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Se patteggio vengo licenziato?

21 dicembre 2017


Se patteggio vengo licenziato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2017



La domanda di patteggiamento è ammissione di responsabilità: le conseguenze che ha sul procedimento disciplinare. 

Sei processato per un reato che hai commesso fuori dal posto di lavoro. Del procedimento penale ha saputo anche l’azienda presso cui lavori e ora il datore vuol licenziarti. A suo avviso, il fatto che tu sia sotto-processo nuoce all’immagine della società e può procurarle un serio danno coi clienti. Per evitare conseguenze sia di carattere penale che disciplinare, hai così preferito tagliare la testa al toro e chiedere il patteggiamento. La chiusura anticipata del giudizio e lo sconto della pena dimostrerà – a tuo avviso – una buona condotta di cui il datore non potrà non tenere conto e ti consentirà di non perdere il posto di lavoro. Ma le cose non vanno così: nonostante il patteggiamento, ti arriva ugualmente la lettera di licenziamento. Provi allora a contestare la decisione dell’azienda: che c’entra mai il lavoro con un comportamento che – seppur colpevole – hai posto in un altro contesto? E peraltro, chi patteggia merita un trattamento di favore, non una punizione. Il tuo capo invece resta dello stesso avviso e prosegue per la sua strada. Chi dei due ha ragione e come ti puoi difendere in un caso simile? La risposta è scritta in una recente sentenza della Cassazione [1].

Il licenziamento è, di norma, una conseguenza di violazioni del contratto di lavoro che ledono la fiducia del datore, non consentendo più la prosecuzione del rapporto. Ma questo può dipendere anche da condotte poste al di fuori del contesto lavorativo, come nel caso in cui il dipendente sia sottoposto a un procedimento penale e sia condannato per un reato particolarmente disdicevole o grave. Ciò avviene tutte le volte in cui, sebbene il comportamento in contestazione sia estraneo alle mansioni, lede comunque gli interessi morali e materiali del datore di lavoro. In altri termini, tutte le volte in cui il reato sia caratterizzato da una forte anti-socialità tale da scuotere il rapporto fiduciario con l’azienda il licenziamento è ben possibile. Il dipendente infatti oltre ad adempiere le obbligazioni che discendono dal contratto di lavoro è tenuto a preservare l’immagine dell’imprenditore che lo ha assunto e a non far nulla che la possa comprometterla di fronte al pubblico, ivi comprese le condotte penalmente rilevanti. Anzi, se il datore di lavoro è una pubblica amministrazione, questo concetto è ancora più forte e rilevante: il grado di fiducia che si deve poter riporre nella condotta dei dipendenti al di fuori della sfera lavorativa assume rilievo ancora maggiore e contribuisce a giustificare il licenziamento in tronco.

Il semplice rinvio a giudizio per fatti non attinenti al rapporto di lavoro non può essere considerato causa di licenziamento disciplinare se non intacca le fondamenta del rapporto di fiducia tra datore e dipendente. Bisogna, in altri termini, valutare che tipo di contestazione viene mossa dalla Procura della repubblica al lavoratore e verificare se questa può mettere a repentaglio l’azienda. Così, di certo, un dipendente di banca processato per truffa e appropriazione indebita di certo rischia di perdere il posto di lavoro in quanto si tratta di comportamenti che potrebbero porsi in contrasto con le funzioni per le quali cui è assunto. Diverso, invece, è il caso della diffamazione nei confronti di un dipendente addetto al servizio commerciale di un negozio. Leggi sul punto Si può licenziare un dipendente rinviato a giudizio?

Veniamo infine al caso del patteggiamento. Non è la prima volta che la Cassazione si è trovata dinanzi all’interrogativo «Se patteggio vengo licenziato?» e, in passato, è stato detto che Se il dipendente di un’azienda viene condannato penalmente, anche a seguito di patteggiamento della pena, questi può essere licenziato, ma a condizione che il datore di lavoro effettui una verifica, caso per caso, della gravità del comportamento posto in essere in relazione alla prosecuzione del rapporto di fiducia con l’azienda e ciò sia previsto dal contratto collettivo di categoria. Leggi sul punto Si può licenziare un dipendente condannato penalmente? Oggi la Corte ha ribadito lo stesso orientamento, con ulteriori e importanti chiarimenti. A detta della Cassazione, infatti, la richiesta di patteggiamento è una forma di assunzione della responsabilità e la relativa sentenza penale ha piena efficacia probatoria riguardo ai fatti ivi ricostruiti atteso che in quella sede il lavoratore/imputato, accettando o, quantomeno, consentendo l’applicazione della condanna penale, non contesta né i fatti penalmente rilevanti né la loro riconducibilità a una sua responsabilità. Quindi la sentenza di patteggiamento ha valore nell’ambito di un procedimento disciplinare e può giustificare il licenziamento del dipendente.

note

[1] Cass. sent. n. 30328/2017.

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