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Alternanza scuola lavoro: come funziona

4 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2018



Se vostro figlio frequenta le superiori sapete che dovrà avere a che fare con la tanto discussa alternanza scuola lavoro: ecco cos’è e come funziona davvero

Il mondo del lavoro in Italia è in perenne crisi, così come si discute da tempo delle criticità strutturali dell’istruzione, che non prepara nel modo giusto i nostri ragazzi ad affrontare il loro futuro professionale. Troppa teoria e poca pratica, troppi pochi collegamenti con i futuri datori di lavoro, le aziende. Così, per cucire lo strappo, da tempo è stata introdotta l’alternanza scuola lavoro anche in Italia. Che ci piaccia o no, che la riteniamo l’ennesima giustificazione allo sfruttamento dei giovani o che la reputiamo invece un’imperdibile occasione di crescita e maturità, dobbiamo comunque fare i conti con questa misura, che chiede ai nostri figli e alle nostre figlie di concedersi un periodo di lontananza dai banchi di scuola per toccare con mano cosa significhi davvero lavorare. Curiosi di capire con che tipo di esperienza avranno a che fare? Cerchiamo allora di comprendere in dettaglio l’alternanza scuola lavoro e come funziona.

Cos’è l’alternanza scuola lavoro?

Da diversi anni è stata introdotta come opportunità per gli studenti e le studentesse italiani [1] di non limitarsi alle sole conoscenze teoriche acquisite sui banchi di scuola, ma di confrontarsi con l’esterno e con un mondo del lavoro che sta diventando sempre più complesso e sta cambiando radicalmente volto. Dal 2015 però [2] l’alternanza scuola lavoro è stata resa un’esperienza obbligatoria per gli studenti delle scuole superiori, ai quali viene chiesto, a partire dal terzo anno, di toccare con mano cosa c’è fuori dal mondo scolastico. In particolare i nostri figli vengono chiamati a svolgere un periodo di lavoro in un’azienda che li ospiterà per un certo periodo di tempo.

A cosa serve?

Alternare lo studio a periodi di lavoro serve agli studenti e alle studentesse per fare un salto in avanti e comprendere meglio le proprie attitudini e se queste sono spendibili in un particolare ambiente lavorativo o meno [3]. Serve a rendere concreto ciò che gli studenti hanno appreso in aula, a far uscire dal mondo scolastico ragazzi in grado di capire come e a chi mandare un curriculum, capaci di scindere lo studio da ciò che verrà chiesto loro nel mondo del lavoro. Serve a prepararli a un sistema lavoro che sta vertiginosamente cambiando.

Chi deve fare l’alternanza scuola lavoro?

Sono chiamati a svolgere l’esperienza dell’alternanza scuola lavoro tutti gli studenti e le studentesse iscritti alle scuole superiori – licei, istituti tecnici e professionali – a partire dal terzo anno. Quindi se nostro figlio o nostra figlia sono arrivati in terza superiore, avranno a che fare con questa esperienza.

L’alternanza scuola lavoro è obbligatoria?

Dal 2015 con la Buona scuola, l’alternanza scuola lavoro è diventata obbligatoria per legge. Non è possibile per gli studenti e le studentesse rifiutarsi di svolgerla, sarebbe come rifiutarsi di portare a termine qualsiasi altro obbligo didattico.

Alternanza: quali aziende possono ospitare gli studenti?

Se davvero serve a proiettare lo studente al suo futuro destino professionale, è chiaro che l’alternanza deve fare perno su questo, collegando il più possibile le aspirazioni e le attitudini dell’allievo ad aziende in grado di far germogliare queste capacità. Ad esempio, se nostro figlio frequenta il terzo anno della scuola alberghiera, ci aspettiamo che l’esperienza di alternanza lo porti a mettersi alla prova in ristoranti o in reception di hotel. Così come se nostra figlia è iscritta al Liceo della comunicazione, ci aspettiamo che venga inserita in agenzie di comunicazione oppure in redazioni giornalistiche.

