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Lo sai che? Blocco contrattazione collettiva: come richiedere l’indennità

Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2017

Come si richiede il riconoscimento dell’indennità per i contratti dei dipendenti pubblici che hanno subìto il blocco contrattuale?

La problematica cui il lettore fa riferimento e rispetto alla quale chiede la presente consulenza riguarda l’illegittimità del blocco della contrattazione collettiva, prevista per legge nel 2010 [1], ma successivamente dichiarata incostituzionale nel 2015 [2].

Le ragioni che portarono il legislatore a bloccare il rinnovo dei contratti dovevano ritenersi contingenti e non applicabili ad libitum, come è stato invece fatto. Ed infatti, i contratti del pubblico impiego sono fermi da molti anni ed il cosiddetto “sblocco” della contrattazione, sebbene previsto, non è stato ancora realizzato.

Sulla scorta di queste considerazioni la Corte Costituzionale, nel 2015, è arrivata a sostenere che i contratti dei pubblici dipendenti non potevano essere bloccati ancora, atteso che la previsione del blocco era frutto di una situazione di bilancio contingente e che trovava peraltro disciplina in una legislazione di urgenza.

Per tale ragione, secondo la Corte Costituzionale si sarebbe verificata, con riferimento alla legge del 2010, una ipotesi di illegittimità costituzionale sopravvenuta. Ciò detto, il blocco della contrattazione ha determinato certamente un danno economico ai dipendenti pubblici, ma il sacrificio economico, per il periodo anteriore alla sentenza costituzionale (risalente al 2015), doveva ritenersi determinato da un’attività lecita della Pubblica Amministrazione.

Per questo motivo, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale si è iniziato a parlare di indennizzo e risarcimento del danno (il primo dovuto in caso di danno prodotto da attività lecita, il secondo dovuto in caso di danno derivante da fatti illeciti) distinguendo a tale fine:

– il periodo dal gennaio 2010 al giugno 2015: in relazione al quale al dipendente spetterebbe l’indennizzo;

– il periodo da luglio 2015 ad oggi: in relazione al quale al dipendente spetta un vero e proprio risarcimento del danno.

Nonostante si stia attualmente discutendo del rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti, allo stato il blocco è ancora in essere e nessun adeguamento è stato realizzato. Certamente il rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti, atteso il numero di soggetti interessati, è un impegno di spesa non indifferente per i conti pubblici, pertanto, complice la congiuntura negativa, si stringe la cinghia a spese dei lavoratori. Il che, evidentemente, non è giusto.

In proposito, si sono mossi diversi sindacati di categoria e diversi studi legali, avviando ciascuno la propria battaglia legale. Ciò che generalmente viene richiesto è:

1- un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto ai ricorrenti per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1 gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza causa dell’amministrazione. L’equo indennizzo richiesto è pari, in media, a 100 euro al mese per ogni dipendente che abbia subito il “blocco” del proprio contratto di lavoro;

2 – il risarcimento del danno per il periodo successivo e cioè a partire da settembre 2015 sino all’effettivo rinnovo contrattuale.

Altre associazioni, invece, in un’interpretazione più restrittiva della sentenza costituzionale hanno optato per la richiesta di sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale e contestuale recupero degli arretrati da settembre 2015 sino all’effettivo rinnovo contrattuale.

Infatti, secondo alcuni, il calcolo delle somme perse da ciascun lavoratore andrebbe fatto avendo riguardo all’inflazione indicizzata, prendendo come base di partenza il mese di settembre 2015, così come ha stabilito la Corte Costituzionale.

In ogni caso, in queste circostanze, per effettuare una stima in concreto del danno economico concretamente subito (aldilà degli importi vantabili in via equitativa) si rivela opportuna, l’analisi della situazione individuale di ciascun dipendente sulla base delle proprie buste paga.

Senza dilungarsi in questioni di natura teorica che il lettore avrà già avuto modo di apprendere e che sicuramente gli avranno dato lo spunto per chiedere questa consulenza, si può anticipare che allo stato sono stati depositati in giudizio alcuni ricorsi pilota per verificare l’orientamento della giurisprudenza di merito sul punto ed a brevissimo si terranno le relative udienze.

Questo perché la questione è delicata e riguardando i “conti pubblici”, talvolta non sempre è facile stabilire o prevedere dove finisca la “ragion di Stato” e dove inizi il puro diritto.

Ad ogni modo, in un’ottica di prudenza e per non incorrere in eventuali decadenze sarebbe opportuno trasmettere una diffida per interrompere i termini di prescrizione avente ad oggetto:

1- la richiesta di provvedere a concludere le procedure contrattuali e negoziali;

2 – la richiesta di pagamento di un risarcimento dei danni da determinarsi (allo stato) almeno in via equitativa per ciascun mese di ritardo nel provvedere al rinnovo contrattuale, a decorrere dal 30 luglio 2015 e fino all’effettivo rinnovo del contratto collettivo;

3 – la richiesta di pagamento di un indennizzo in via equitativa, commisurato alla perdita di potere d’acquisto dello stipendio per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, sino al 30 luglio 2015.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Annamaria Zarrelli

 

[1] Art. 9 comma 17 del d.l. n. 78/2010 convertito dall’art 1 comma 1 della Legge n. 122/2010.

[2] Corte Costituzionale, sent. n. 178 del 24.06.2015.


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