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Editoriali Google paghi i diritti d’autore sulla rassegna stampa

Editoriali Pubblicato il 27 novembre 2012

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> Editoriali Pubblicato il 27 novembre 2012

A breve Google potrebbe essere costretto a pagare per i contenuti dei quotidiani indicizzati sulle proprie pagine: il tentativo, messo in atto in passato dalle organizzazioni degli editori maggiormente rappresentative, potrebbe ora essere intrapreso, in autonomia, dal governo francese.

Se non ci penserà l’Europa, ci penseremo noi, ha tuonato pochi giorni fa il Ministro della cultura francese Aurélie Filippetti, intervistata su Il Corriere della Sera. “Se gli editori francesi, italiani e tedeschi non troveranno un accordo con Google entro la fine dell’anno, a gennaio la Francia varerà la legge per obbligare la società di Mountain View a remunerare i giornali dei quali elenca i contenuti”.

Insomma, il principio condiviso dagli editori è che “chi fa profitti distribuendo i contenuti deve contribuire a finanziare la creazione”.

No index no follow

In verità, bisognerebbe ricordare al Ministro francese che l’indicizzazione non è un processo inevitabile ed automatico, ma avviene solo con una esplicita scelta del gestore del sito/portale. Condividere un articolo sul web, rendendolo visibile alle ricerche di Google, è un’opzione che può essere “deselezionata” dal creatore del contenuto, in qualsiasi momento e con una rapida procedura alla portata di chiunque.

Google mette a disposizione i propri servizi solo a chi vuole essere indicizzato attraverso la creazione di tag, metatag e altri sistemi più complessi. Si potrebbe invece rimanere nel deserto del web, predisponendo l’opzione “no index no follow”, presente su ogni piattaforma che ospiti contenuti: in questo modo, Google non si accorgerebbe delle pagine pubblicate.

Sembra allora illogico chiedere a Google di pagare per un servizio di indicizzazione voluto liberamente dall’editore ed a cui, peraltro, il motore di ricerca non potrebbe sottrarsi. Infatti, una volta operata la scelta dell’indicizzazione da parte del titolare del portale, gli spider di Google lavorano in automatico; è il loro algoritmo che “cattura” gli URL dei siti indicizzati e li propone tra le ricerche.

Google insomma si troverebbe nella situazione di chi venga costretto ad ascoltare la musica suonata dal pianoforte del vicino ad alto volume e, per questo, debba anche pagare l’esecutore.

La contraddizione degli editori

Sembra poi contraddittorio l’atteggiamento di chi chiede di essere remunerato per l’indicizzazione “subita” sul motore di ricerca se poi dall’indicizzazione stessa ne trae i maggiori guadagni. Per comprendere questo passaggio, faccio un salto indietro.

Non capita raramente che l’editore duplichi i testi pubblicati sulla carta stampa anche sul web. Così, per esempio, la copia perfetta di un articolo presente sul cartaceo di “Italia Oggi” si trova anche su “Italiaoggi.it”. Questo avviene ovviamente per rendersi più appetibili alla clientela e guadagnare sulla pubblicità venduta sulle pagine web. I banner inserzionistici vengono, infatti, pagati in base al numero di visualizzazioni. E, per come è facile immaginare, Google contribuisce ad aumentare il numero dei click grazie all’indicizzazione che fa delle pagine del giornale online.

Insomma, senza Google la testata sul web probabilmente non guadagnerebbe un centesimo. Eppure, ciò nonostante, questo sembra non bastare…

 


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