La legge stabilisce che possono candidarsi a diventare aziende ospitanti (quindi aziende in cui gli studenti svolgono il loro periodo di alternanza) stipulando convenzioni con le scuole [4]:

  • Le imprese e le associazioni di rappresentanza
  • Le Camere di commercio, industria e agricoltura (e quindi le imprese attive in questi settori)
  • Gli enti pubblici e privati
  • Gli enti del terzo settore (cooperative, associazioni, ong e tutte le organizzazioni non profit)
  • Gli ordini professionali
  • I musei statali e privati e gli altri enti operanti nel settore della cultura e artistico
  • Gli enti che svolgono attività relative al patrimonio ambientale
  • Gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni

Devono comunque essere tutti enti in grado di ospitare concretamente gli studenti e aiutarli in questo importante percorso. Non possono essere certo aziende improvvisate alla ricerca di forza lavoro gratuita. Devono possedere un adeguato bagaglio di capacità tecnologiche (ricordiamo che è in questa direzione che sta andando il mondo del lavoro), organizzative e strutturali.

Possono inoltre a iscriversi al Registro dell’Alternanza, l’elenco – consultabile sulla piattaforma online http://www.alternanza.miur.gov.it/ – dove inserire i propri dati, il numero di studenti che ogni azienda può ospitare e un piano formativo da proporre, in modo che gli studenti e le studentessa possano farsi un’idea più chiara, consultando questo elenco.

Alternanza scuola lavoro: quando è possibile farla?

L’esperienza dell’alternanza comincia al terzo anno delle scuole superiori. Viene lasciata molta libertà sul periodo in cui svolgerla. È possibile scegliere di farla:

  • nel corso dell’anno scolastico, durante le lezioni
  • durante la sospensione delle lezioni, con l’arrivo delle vacanze. È quindi tranquillamente possibile attendere l’arrivo dell’estate per iniziarla e portarla a termine.

Alternanza scuola lavoro: quanto dura?

L’alternanza comincia al terzo anno delle superiori e va avanti per tutto il triennio. La sua durata, in termini di ore, varia a seconda del tipo di scuola che lo studente frequenta:

  • Nei licei sono previste 200 ore obbligatorie di alternanza scuola lavoro
  • Negli istituti tecnici e professionali sono previste 400 ore obbligatorie

Alternanza scuola lavoro: può essere svolta all’estero?

Gli studenti saranno felici di sapere che il loro periodo di alternanza, compatibilmente con le loro esigenze, può anche essere svolto in aziende all’estero. Ovviamente in questo caso è molto più realizzabile l’ipotesi di aspettare le vacanze estive per metterla in pratica.

Alternanza scuola lavoro: come funziona?

Vediamo in concreto come funziona l’alternanza scuola lavoro.

Scelta del percorso

Il primo passo per lo studente è quello di scegliere un percorso personalizzato che lo porterà, in base alle proprie attitudini, in un preciso ente o azienda. La scelta viene fatta con l’aiuto di un tutor scolastico, che poi seguirà il ragazzo o la ragazza in tutte le fasi dell’esperienza. Alunno e tutor quindi si incontrano e scelgono insieme l’azienda ospitante.

Incontro con l’azienda

Lo studente viene invitato a incontrare l’azienda, visitandone gli spazi e conoscendone le persone al suo interno. Conoscerà soprattutto il tutor aziendale, la persona che seguirà lo studente durante il percorso e con cui, prima di iniziare, farà un colloquio.

Il piano formativo

Prima di cominciare a sporcarsi le mani, lo studente, la scuola e l’azienda dovranno stipulare un patto formativo, che descriva nel dettaglio tutto ciò che l’alunno o l’alunna svolgerà e come lo farà. Si metteranno per iscritto tutti i punti. E una volta firmato, lo studente o la studentessa saranno pronti ad accettare tutte le norme e il codice di comportamento previsti. L’azienda, da parte sua, si impegna a rispettare i diritti dello studente e a rendere la sua esperienza davvero formativa.

