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Come si dividono i debiti tra gli eredi

5 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 febbraio 2018



Ognuno deve pagare la sua parte oppure paga uno e poi recupera i soldi dagli altri? E il defunto può accollare tutti i debiti ad un solo erede?

Chi di voi non ha sognato qualche volta con ricevere una grossa eredità? Forse la maggior parte farebbe subito i salti di gioia senza pensare, però, che un lascito non solo comporta dei benefici economici ma anche il pagamento dei debiti del «fu», cioè del defunto.

Tecnicamente, ci sarebbero due modi per non dover accollarsi i debiti del caro estinto: rinunciare all’eredità (e quindi anche alla casa in montagna o alla barca a vela) oppure accettarla ma con il beneficio di inventario, cioè impegnarsi a pagare i debiti del parente passato a miglior vita ma solo con i beni ereditati, senza intaccare il proprio patrimonio (leggi qui).

Fa parte dell’immaginario collettivo anche l’icona di quello che vuole ereditare tutto per sé e che diventa paonazzo quando scopre di dover dividere con qualcuno la manna caduta dal cielo (è proprio il caso di dirlo). Questa eventualità ha, comunque, il suo lato positivo: l’ambizioso erede avrà la possibilità di non dover pagare i debiti da solo. A meno di amare sorprese, come vedremo tra poco.

Ma come si fa? Cioè, come si dividono i debiti tra gli eredi? Bisogna risponderne secondo le rispettive quote oppure saranno tenuti a pagare l’intero debito, salvo poi rivalersi sugli altri?

Dividere i debiti tra gli eredi: si risponde pro quota?

Gli eredi devono pagare i debiti ed i pesi ereditari secondo la loro rispettiva quota. Così dice la legge [1]. Facciamo un esempio. Se al caro estinto succedono i suoi quattro figli, in assenza di un testamento ciascuno di loro si prenderà un ¼ del patrimonio del padre. Certo. Ma si prenderà anche ¼ dei suoi debiti e del suo peso ereditario.

Che cos’è il peso ereditario? Ne fanno parte:

  • le spese del funerale;
  • le spese di inventario;
  • le spese di amministrazione e di divisione;
  • gli oneri imposti al chiamato;
  • l’assegno vitalizio spettante ai figli naturali aventi diritto al mantenimento, all’istruzione e all’educazione;
  • la retribuzione dell’esecutore testamentario e le spese da lui sostenute per esercitare la sua funzione;
  • il risarcimento del danno da illecito commesso mediante testamento,
  • il legato obbligatorio.

In altre parole, tutte le spese conseguenti al decesso del parente e alla successione, che dovranno essere divise per quattro. Così come ciascuno degli eredi sarà tenuto a pagare ¼ del prestito chiesto e non ancora finito di pagare dal padre. Il creditore, a ciascuno di loro, potrà chiedere quella quota. Non un euro in più.

Come si dividono i debiti se c’è il testamento

Questo, appunto, dice la legge su come si dividono i debiti tra gli eredi. Ma, come tutte le regole, anche questa ha le sue eccezioni. Una di queste fa capo ad un eventuale testamento in cui il defunto abbia stabilito nero su bianco la cosiddetta solidarietà passiva tra gli eredi. Che cosa significa?

Significa che, in questo caso, un creditore può pretendere da un singolo erede l’intero debito. Toccherà al figlio del caro estinto bussare alla porta di fratelli, sorelle o nipoti per recuperare i soldi anticipati.

A meno che il defunto, magari per una sorta di vendetta post-mortem, abbia deciso di lasciare i debiti a carico di un solo erede (magari addolciti con quel monolocale in zona industriale che non riusciva a vendere), mentre agli altri lascia solo la casa in montagna e la barca a vela. In questo caso, il malcapitato erede si troverà costretto a saldare l’intero debito senza nulla poter pretendere dagli altri beneficiari del patrimonio del defunto. Sempre che non abbia rinunciato all’eredità o l’abbia accettata con beneficio di inventario, come dicevamo all’inizio.

Come si dividono i debiti fiscali tra gli eredi

Qui si esce da un giardino per entrare in una giungla. La parte meno intricata dice che le sanzioni previste in materia tributaria non si trasmettono agli eredi per disposizione di legge [2]. E una è andata.

Il problema si pone, invece, con gli altri debiti tributari. Dice la giurisprudenza [3] che bisogna applicare la regola della responsabilità pro quota. Il che significa che di quei famosi quattro figli che abbiamo visto prima, ciascuno di loro pagherà ¼ di questi debiti.

Può essere applicata la regola della solidarietà passiva (cioè, paga uno e poi chiede i soldi agli altri)? Sì, ma solo se c’è un’esplicita previsione di legge.

Capita, così, che le imposte sui redditi non versate dal defunto genitore vanno pagate da un erede in solido con gli altri (ciascuno la propria quota) [4]. Lo stesso vale, ad esempio, sulla tassa rifiuti [5]. Ma sull’imposta di successione viene applicata la solidarietà passiva [6].

Quindi, al di là delle eccezioni alla regola stabilite esplicitamente dalla legge, l’erede, anche in materia fiscale, non è tenuto a pagare l’intero debito col fisco, ma soltanto nel rispetto della propria quota ereditaria.

note

[1] Artt. 752 e 1295 cod. civ.

[2] Art 8 Dlgs. 472/1997.

[3] Cass. sent. n. 22426/2014 e n. 780/2011 – Ctr Roma sent. n. 2957/2014.

[4] Art. 65 Dpr 600/1973.

[5] Ctr Palermo sent. n. 439.2015.

 [6] Art. 36 Dlgs. n. 346/1990.


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