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Donazione genitori figli: come difendersi dal fisco

21 dicembre 2017


Donazione genitori figli: come difendersi dal fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2017



Strategie per evitare un accertamento fiscale in caso di somma consegnata in contanti o con bonifico bancario dal padre al figlio. Come difendersi dagli altri eredi.

Tuo padre vuol farti un regalo: vuole donarti i soldi per acquistare una casa, ma non vuoi che il passaggio del denaro dal suo al tuo conto corrente possa insospettire il fisco e farti rischiare un accertamento dell’Agenzia delle entrate. Probabilmente hai anche valutato la possibilità di una consegna materiale della somma in contanti, senza cioè passare dalla banca o senza l’emissione di assegni, probabilmente più sicura perché non lascia traccia, ma ti sei chiesto se, in qualche modo, l’amministrazione possa accorgersi di ciò e cosa rischieresti in tal caso. Insomma, il tuo problema è capire come si fa una donazione genitori-figli e come difendersi dal fisco. In questo momento, peraltro, non hai la possibilità di difenderti in un eventuale contenzioso contro l’amministrazione finanziaria e vorresti evitare il ricorso ad avvocati e giudici, con tutte le lungaggini che ciò comporta.

Di tanto cercheremo di parlare in questo articolo facendo anche un cenno ai possibili problemi di carattere civilistico che potrebbero affacciarsi alla morte di tuo padre, ossia alla possibilità che eventuali fratelli o altri eredi contestino la donazione, obbligandoti a restituire i soldi alla successione per poi dividerli con tutti i restanti eredi: una situazione che, purtroppo, ricorre in molte famiglie. Ma procediamo con ordine e iniziamo a vedere come difendersi dal disco in caso di donazione genitori – figli.

Come avviene una donazione genitore-figli?

La donazione genitori – figli può avvenire in tre modi diversi:

  • donazione diretta con consegna dei soldi: il primo metodo è quello di consegnare i soldi senza specificare lo scopo del passaggio del denaro. Se la somma è di valore consistente, l’atto deve avvenire davanti a un notaio per essere valido. Si pagheranno le imposte di registrazione del rogito e la parcella del professionista, ma non l’imposta sulle donazioni che scatta solo (nella misura del 4%) per gli importi superiori a un milione di euro. Se la donazione avviene senza il notaio è valida solo se di modico valore; diversamente è nulla. La nullità della donazione per mancato rispetto della forma può essere fatta valere in qualsiasi momento e senza limiti di tempo sia dal donante (il padre che in un successivo momento potrebbe ripensarci e pretendere la restrizione dei soldi) sia dai suoi eredi. La conseguenza sarebbe che il donatario viene costretto a restituire tutti i soldi ricevuti in donazione;
  • donazione indiretta con bonifico dei soldi: un secondo metodo è quello di trasferire i soldi da un conto a un altro (o in contanti solo per somme inferiori a 3mila euro) specificando, in un apposito documento (detto atto di donazione) o nella causale del bonifico bancario lo scopo per il quale avviene la donazione. Vi si ricorre quando il genitore, più che donare i soldi al figlio, vuol regalargli un bene di valore come una casa o un’auto. È necessario che la donazione sia rivolta quindi a fornire al figlio non già una somma di denaro affinché questi la usi per come meglio crede, ma la disponibilità economica necessaria all’acquisto di detto bene. In tal caso non c’è bisogno del notaio né si devono pagare le imposte. Leggi sul punto Donare beni e soldi senza alcun costo;
  • donazione indiretta con consegna dei soldi al venditore: l’ultimo metodo per donare i soldi, anche in questo caso se l’intenzione del donante è quello di aiutare il donatario ad acquistare un bene costoso, è di consegnare la somma direttamente al venditore come prezzo della vendita; quest’ultimo poi trasferisce il bene al donatario intestandoglielo. Anche in tale ipotesi non c’è bisogno del notaio e non si pagano le imposte sulla donazione.

Perché una donazione genitore – figlio è rischiosa?