Svolgimento dell’alternanza

Ecco che l’alternanza entra nel vivo e allo studente o alla studentessa che comincia, viene chiesto di seguire un corso di formazione sulla sicurezza sul lavoro. Solitamente è un corso e-learning, quindi per via telematica. Sono 7 moduli da seguire con test intermedi da superare e una valutazione finale.

La figura del tutor

Per tutta la durata del suo periodo di alternanza, lo studente sarà seguito da due diversi tutor: uno scolastico (individuato tra i docenti della scuola) e uno aziendale (scelto tra i dipendenti dell’azienda che lo accoglie). Per qualsiasi problematica potrà fare riferimento a queste figure. Ovviamente il tutor scolastico è chiamato a verificare periodicamente la validità del percorso che il suo studente sta portando a termine.

Valutazione finale

Oltre al monitoraggio periodico, per lo studente e per l’azienda è prevista una valutazione finale. La scuola e l’azienda daranno una sorta di voto complessivo sull’esperienza dello studente e gli rilasceranno un Certificato delle competenze. Così si attesterà che lo studente o la studentessa hanno completato il loro piano formativo. Allo stesso modo, anche l’azienda dovrà finire sulla graticola della valutazione. Lo studente deve infatti darà un voto all’esperienza fatta, provando che davvero sia stata formativa e non di normale sfruttamento a costo zero.

Piattaforma digitale

Per tutti i giocatori in campo – scuola, azienda, famiglie, studenti – è stata predisposta un piattaforma online, da cui gestire ogni singolo passo dell’alternanza scuola lavoro.

La si raggiunge entrando nel sito web http://www.alternanza.miur.gov.it/. Ogni giocatore che entra avrà le sue credenziali potrà accedervi. Quindi anche lo studente si potrà registrare con username e password e da qui svolgere una lunga lista di azioni:

  • seguire il corso Inail sulla sicurezza sul lavoro
  • cercare e visualizzare le aziende ospitanti
  • beneficiare del bottone rosso: un pulsante inserito in piattaforma che lo studente o la studentessa potranno pigiare se qualcosa nel loro percorso con l’azienda non sta funzionando. Se non si trovano bene, se vengono sfruttati e se si trovano di fronte a qualsiasi altro problema. Se l’alternanza diventa sfruttamento questo è il primo passo per segnalarlo.

L’alternanza è considerato un rapporto di lavoro?

L’alternanza non è considerata un rapporto di lavoro. Non è prevista retribuzione per gli studenti e le studentesse, perché il loro è un percorso a tutti gli effetti formativo, mirato alla crescita dello studente e della studentessa.

Gli studenti possono comunque beneficiare di alcune agevolazioni messe a disposizione dell’azienda ospitante, ad esempio i buoni pasto. È la struttura a scegliere se metterli a disposizione oppure no.

Le spese di vitto e alloggio sono comunque rimborsate dalla scuola. Per ottenere i rimborsi lo studente deve giustificare le spese effettuate, attraverso un apposito modulo consegnato dallo stesso Istituto. Comunque sono costi che deve prima anticipare e poi farsi rimborsare.

Alternanza: ci sono incentivi per l’assunzione degli studenti?

Una buona esperienza di alternanza si può trasformare in un futuro lavoro. Può capitare che l’azienda incontri e formi un ragazzo o una ragazza in gamba, che non vuole lasciarsi sfuggire. Può proporgli un’assunzione – a diploma conseguito – e beneficiare di uno sgravio contributivo.

In cosa consiste questo sgravio? Chi assume con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato giovani con un titolo di studio conseguito da non più di 6 mesi, conosciuti durante l’alternanza scuola lavoro, è esonerato dal versamento dei contributi previdenziali (eccetto premi e contributi Inail) nel limite massimo di 3.250 euro l’anno fino a tre anni.

note

[1] Legge 53 del 23 marzo 2003

[2] Legge 107 del 2015, co. 33-43

[3] D. lgs. n. 77 del 15 aprile 2005

[4] Guida operativa del 5 ottobre 2015

Autore immagine: Pixabay 

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1 Commento

  1. Nella realtà le cose vanno in maniera molto diversa , la maggior parte degli studenti deve cercarsi l’azienda tramite conoscenze di famiglia

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