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Disoccupazione vicino alla pensione

22 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 dicembre 2017



I contributi figurativi Naspi accreditati prima della pensione ne abbassano l’importo?

I contributi figurativi accreditati per i periodi di disoccupazione, ora Naspi, non abbassano la pensione: è vero che il decreto che ha istituito la Naspi [1], da un lato, ha imposto un tetto massimo relativo alla retribuzione figurativa sulla quale calcolarli, ma dall’altro lato ha disposto la loro neutralizzazione [2] in relazione alla quota della pensione calcolata col sistema retributivo: in pratica, questi periodi devono essere neutralizzati, nel caso in cui la retribuzione media settimanale calcolata senza computarli sia più alta rispetto alla retribuzione media settimanale calcolata includendoli.

Nel dettaglio, la contribuzione figurativa Naspi è rapportata alla retribuzione imponibile previdenziale degli ultimi quattro anni, divisa per il numero di settimane di contributi e moltiplicata per il numero 4,33, ma entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno in corso.

In pratica, il limite di retribuzione sulla quale calcolare i contributi figurativi è pari a 1.820 euro, essendo l’importo massimo della Naspi pari a 1.300 euro.

Tuttavia, le retribuzioni figurative Naspi non sono prese in considerazione per la determinazione della retribuzione pensionabile, se risultano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta non considerando tali retribuzioni.

Pertanto, come specificato dalla circolare dell’Inps sull’argomento [3], ai fini del calcolo delle quote retributive di pensione, le retribuzioni relative ai periodi di contribuzione figurativa Naspi, per i quali viene applicato il tetto massimo ( come abbiamo detto pari a 1,4 volte l’importo massimo della Naspi, quindi a 1.820 euro), vengono neutralizzate, qualora, una volta rivalutate, siano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta senza di esse.

Il computo nella quota contributiva della pensione dei periodi Naspi, invece, avviene senza procedere ad alcuna neutralizzazione o incremento figurativo, in quanto si tratta di contributi accreditati in più, che aumentano in ogni caso, anche se di poco, il montante contributivo (cioè la somma dei contributi accantonati).

Ma vediamo subito, nel dettaglio, come la disoccupazione vicino alla pensione può influenzare l’importo dell’assegno. In particolare, valutiamo come procedere in tutte le ipotesi in cui vi sia almeno una quota della pensione da calcolare col sistema retributivo, per capire se i periodi di Naspi debbano essere neutralizzati.

Calcolo contributi figurativi disoccupazione

Prima di effettuare la neutralizzazione dei contributi figurativi sulla Naspi, è necessario calcolare a quanto ammontano, attraverso i seguenti passaggi:

  • si individua l’imponibile medio mensile Inps riferito agli ultimi 4 anni, calcolando la media delle retribuzioni imponibili mensili di questo periodo; si può procedere anche sommando le retribuzioni imponibili settimanali, dividendo il risultato per il numero di settimane contribuite negli ultimi 4 anni e moltiplicando la cifra ottenuta per 4,33, in quanto un mese, per l’Inps, corrisponde a 4,33 settimane;
  • se l’imponibile medio mensile così determinato è inferiore a 1.820 euro mensili, cioè al massimale Naspi moltiplicato per 1,4 volte, per determinare i contributi figurativi si deve moltiplicare l’imponibile per l’aliquota contributiva vigente (attualmente il 33%);
  • se l’imponibile medio è superiore a 1.820 euro, questo va ridotto sino a tale cifra, quindi diventa pari a 1.820 euro mensili ed i contributi devono essere calcolati moltiplicando tale ammontare per l’aliquota contributiva.

In quest’ultimo caso, però, il periodo deve essere neutralizzato, cioè considerato neutro in relazione alla quota della pensione da calcolare col sistema retributivo, per non peggiorare il calcolo della pensione, se la retribuzione pensionabile risulta ridotta dal periodo di disoccupazione.