Sono tutt’altro che rari i casi in cui l’Agenzia delle Entrate accerta il maggior reddito del contribuente rispetto a quello dichiarato a seguito dell’acquisto di beni di valore come case e auto o per spese superiori al reddito denunciato. È il meccanismo del redditometro, che va a pesare il tenore di vita dei cittadini e a confrontarlo con quanto da questi dichiarato annualmente all’Agenzia delle Entrate: se vi è uno sfasamento superiore al 20% scatta l’accertamento fiscale. Detto in altre parole, se l’amministrazione si accorge – e può farlo agevolmente grazie all’Anagrafe tributaria – che il contribuente è proprietario di beni di lusso o ha acquistato beni o servizi di rilevante valore, gli chiede come ha fatto a procurarseli se il suo reddito non glielo consente. Il contribuente è tenuto a difendersi e se le sue argomentazioni non vengono ritenute idonee, la somma necessaria a tale acquisto viene tassata. Così, se il padre dona al figlio cinquemila euro per acquistare un motorino e di ciò non c’è traccia, l’Agenzia delle Entrate tassa tale importo perché presume che siano soldi frutto di evasione.

Cosa si può donare?

A essere “regalati” possono essere sia beni mobili, come denaro, veicoli, opere d’arte, azioni, quote di società e così via, sia beni immobili – appartamenti, negozi, terreni – e i diritti a essi connessi come l’usufrutto, l’abitazione, le servitù. Rientrano nella donazione anche le rendite vitalizie e la decisione di “liberare” qualcuno da un obbligo, come la rinuncia a riscuotere un credito. A non poter essere donati sono invece i beni futuri, dei quali non si può avere certezza del valore e della consistenza (facciamo il caso, ad esempio, del raccolto agricolo dell’anno che verrà).

Quando una donazione genitore – figlio è rischiosa?

Chiaramente ciò non significa che ogni donazione da padre a figlio è rischiosa. Lo è solo nella misura in cui, qualora dovesse giungere una richiesta di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, il donatario non riesca a dimostrare come ha ottenuto i soldi per comprare un bene che altrimenti non avrebbe potuto permettersi. Ecco perché il primo e più importante suggerimento per difendersi dal fisco in caso di donazione genitore – figlio è quello di evitare il trasferimento dei soldi in contanti, ma usare sempre strumenti tracciabili: solo questi ultimi, anche a distanza di molto tempo, potrebbero consentire di dimostrare la provenienza del denaro e salvarsi da un controllo fiscale. Tale soluzione, del resto, è stata più volte chiarita dalla stessa giurisprudenza, Cassazione compresa. Ad esempio, una sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna ha stabilito che è nullo l’accertamento sintetico (ossia mediante redditometro) per spese e incrementi patrimoniali se il contribuente riesce a dimostrare di aver coperto con donazioni avute dal padre.

In pratica, le spese personali e per la famiglia sostenute dal contribuente sono presupposto certo per la rettifica in aumento del reddito dichiarato quando la loro entità sia incompatibile con la sua capacità reddituale. Spetta in questi casi al contribuente fornire prova che i proventi derivano da altre fonti di reddito come, nella specie, la donazione paterna. In mancanza, l’accertamento sintetico resta lecito

Costituisce una valida prova la circostanza – dimostrata dal contribuente – di aver ricevuto donazioni dal padre.

La causale nella donazione genitore – figlio

Attesa la necessità dell’uso del bonifico (o eventualmente di un assegno non trasferibile) per il trasferimento del denaro tra padre e figlio, è molto importante che anche la causale sia coerente con lo scopo perseguito dalle parti. Pertanto bisognerà indicare diciture come «regalia» o «donazione per l’acquisto della casa» o simili espressioni che non lasciano alcun dubbio sullo scopo del passaggio dei soldi.

