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Acquisto auto usata all’estero: cosa c’è da sapere

5 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2018



Conviene comprare una macchina all’estero? Quali sono le pratiche burocratiche? Come portarla a casa? Si deve pagare l’Iva? Che succede con le targhe?

Uno dei vantaggi di appartenere all’Europa unita è quello di beneficiare di un mercato comune. Così, chi sta pensando all’acquisto di un’auto usata può farla arrivare dall’estero, se ne trova la convenienza. Ma come fare e cosa c’è da sapere?

Ovviamente, la prima cosa da valutare è se il gioco vale la candela. Cioè se l’affare che ci si propone è davvero tale, tra il prezzo del veicolo, il cambio di targa, l’iscrizione al Pra, ecc.

Ecco, allora, cosa c’è da sapere per l’acquisto di un’auto usata all’estero.

Perché fare l’acquisto di un’auto usata dall’estero?

I motivi possono essere due: il primo, il più evidente, perché in alcuni Paesi costano di meno. Il secondo, perché ci sono degli Stati in cui ci sono delle agevolazioni per cambiare la macchina più frequentemente e, quindi, ci sarà la possibilità di trovare un’auto usata in ottime condizioni ad un prezzo ragionevole.

Prendiamo il caso della Germania, Paese con ben cinque case automobilistiche di enorme prestigio internazionale (Audi, Bmw, Mercedes, Volkswagen, Opel). Non solo il prezzo di partenza delle macchine è più basso rispetto all’Italia, ma c’è un regime fiscale che agevola il ricambio delle auto aziendali, mentre, invece, i costi della manutenzione sono più elevati. La conclusione è che all’automobilista tedesco conviene cambiare la macchina con una certa frequenza. Ergo, il mercato dell’usato è di maggiore qualità.

Il guaio può essere l’allestimento della macchina che si va a comprare all’estero: deve essere compatibile con le leggi italiane (ad esempio il livello di emissioni, gli airbag ed altri standard di sicurezza). Bisogna, quindi, controllare che l’auto usata comprata all’estero sia a norma con le leggi italiane, per evitare di spendere altri soldi per mettersi a norma una volta portata a casa e, pertanto, vedere sfumare l’affare.

Acquisto auto usata all’estero: devo firmare un contratto?

Naturalmente, in caso di acquisto di auto usata all’estero c’è da firmare un contratto di compravendita, anche perché poi servirà per dimostrare che la macchina è del compratore quando si dovrà procedere all’immatricolazione, all’iscrizione al Pra e ad espletare tutte le pratiche burocratiche che vedremo in seguito.

Il contratto deve riportare il prezzo di acquisto del veicolo, l’allestimento di cui è dotato e la data di effettiva consegna. Se l’acquirente non conosce la lingua del Paese in cui compra l’auto, ha diritto alla traduzione del contratto, giusto per avere piena coscienza e conoscenza di che cosa sta firmando. Solo dopo averci messo la firma ed avere ricevuto i documenti e le chiavi dell’auto si dovrà procedere al pagamento.

Quali documenti devo ricevere per l’acquisto di un’auto usata dall’estero?

I «pezzi di carta» sono fondamentali quando si compra una macchina in Italia, figuriamoci quando si procede all’acquisto di un’auto usata all’estero. Il compratore, una volta firmato il contratto, oltre alle chiavi deve ricevere dal venditore questi documenti:

  • l’originale del contratto di compravendita;
  • la fattura;
  • l’originale del libretto di circolazione con i tagliandi eseguiti, l’indicazione del numero di telaio e la data di consegna;
  • il certificato di conformità che attesta l’idoneità dell’auto alle normative europee (CoC). Servirà anche per l’immatricolazione del veicolo;
  • la garanzia con i relativi timbri.

In assenza del certificato, in alcuni Paesi, come la Germania occorre fare un collaudo obbligatorio non proprio economico.

Come portare a casa l’auto usata acquistata dall’estero?

Completato l’acquisto dell’auto usata all’estero, c’è il problema di portarla in Italia. Si può già guidare la macchina per tornare a casa? Certamente. Si risparmierà, tra l’altro, sul trasporto dell’auto da un Paese all’altro.

Servirà, però, una targa provvisoria per la circolazione e per l’esportazione e la relativa assicurazione. Una volta arrivati in Italia, si procederà alla sostituzione.

L’alternativa, nel caso in cui si voglia andare di persona a ritirare l’auto, è avere in mano tutti i documenti necessari per l’immatricolazione in Italia e portarsi dietro le targhe per mettersi subito alla guida senza doverle più cambiare.

Acquisto auto usata dall’estero: quali pratiche devo fare in Italia?

Arrivati in Italia dopo l’acquisto dell’auto usata all’estero, bisogna risolvere alcune pratiche burocratiche:

  • pagamento dell’imposta provinciale di trascrizione (variabile a seconda della provincia di residenza);
  • pagamento degli emolumenti Aci: 27 euro;
  • iscrizione al Pra (Pubblico registro automobilistico): 32 euro;
  • imposta di bollo e diritti Dtt: 32 + 9 euro;
  • pagamento delle targhe (variabile a seconda del modello della targa e del veicolo).

Per espletare le pratiche burocratiche ci si può recare di persona alla Motorizzazione civile di competenza oppure si può fare tutto online sul sito dello Sportello dell’automobilista.

Una ditta deve pagare l’Iva sull’acquisto dell’auto usata all’estero?

Per l’acquisto di un’auto usata all’estero non serve pagare l’Iva con F24 immatricolazione auto Ue, in quanto i titolari di partita Iva non rivenditori abituali sono esonerati dal versamento con tale modello, riservato invece ai rivenditori abituali. Di conseguenza, sono esonerati anche dalla compilazione del modello Intrastat.

Pertanto, al fine di immatricolare il veicolo acquistato, occorre recarsi presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate presentando il titolo di vendita e una dichiarazione attestante l’intenzione di utilizzare il veicolo come bene strumentale. Sarà l’Agenzia delle Entrate a comunicare agli uffici della Motorizzazione Civile il nulla osta all’immatricolazione.

Una circolare dell’Agenzia delle Entrate [1] specifica che l’acquirente deve effettuare la comunicazione telematica di acquisto intracomunitario [2] secondo cui i soggetti d’imposta trasmettono al Dipartimento dei Trasporti Terrestri, entro il termine di 15 giorni dall’acquisto e, in ogni caso, prima dell’immatricolazione, il numero identificativo intracomunitario nonché il numero di telaio degli autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi acquistati. Ciò significa che per ciascuna cessione interna antecedente l’immatricolazione l’acquirente è tenuto ad effettuare tale comunicazione, indicando in luogo del numero identificativo intracomunitario del primo fornitore, il codice fiscale del cedente nazionale. In caso di mancata comunicazione, il veicolo non potrà essere immatricolato. A questa comunicazione sono tenuti tutti i soggetti operanti nell’esercizio di imprese, arti e professioni, ancorché si tratti di soggetti che non esercitano attività nello specifico settore del commercio di autoveicoli, motoveicoli e loro rimorchi. Gli stessi soggetti intenzionati a richiedere l’immatricolazione di un’autovettura – oggetto di acquisto intracomunitario – non destinata alla rivendita, sono in ogni caso tenuti a rendere la predetta comunicazione, ancorché esonerati dal pagamento dell’imposta mediante il modello F24 Iva Immatricolazione auto Ue.

note

[1] Circ. Ag. Entrate n. 52/E del 30.07.2008.

[2] Prevista dal comma 378, dell’articolo unico della l. n. 311 del 30.12.2004.

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