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Che succede se ritiro la posta di un genitore defunto?

20 dicembre 2017


Che succede se ritiro la posta di un genitore defunto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 dicembre 2017



Notifica di una cartella e atti interruttivi della prescrizione: la consegna al figlio è valida se questi non dichiara la morte del destinatario.  

Ti è mai capitato di ricevere la visita del postino per la consegna di una raccomandata destinata a un parente morto di recente con il quale convivevi? Cosa hai detto in quell’occasione? Probabilmente avrai spiegato che il destinatario della lettera è defunto e che, pertanto, non puoi ritirarla. Il postino l’avrà rimessa nella borsa per restituirla al mittente. Forse, prima di ciò, non hai resistito all’istinto di vedere chi è il mittente, ma ti sarai guardato bene dall’aprire la busta visto che ormai, per comune esperienza, con le raccomandate si comunicano solo richieste di pagamento o brutte notizie. Ma se ti sei fatto prendere dalla curiosità di leggere quello che c’era scritto all’interno e, per questo, hai rinunciato a dichiarare il decesso del destinatario della posta, allora sei in trappola. A spiegarti perché è la Cassazione con una ordinanza depositata ieri. Ma vediamo meglio che succede a chi ritira la posta di un genitore defunto e, a tal fine, facciamo un esempio.

Immaginiamo che un contribuente, prima di morire, lasci numerosi debito con l’Agenzia delle Entrate. In vita riceve diverse cartelle di pagamento da parte dell’Agente della Riscossione, ma non comunica nulla ai figli per non farli preoccupare: egli, infatti, ha pochi beni intestati e nulla potrà subire né lui, né la sua famiglia in caso di pignoramento. Questo lo sa bene anche il fisco che, per molti anni, non bussa alla sua porta per recuperare il credito. Dopo un po’ di tempo, il contribuente muore. Passa qualche mese dal funerale e il postino bussa alla porta della stessa abitazione dove ormai vive il figlio. Gli consegna una busta proveniente da Agenzia Entrate -Riscossione. Anche per sapere di cosa si tratta, il giovane ritira la raccomandata senza dire nulla al postino della morte del genitore. La lettera contiene una diffida di pagamento. In quanto erede, dovrà rispondere dei debiti del genitore. Dopo qualche anno, gli viene notificato il pignoramento dello stipendio contro il quale fa ricorso: sostiene infatti che, nel frattempo, il debito è caduto in prescrizione. A suo dire, infatti, non si deve tenere conto della diffida inviata quando il padre era già morto in quanto indirizzata a soggetto non più esistente. L’Agenzia delle Entrate invece sostiene che la notifica è corretta avendola ricevuta il figlio. Chi dei due ha ragione?

In generale, una volta che muore una persona, le notifiche delle cartelle di pagamento devono essere fatte agli eredi nell’ultimo domicilio del parente [2].

Tuttavia, secondo la Cassazione, il ritiro della raccomandata per conto del genitore defunto da parte del figlio, senza indicazione al postino della sua morte, non comporta l’invalidità della notifica. L’atto dunque si considera regolarmente notificato e produce tutti i suoi effetti tipici, come ad esempio la costituzione in mora degli eredi o (come nell’esempio precedente) l’interruzione della prescrizione.

Risultato: la notifica a destinatario deceduto non è inesistente anche se non diretta agli eredi se uno di questi ritira la raccomandata senza dichiarare la morte del destinatario effettivo.

note

[1] Cass. ord. n 30390/17 del 19.12.2017.

[2] Dpr 660/1973 art. 65.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 4 – 19 dicembre 2017, n. 30390
Presidente Spirito – Relatore Iannello