Come si calcola la pensione

Per capire se la retribuzione pensionabile (riferita alla quota del trattamento calcolato col metodo retributivo) subisce un peggioramento a causa dei contributi figurativi sulla Naspi, bisogna seguire un procedimento piuttosto complesso. Per comprendere meglio il procedimento, ricordiamo innanzitutto quali sono le quote in cui è divisa la pensione ai fini del calcolo:

  • la quota A di pensione è calcolata utilizzando il sistema retributivo: il calcolo si basa sulle settimane di contributi che risultano accreditate sino al 31 dicembre 1992 e, ai fini della retribuzione pensionabile, o retribuzione media settimanale, sugli ultimi 5 anni di retribuzione, rivalutati secondo l’indice Foi;
  • la quota B di pensione è calcolata sulla base degli ultimi 10 anni di retribuzione rivalutati, utilizzando ugualmente il sistema retributivo, e comprende i periodi:
    • dal 1993 al 1995, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
    • dal 1993 al 2011, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • la quota C è calcolata in relazione ai periodi dal 1996 in poi (o dal 2011, per chi ha oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995) utilizzando il sistema contributivo, che si basa sui contributi effettivamente accreditati, rivalutati secondo la variazione quinquennale del Pil nominale, e convertiti in pensione da un coefficiente di trasformazione che aumenta con l’età pensionabile; il calcolo non si basa, dunque, sugli ultimi stipendi o redditi.

Neutralizzazione dei periodi di disoccupazione

Vediamo ora come procedere per capire se i contributi figurativi sulla Naspi riducono la retribuzione pensionabile, nel caso in cui l’imponibile medio mensile calcolato sia risultato superiore a 1820 euro e sia stato dunque riportato a questa cifra:

  • bisogna innanzitutto calcolare la quota A e la quota B della pensione senza inserire la retribuzione figurativa riferita al periodo in cui è stata percepita la Naspi, quindi neutralizzando il periodo di disoccupazione: per neutralizzare questo periodo si devono contare i periodi precedenti andando all’indietro, per recuperare le retribuzioni effettive corrispondenti al periodo neutro ed arrivare a totalizzare, rispettivamente, 260 e 520 settimane (260 settimane per la quota A e 520 per la quota B), cioè 5 e 10 anni;
  • bisogna poi calcolare la quota A e la quota B della pensione inserendo la retribuzione figurativa riferita alla Naspi, pari a 1.820 euro mensili, senza neutralizzare il periodo di disoccupazione;
  • a questo punto, si devono confrontare i due importi delle retribuzioni medie pensionabili;
  • se il valore calcolato includendo la retribuzione figurativa Naspi è inferiore al valore calcolato neutralizzando il periodo di Naspi, si deve prendere in considerazione quest’ultimo ai fini del calcolo delle quote A e B: in questo modo, grazie alla neutralizzazione, non viene abbassata la retribuzione media pensionabile;
  • se invece risulta più alto il valore con l’inserimento della retribuzione figurativa Naspi, il periodo non va neutralizzato, perché la retribuzione pensionabile non viene abbassata dai contributi figurativi sulla disoccupazione.

Per quanto riguarda la quota della pensione soggetta al calcolo contributivo, nel caso in cui la retribuzione figurativa sia superiore al massimale di 1.820 euro, sarà quest’ultimo a costituire la base di calcolo dei contributi relativi al periodo di Naspi; i contributi figurativi devono poi essere aggiunti al montante contributivo.

In pratica, come già spiegato, i contributi figurativi Naspi non peggiorano la pensione (o la quota di pensione) calcolata col metodo contributivo, perché sono contributi aggiuntivi, che si sommano al montante già posseduto dal disoccupato.

Disoccupazione utile per la pensione

I contributi figurativi accreditati per i periodi di Naspi sono utili, ad ogni modo, sia per la pensione di vecchiaia che per quella anticipata ordinaria (ma in quest’ultimo caso bisogna possedere almeno 35 anni di contributi con esclusione della contribuzione derivante da disoccupazione, malattia e infortunio). Non sono invece utili per la pensione anticipata contributiva, quella che si raggiunge a 63 anni e 7 mesi di età e con 20 anni di contributi, e per la pensione di vecchiaia contributiva, ottenibile a 70 anni e 7 mesi con soli 5 anni di contributi.

In pratica:

  • se i contributi figurativi sulla disoccupazione, nel limite del tetto massimo mensile pari a 1.820 euro, risultano inferiori alla Sua retribuzione imponibile mensile media degli ultimi 4 anni, può procedere alla neutralizzazione di tali periodi, sempreché le quote di pensione calcolate con la neutralizzazione dei periodi risultino più elevate di quelle calcolate senza procedere alla neutralizzazione;
  • per quanto riguarda la quota della pensione da calcolare col sistema contributivo, non si procede ad alcuna neutralizzazione.

note

[1] D.lgs.22/2015-

[2] Art.12 Co.2 D.lgs.22/2015.

[3] Inps Circ. 94/2015.

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