L’atto di donazione 

Già il bonifico è una prova documentale della provenienza del denaro e non necessiterebbe di ulteriori dimostrazioni, ma se proprio si vuol eccedere in difesa si potrebbe mettere per iscritto la donazione e firmare una scrittura privata tra le parti da registrare all’Agenzia delle Entrate per darle la cosiddetta «data certa». Quest’atto però, come abbiamo detto, è nullo se non c’è uno scopo ben preciso della donazione e si tratta di importi di valore consistente: in tali casi, infatti, scatta l’obbligo della forma notarile.

La donazione davanti al notaio

Abbiamo detto che per le donazioni di non modico valore bisogna andare dal notaio. Una volta formalizzata davanti al notaio e a due testimoni – con la formula solenne “accetto” di chi riceve il dono -, la donazione non può più essere revocata (a differenza del testamento, che può essere invece modificato fino all’ultimo). Insomma, una volta che avete donato non puoi cambiare idea, a meno che anche l’altra parte non sia d’accordo a rinunciare o a risolvere il contratto. Oppure nel caso in cui ci si trovi di fronte a un caso di “ingratitudine”, cioè quando il donatario si macchi di reati gravi nei confronti del donante o dei suoi familiari, o alla nascita di figli. La revoca non è comunque possibile quando si tratta di un regalo per matrimonio o di una donazione cosiddetta “remuneratoria”. La donazione remuneratoria  è quella in cui chi dona lo fa per sdebitarsi per un beneficio ricevuto come, per esempio, chi dona un quadro a un amico da cui in passato ha avuto un aiuto economico; questo tipo di donazione non può essere revocata in nessun caso. Inoltre, se il bene oppure il denaro ceduti appartengono ad altri (per esempio, se il quadro donato è, in realtà, un bene di famiglia) e il ricevente li deve restituire, il donante è tenuto a risarcirgli l’eventuale perdita subita.

Come evitare contestazioni del fisco nella donazione indiretta

Il caso più comune di donazione indiretta è quello di un figlio che acquista un immobile con il denaro avuto dai genitori oppure quello di genitori che pagano direttamente il venditore, intestando poi la proprietà al figlio.

In entrambi i casi potrebbe essere utile specificare nell’atto di compravendita che l’immobile è stato pagato dai genitori o con denaro messo da loro a disposizione. Questo eviterebbe in futuro eventuali problemi fiscali al figlio (che non riuscirebbe facilmente a giustificare la provenienza del denaro) e problemi con la successione (sarebbe chiaro il valore della liberalità ricevuta).

Come difendersi dai parenti invidiosi

Alla morte dei genitori le donazioni – tanto quelle dirette quanto quelle indirette – vanno imputate alla quota che spetta all’erede che le ha ricevute (la cosiddetta “collazione”) e devono rispettare la “legittima”, cioè la percentuale che spetta per legge ai parenti più stretti (coniuge o partner dell’unione civile, figli, genitori).

In questi casi, la donazione è impugnabile fino a dieci anni dopo la morte del donante; se poi sono passati meno di 20 anni dalla donazione, si può chiedere che il bene donato venga restituito a chi spetta. Se, ad esempio, un padre, in vita, ha donato tutto ciò che aveva a un figlio lasciando, alla sua morte, l’altro a mani vuote quest’ultimo potrà chiedere che la somma venga divisa tra i due. Se però l’importo è servito ad acquistare una casa, c’è una soluzione per mettere al sicuro l’acquisto e consentire eventualmente al donatario di rivendere un giorno l’immobile (diversamente, nessuna banca finanzierebbe l’acquisto di un bene che può essere rivendicato dagli altri eredi): far firmare agli altri eredi una rinuncia all’azione di riduzione della legittima. Secondo la giurisprudenza, è legittima la dichiarazione dell’erede legittimario di rinuncia all’azione di restituzione verso i terzi acquirenti dei beni donati; la rinuncia all’atto di opposizione alla donazione rappresenta implicitamente una rinuncia all’azione di restituzione verso i terzi acquirenti dei beni donati (leggi sul punto Donazione: l’erede del donante può rinunciare all’impugnazione).

note

[1] Ctr Emilia Romagna, sent. n. 2971/2/17.

Autore immagine: Pixabay.com

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