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Quali acquisti dimostrano che ho un reddito?

21 dicembre 2017


Quali acquisti dimostrano che ho un reddito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2017



Spese che evidenziano la capacità contributiva: l’acquisto di tali beni o servizi fa scattare il redditometro.

Per spendere devi avere dei soldi. E se hai dei soldi devi averli dichiarati all’Agenzia delle Entrate. Su questi due binomi si basa il funzionamento del cosiddetto redditometro, lo strumento più utilizzato dal fisco per accertare il reddito di tutti quei contribuenti che non hanno una contabilità. Se risulta che sei intestatario di una casa o di un’auto e magari il tuo reddito non ti consente non solo l’acquisto del bene in sé, ma anche il suo successivo mantenimento (spese di condominio, bollo, assicurazione, tasse) dovrai dimostrare all’Agenzia delle Entrate come ti sei procurato i soldi. E a questo punto o hai una prova documentale – come un bonifico ricevuto da tuo padre con cui ti elargisce, a titolo di donazione, un contributo economico oppure una vincita al gioco – oppure subirai l’accertamento fiscale. Se così stanno le cose, per dormire sonni tranquilli è necessario sapere quali acquisti dimostrano che hai un reddito, ossia quali beni fanno scattare il campanello all’Agenzia delle Entrate. Di tanto parleremo nel presente articolo dedicato appunto all’elencazione di tutti gli elementi che sono indicativi di una «capacità contributiva».

Quali acquisti generano sospetti nel fisco?

In generale gli acquisti che dimostrano un reddito sono quelli di valore consistente. Non certo la spesa che fai al supermercato settimanalmente, a meno che non paghi con carta di credito o bancomat e gli importi sono particolarmente elevati; se ogni settimana spendi 200 euro per generi alimentari, bevande e surgelati mentre dichiari un reddito di 500 euro al mese c’è qualcosa che non torna.

In secondo luogo, anche se l’acquisto è indicativo di capacità contributiva, per arrivare al fisco è necessario che venga tracciato (ad esempio tramite lo spessimetro). In generale tutte le spese a fronte delle quali viene emesso lo scontrino restano anonime e, anche se elevate, non arrivano all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate, salvo che tu abbia pagato con una carta. Invece, tutte le spese per le quali hai fornito il tuo codice fiscale sono tracciabili: pensa ai contratti di affitto, al mutuo o anche agli acquisti per i quali hai chiesto una fattura (magari per scaricare il costo dalle tasse). La fattura, a differenza dello scontrino, contiene il tuo codice fiscale e, come tale, finisce nei computer del fisco.

Come vengono usati i dati delle spese dal fisco?

Prima di indicare analiticamente quali acquisti dimostrano che hai un reddito spieghiamo come utilizza tali dati il fisco. I beni e i servizi rilevanti, indicativi di capacità contributiva, vengono usati dall’Agenzia delle Entrate per ricostruire il reddito del contribuente ed accertare una maggiore capacità contributiva che, evidentemente, è sintomatica di evasione fiscale. Solo una prova contraria da parte del contribuente, che dimostri come si è procurato i soldi per acquistare tali beni, potrebbe salvarlo. Sono prove contrarie, ad esempio:

  • la dimostrazione che la spesa è stata sostenuta con redditi altrui come ad esempio quello di un convivente (il genitore o il coniuge) frutto di donazioni o prestiti;
  • la dimostrazione che la spesa è stata sostenuta con redditi già tassati alla fonte come, ad esempio, una vincita al gioco;
  • la dimostrazione che la spesa è stata sostenuta con redditi esentasse come, ad esempio, un risarcimento;
  • la dimostrazione del diverso ammontare delle spese attribuite al contribuente (ad esempio, il fisco ritiene che un’auto di seconda mano valga 30mila euro mentre è stata pagata solo la metà).

Quali acquisti sono indicativi di capacità contributiva

I beni o di servizi che dimostrano che hai un reddito possono essere di due tipi: quelli indicati nella tabella del decreto ministeriale del 16 settembre 2015 e quelli ritenuti comunque «rilevanti».

Per entrambe le tipologie di beni e servizi, rilevano non solo i soldi pagati per l’acquisto ma anche per il successivo mantenimento: quindi non solo la somma necessaria a pagare il rivenditore di auto, ma anche per la benzina, l’assicurazione e il bollo.

Si considerano, inoltre, sostenute dal contribuente anche le spese per i beni e i servizi effettuate dal coniuge e dai familiari a carico.

Di seguito, vediamo le principali voci contenute nel predetto decreto ministeriale del 16 settembre 2015.

Più nel dettaglio, il modello elaborato ha individuato sette capitoli di spesa, a loro volta distinti in venti categorie, trentuno variabili e cento voci.

Consumi

  • di generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature;
  • per l’abitazione (mutui, canoni di locazione, fitto figurativo, canoni di leasing, acqua e condominio, manutenzione ordinaria, intermediazione immobiliare e altro);
  • combustibili ed energia (elettricità, gas, riscaldamento, ecc.);
  • mobili, elettrodomestici e servizi per la casa (elettrodomestici e arredi, biancheria, detersivi, pentole, lavanderia e riparazioni, collaboratori domestici, altro);
  • sanità (medicinali, visite mediche e altro);
  • trasporti (assicurazione RC, incendio e furto, bollo, pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti, manutenzione e riparazione, taxi e altri trasporti, ecc.);
  • comunicazioni (acquisto apparecchi per telefonia, spese telefono, altro);
  • istruzione (libri scolastici, tasse scolastiche, rette e simili, soggiorni studio all’estero, locazioni per studenti universitari);
  • tempo libero, cultura e giochi (abbonamenti tv, giochi, giocattoli, libri, giornali, riviste, pay-tv, giochi on line, cavalli, animali domestici e altro);
  • altri beni e servizi (assicurazioni su infortuni e malattia, contributi previdenziali obbligatori, prodotti per la cura della persona, centri benessere ecc).

Investimenti

  • immobili (fabbricati e terreni), manutenzione straordinaria delle unità abitative e beni mobili registrati (autoveicoli, caravan, motoveicoli, minicar, natanti e imbarcazioni, aeromobili);
  • polizze assicurative (investimento, previdenza, vita) e contributi previdenziali volontari;
  • azioni, obbligazioni, conferimenti, quote di partecipazione, fondi d’investimento, derivati, ecc. e oggetti d’arte o antiquariato;
  • donazioni ed erogazioni liberali.

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