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Lo sai che? Rumore: è ancora reato?

Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2017

Fare rumore è reato solo se supera i limiti della tollerabilità e dà fastidio a tante persone.

Fare rumore di giorno o di notte è ancora reato o è stato depenalizzato? In molti cadono nell’equivoco eppure non è intervenuta (non ancora) alcuna modifica in merito al disturbo della quiete pubblica. La confusione nasce dal fatto che ci troviamo di fronte a un illecito che può essere sia un semplice illecito civile, sia un illecito penale. E il confine tra i due terreni non è l’entità del rumore ma il numero di persone che viene disturbato. Anche un rumore assordante, in piena campagna, che dia fastidio solo a una coppia di vicini che abitano in un villino pochi metri distante non è reato, mentre un rumore molto meno intenso, prodotto però in un agglomerato urbano, integra l’illecito penale perché è suscettibile di molestare un numero indeterminato di persone. A chiarire se il rumore è ancora reato è stata, due giorni fa la Cassazione [1], tornata su un argomento particolarmente sensibile nei condomini. Vediamo cosa è stato detto nell’occasione dai giudici supremi.

Quando il rumore è vietato?

Per capirci qualcosa in materia di rumori e comprendere quando scatta il reato e quando invece c’è solo obbligo al risarcimento del danno dobbiamo partire da una considerazione abbastanza banale, ma indispensabile. Non tutti i rumori costituiscono illecito. Lo sono solo quelli che superano la «normale tollerabilità». Questo concetto va interpretato in base al luogo ove vengono posti i rumori e alla frequenza degli stessi. Se cade un vaso a terra, in quanto si tratta di un rumore occasionale, per quanto forte, non siamo di fronte a un illecito; se però l’attività preferita dal vicino del piano di sopra è proprio quella di rompere piatti e bicchieri e infrangerli a terra durante le ore notturne, allora il rumore è vietato. Se viviamo in una zona residenziale silenziosa, il rumore dello stereo alto può recare disturbo a chi abita vicino; se invece il nostro appartamento è nel centro urbano, la musica di un hifi sarà verosimilmente coperta dal brusio di fondo del traffico per cui la stessa entità di decibel non può considerarsi vietata. Insomma, è chiaro che anche il rumore è un concetto relativo.

Fermo quindi che, per parlare di rumore vietato bisogna sempre superare la normale tollerabilità – soglia stabilita dal codice civile [2] – vediamo invece quando dal semplice illecito che dà diritto al risarcimento del danno si passa al reato che, quindi, comporta un procedimento penale. Il codice penale [3] stabilisce che chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.

Il riferimento a «persone» viene inteso nel senso che la molestia deve riguardare più soggetti indeterminati, non quindi solo il vicino del piano inferiore o magari quello dello stesso pianerottolo, ma tutto il palazzo o il circondario. Insomma, come anticipato perché possa scattare il reato non conta tanto l’entità dei rumori ma il numero delle persone molestate.

Chiaramente, se siamo nell’ambito del penale è possibile difendersi sporgendo una denuncia ai carabinieri che, per l’occasione, potranno intervenire e stilare un verbale; nel frattempo si può aspettare che gli atti facciano il proprio corso e la Procura della Repubblica agisca. Non c’è quindi bisogno di nominare un proprio avvocato visto che il procedimento penale va avanti da sé.

Se invece non ci sono i presupposti penali, si dovrà far ricorso a un avvocato – a proprie spese – affinché avvii una causa di risarcimento del danno.

Perché si possa configurare il reato non è necessario superare i limiti fissati dai decreti ministeriali in materia di limiti massimi di esposizione al rumore nelle abitazioni e all’esterno. Il fatto che le immissioni rumorose non superino il limite di accettabilità previsto dalla normativa in materia di inquinamento acustico e ambientale, non esclude che possano essere intollerabili nel senso appena visto.

Quando il rumore è intollerabile

L’unità di misura del rumore è il decibel: più decibel produce un’immissione rumorosa, più è fastidiosa. Tuttavia nell’identificare la soglia oltre la quale il rumore è da considerarsi intollerabile si deve far riferimento anche alle condizioni ambientali e alla «rumorosità di fondo» della zona, ossia a quel complesso di suoni, di origine varia e spesso non identificabile, continui e caratteristici della zona medesima, sui quali s’innestano, di volta in volta, rumori più intensi (voci, veicoli ecc.): più elevato è il rumore di fondo, più alta è la soglia del rumore nell’ambiente considerato. Si deve poi tener conto, oltre che dell’intensità del rumore, anche della ripetizione e della durata.

Pena prevista per chi fa rumore

Abbiamo appena chiarito quando il rumore diventa un reato. “I casi più gravi di immissioni possono dar luogo al reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, punito dall’art. 659 codice penale con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro (ammenda da 103 a 516 euro a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità). Affinché scatti il reato non è sufficiente che i rumori arrechino disturbo ai soli occupanti di un appartamento, neppure se si tratta di quello sottostante o di più appartamenti contigui, ma devono coinvolgere nel fastidio anche altre persone abitanti nel condominio o nelle zone circostanti, anche se a lamentarsene sia una soltanto, altrimenti l’illecito è soltanto civile e in quanto tale va inquadrato fra i rapporti di vicinato. 

note

[1] Cass. sent. n. 56430/17 del 19.12.2017.

[2] Art. 844 cod. civ.

[3] Art. 659 cod. pen.


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