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Lo sai che? Inviare foto porno su Whatsapp: cosa si rischia?

Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 dicembre 2017

Condividere e spedire immagini erotiche a un’altra persona non integra il reato di molestia.

Un ragazzo ti ha inviato delle foto hard tramite WhatsApp: il suo scopo è provocarti e cercare una relazione con te, sebbene in modo maleducato e perverso. Per quanto tu sia “grande e vaccinata”, quelle immagini di nudo ti hanno infastidito e ti hanno provocato uno stato d’ansia. A tuo avviso si tratta di una condotta che non può rimanere impunita. Hai così deciso di denunciare il tuo originale corteggiatore dai modi volgari. A detta sua, però, non c’è nulla di male. Cosa prevede a riguardo la legge? Cosa rischia chi invia foto porno su WhastApp o su Facebook? La Cassazione si è espressa sul punto con una ordinanza di questi giorni e sono sicuro che la sua interpretazione ti lascerà strabiliato.

Secondo i giudici supremi, non può essere imputato per il reato di molestie [1] chi invia foto hot tramite un servizio di messaggistica istantanea come WhatsApp o Facebook. Questo perché la «molestia», per come descritta dal codice penale, scatta solo quando qualcuno disturba un’altra persona in un luogo pubblico o con il telefono. Ebbene, a detta della Cassazione, le messaggerie come quella di Facebook Messenger o WhatsApp – per quanto si valgano di apposite app installate sullo smartphone – non sono equiparabili al telefono in senso tradizionale come forma di comunicazione diretta, né possono considerarsi comunicazioni «in luogo pubblico» attesa la riservatezza delle stesse. In altre parole – qui sta il succo del pensiero della Cassazione – il destinatario di queste immagini può ben sottrarsi alla loro visione, magari bloccando il destinatario o cancellando il contenuto della chat prima ancora di aprirla. Non è come il telefono dove si è soggetti alla molestia dello squillo, che è invasivo ed entra nella propria casa nonostante il proprio dissenso.

Insomma, nell’inoltrare foto porno tramite WhatsApp non si commette alcun reato.

Con il provvedimento in commento, la Cassazione ha così scagionato dall’accusa di molestie un uomo che aveva inoltrato foto erotiche su Facebook (o meglio, con la relativa app Messenger) ricevute da una ragazza. Per quanto la condotta fosse stata accertata e quindi fosse certa, sono cadute le accuse penali: non basta, per arrivare alla condanna, la semplice condivisione della foto. Lo stesso discorso dunque può farsi per chi inoltra le foto hot tramite posta elettronica.

Diverso è il discorso in caso di condivisione di post erotici sulla pagina pubblica di Facebook della vittima: in questo caso si è in presenza di una molestia atteso che la bacheca social è un luogo pubblico, seppur virtuale, aperto all’accesso di chiunque. L’espressione «luogo pubblico» va riferita a un luogo aperto a tutti, anche se privato come il profilo personale su Facebook.


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