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Pubblico ministero: dopo il dibattimento può aggiornare la sua accusa?

26 dicembre 2017


Pubblico ministero: dopo il dibattimento può aggiornare la sua accusa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 dicembre 2017



Il pubblico ministero può a distanza di dieci anni dalla prima udienza chiedere al tribunale collegiale di integrare le aggravanti? Nel processo penale che mi vede imputato per la violazione degli artt. 110 e 479 c.p., il Tribunale si è riservato di decidere e il mio legale si è opposto a questa richiesta.

È possibile una nuova contestazione alla luce dell’istruttoria dibattimentale.

Il codice di procedura penale consente al pubblico ministero di:

  • 1. modificare l’imputazione, quando nel corso dell’istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore (art. 516 cod. proc. pen.);
  • 2. contestare un reato concorrente o un’aggravante, non risultante nel decreto che dispone il giudizio, purché la cognizione non appartenga alla competenza di un giudice superiore (art. 517 cod. proc. pen.);
  • 3. contestare un fatto totalmente nuovo, se vi è consenso dell’imputato presente e non ne deriva pregiudizio per la speditezza dei procedimenti (art. 518 cod. proc. pen.). Nel caso prospettato dal lettore ricorre l’ipotesi numero 2, cioè quella della contestazione di un’aggravante inizialmente non prevista. La nuova contestazione, in buona sostanza, consente al p.m. di “aggiornare” l’accusa alla luce dei fatti emersi dall’istruttoria (acquisizione di documenti; escussione dei testi; ecc.).

A fronte di questa possibilità, però, sussistono dei diritti per l’imputato. Innanzitutto, questi ha diritto ad un termine per la difesa, cioè ad un rinvio, affinché possa essere elaborata una nuova strategia difensiva (art. 519 cod. proc. pen.). In ogni caso l’imputato può chiedere l’ammissione di nuove prove relative alla nuova contestazione. Se l’imputato, poi, è assente, cioè non è presente all’udienza, la contestazione dovrà essere verbalizzata e il verbale gli dovrà essere notificato per estratto (art. 520 cod. proc. pen.).

Bisogna poi prestare attenzione alla competenza del giudice. Infatti, ogni giudice ha una competenza propria, nel senso che si occupa di determinati reati: ad esempio, il giudice di pace si occupa di quelli molto lievi; il tribunale in composizione monocratica dei delitti leggermente più gravi; e così via fino alla corte d’assise. Orbene, se a seguito della nuova contestazione il reato risulta attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica, l’inosservanza delle disposizioni sulla composizione del giudice deve essere rilevata o eccepita, a pena di decadenza, immediatamente dopo la nuova contestazione ovvero, se v’è rinvio, prima del compimento di ogni altro atto nella nuova udienza fissata (artt. 516 e 517 cod. proc. pen.). Se a seguito della nuova contestazione risulta un reato per il quale è prevista l’udienza preliminare, e questa non si è tenuta, l’inosservanza delle relative disposizioni è eccepita, a pena di decadenza, nello stesso termine anzidetto.

V’è altro. La Corte Costituzionale (sentenze 23 – 25 giugno 2014, n. 184 e 26 maggio – 9 luglio 2015, n. 139) ha dato all’imputato la facoltà di chiedere l’applicazione della pena su richiesta delle parti (cioè il patteggiamento; art. 444 cod. proc. pen.) ovvero il rito abbreviato (art. 438 cod. proc. pen.) in seguito alla contestazione nel dibattimento di una circostanza aggravante, se questa era già desumibile dagli atti di indagine al momento dell’esercizio dell’azione penale. In altre parole, se l’aggravante contestata tardivamente era desumibile già dal fatto così come descritto nel decreto che disponeva il giudizio, l’imputato, a fronte della nuova contestazione, può chiedere di accedere al patteggiamento o al rito abbreviato, potendo così usufruire dello sconto di pena di un terzo.

Quindi, ricapitolando, a fronte di una nuova contestazione si può:

  • 1. chiedere il rinvio dell’udienza;
  • 2. chiedere l’ammissione di nuove prove;
  • 3. eccepire il difetto di competenza del giudice;
  • 4. nel caso di contestazione tardiva, ricorrere ad un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato);

Infine, l’imputato non presente all’udienza ha diritto alla notifica del verbale contenente la contestazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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