza sessuale.

In vino veritas, dicevano i latini. Ma non sempre. Spesso, sotto l’effetto degli alcolici, si tendono a dire o a fare cose che, di norma, non si vogliono. L’alcol non toglie solo i freni inibitori: elimina anche la capacità di comprendere il senso del giusto e dello sbagliato, dell’opportuno e dell’inappropriato, il senso della dimensione, del tempo, del bello e del brutto. Ed è per questa ragione che chi si trova sotto l’effetto di alcolici viene considerato, per legge, «incapace di intendere e volere». Chi si approfitta di questa altrui condizione di debolezza per trarne un vantaggio personale non è solo un vile: in alcuni casi, infatti, il codice penale fa scattare il reato. È ad esempio il caso di chi fa ubriacare una donna per portarla a letto: scatta allora il reato di violenza sessuale per aver approfittato della altrui inferiorità psicologica e aver consumato un rapporto sessuale. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

Immaginiamo un uomo che, durante una cena con un’amica, le offra da bere, riempiendole il bicchiere ogni volta che lei lo svuota. La ragazza non si tira indietro perché si fida di lui, consapevole del fatto che l’accompagnerà a casa e, magari, l’aiuterà a fare le scale qualora dovesse avere capogiri. Lui invece va ben oltre: alla fine della serata riesce a entrare nel suo appartamento e a spogliarla. La giovane, ormai ubriaca, è incapace di opporre resistenza, anche perché ha ormai perso ogni controllo. I due consumano così un rapporto sessuale.

Il giorno dopo la ragazza si sveglia con un forte mal di testa e, a mala pena, riesce a ricordare ciò che è successo la sera prima. Il sospetto diventa convinzione nel momento in cui vede l’amico ancora a letto che dorme. Così lo accusa di aver abusato di lei e di aver approfittato della sua condizione di ubriachezza. Lui invece le ricorda che, avendo accettato l’invito a cena e trovandosi in condizioni di perfetta lucidità nel momento in cui ha iniziato a bere, ben poteva immaginare come e dove sarebbe finita la serata; ciò nonostante ha deciso di “andare avanti” e di non porre freni al compagno avvisandolo che, in ogni caso, non avrebbe mai voluto andare a letto con lui. Lei però ribadisce che si fidava e che è stata tradita. Chi dei due ha ragione?

Il codice penale [2] stabilisce che è violenza sessuale anche quella eseguita abusando delle condizioni di «inferiorità fisica o psichica della vittima» al momento dei fatti. Ebbene, secondo l’orientamento ormai stabile della Suprema Corte [3], è pacifico che tra le condizioni di «inferiorità psichica» rientrino anche quelle conseguenti all’ingestione di alcolici o all’assunzione di stupefacenti; anche in tal caso, infatti, si realizza uno sfruttamento in malafede, da parte dell’autore del reato, delle condizioni di menomazione della vittima. Vittima che, proprio in ragione del suo stato di ubriachezza, viene così strumentalizzata con l’obiettivo di forzare la sua volontà, accedere alla sua sfera intima onde soddisfare gli impulsi sessuali.

La norma non dice come debba avvenire tale abuso di condizioni di inferiorità psichica o fisica. Qualsiasi modo è buono per poter realizzare il delitto di violenza sessuale, anche il semplice versare del vino nell’altrui bicchiere e spingere la donna a bere con il preciso intento di consumare un rapporto sessuale.

Anzi, l’utilizzo di sostanze alcoliche è, di solito, uno dei mezzi più usati per agevolare o rendere possibile la commissione del reato: la persona offesa risulta non in grado o meno in grado di opporsi alla proposta sessuale dell’uomo, in quanto l’assunzione indotta della sostanza alcolica incide sulla capacità di autodeterminazione e, quindi, sul processo di libera formazione (e mantenimento durante l’atto) del consenso all’atto sessuale. L’uso di sostanze alcoliche, al pari delle droghe, è sufficiente ad alterare le capacità decisionali della vittima creando uno stato di inferiorità.

note

[1] Cass. sent. 55481/17 del 13.12.2017.

[2] Art. 609-bis cod. pen.

[3] cfr Sez.3, n.39800 del 21/06/2016, Rv.267757; Sez.3, n.38059 del 11/07/2013, Rv.257374; Sez.3, n. 40565 del 19/04/2012, D., non mass.; Sez. 3, n. 30547 del 15/07/2011, F.D., non mass.; Sez. 3, n. 1183 dei 23/11/2011, E. Rv. 251803; Sez. 3, n. 2646 del 27/01/2004, Laffy, Rv. 227029.

Autore immagine: Pixabay.com


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