Fatto e diritto

Rilevato che con la sentenza in epigrafe il Tribunale di Palermo, in accoglimento del gravame interposto dal Comune di Torretta e in conseguente riforma della sentenza del Giudice di Pace di Carini, ha rigettato l’opposizione avverso cartella esattoriale proposta da S.S. limitatamente agli importi relativi a tariffa integrata utenza idrica per gli anni 2000-2004;
che il giudice territoriale ha infatti ritenuto infondata l’eccezione di prescrizione posta a fondamento dell’opposizione, rilevando che efficacia interruttiva del decorso del relativo termine doveva attribuirsi alla notifica, in data 29/11/2006, di atto di costituzione in mora, indirizzato all’originario intestatario dell’utenza, P.G. : notifica eseguita presso il domicilio servito dall’utenza e ricevuta dal figlio del destinatario, il quale ha accettato la ricezione senza evidenziare che il destinatario era deceduto da lungo tempo;
che al riguardo il tribunale ha in particolare rilevato che “l’omessa comunicazione di tale evento non preclude il regolare completamento sotto un profilo formale del procedimento di notificazione, mentre con riguardo al profilo sostanziale è evidente che nell’anno 1994, alla morte dell’originario intestatario del contratto di utenza, acquisti sia subentrata la moglie:
– sia rispetto all’obbligazione di pagamento dei consumi pregressi, nella sua qualità di erede del contraente originario;
– sia nel contratto di somministrazione, nella sua qualità di fruitrice dell’utenza idrica rimasta, come è incontestato, immutabilmente al servizio della medesima unità abitativa”, considerato anche che “il subentro contrattuale è, invero, espressamente disciplinato dall’art. 65 del regolamento (di) distribuzione dell’acqua potabile del Comune di Torretta”, restando irrilevante “il fatto che la subentrante, pur continuando a ricevere la fornitura d’acqua e provvedendo al pagamento, almeno dal 1994 al 1999, di canoni e consumi, non abbia provveduto a regolarizzare la propria posizione contrattuale con la controparte”;
che avverso tale decisione la S. propone ricorso per cassazione, con unico mezzo, nei confronti di Riscossione Sicilia S.p.A. (che deposita memoria) e del Comune di Torretta (che non svolge difese nella presente sede);
considerato che con l’unico mezzo di ricorso S.S. denuncia violazione ed erronea applicazione dell’art. 65 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, e della normativa in materia di notificazione, per avere il tribunale ritenuto atto idoneo a interrompere la prescrizione la notifica, in data 29/11/2006, di atto di messa in mora indirizzato all’originario intestatario del contratto di utenza, deceduto nel 1994 e ricevuto dal figlio (che lo accettava senza dichiarare l’avvenuta morte del destinatario);
che al riguardo la ricorrente rileva che la notifica a destinatario deceduto è viziata da giuridica inesistenza e che non potrebbe nemmeno invocarsi la previsione di cui all’art. 65 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (secondo la quale “la notifica degli atti intestati al dante causa può essere effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso ed è efficace nei confronti degli eredi che, almeno trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione di cui al secondo comma”), atteso che nel caso di specie la notifica non è stata diretta agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio del dante causa ma a quest’ultimo, pur essendo l’amministrazione comunale, per i suoi propri compiti istituzionali, in grado di conoscere l’avvenuto decesso di quest’ultimo e di individuarne gli eredi;
ritenuto che la censura è inammissibile;
che la stessa invero non si confronta con la effettiva ratio decidendi posta a fondamento della decisione impugnata la quale, a ben vedere, si incentra sul triplice rilievo per cui: la notifica dell’atto di costituzione in mora è stata eseguita presso il domicilio servito dall’utenza; in quest’ultima è subentrata ad ogni effetto la moglie dell’originario intestatario; indipendentemente dalla mancata formalizzazione di tale subingresso (ossia dalla mancata modifica dell’intestatario dell’utenza, imputabile a inerzia del successore e non risolvibile in danno dell’amministrazione), l’odierna ricorrente, nella descritta qualità, “ha ricevuto presso il proprio domicilio e nelle mani del figlio convivente il sollecito”, ciò integrando fatto idoneo ad interrompere il corso della prescrizione;
che si ricava da tale motivazione l’implicito ma inequivoco assunto di fondo per cui, secondo il giudice a quo, al di là del nominativo indicato nell’atto, quest’ultimo deve intendersi diretto all’effettiva attuale titolare dell’utenza idrica e idoneo ad essere come tale inteso da quest’ultima;
che la sentenza impugnata si muove pertanto in prospettiva diversa da quella supposta dalla censura dedotta, non potendosi in particolare ricavare l’affermazione di una regola di giudizio diversa da quella richiamata in ricorso in tema di requisiti dell’atto interruttivo della prescrizione o di notifica dello stesso;
che non essendo la esposta effettiva ratio decidendi in sé censurata sotto alcun profilo, il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, discendendone la condanna della ricorrente al pagamento, in favore di Riscossione Sicilia S.p.a., delle spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo;
che, trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30/1/2013, ricorrono le condizioni per l’applicazione dell’art. 13, comma 1- quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

P.Q.M.

dichiara inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento, in favore di Riscossione Sicilia S.p.a., delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 500 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

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