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Cosa succede se non ci sono eredi

6 febbraio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 febbraio 2018



Se al momento del decesso nessuno rivendica l’eredità, dopo un certo tempo questa passa allo Stato. Che cosa sono l’eredità giacente e la figura del curatore.

Giusto perché nessuno si senta inopportunamente chiamato in causa o faccia le corna senza motivo, mi metto, per una volta, in prima persona: il giorno in cui diventerò un de cuius, cioè quando morirò, che succederà se non ci sono eredi? Il mio patrimonio (mettiamo che ce l’abbia…) che fine farà? Di solito dovrebbe andare a moglie, figlie, fratelli e sorelle, affini e collaterali. Ma se non c’è un’anima viva che possa o voglia prendersi la mia eredità, chi si prenderà le mie Ferrari, la mia villa a Cannes e, soprattutto, tutti i miei debiti (quelli contratti per comprare le Ferrari e la villa a Cannes che non ho ancora pagato)?

Che cos’è l’eredità giacente?

Si chiama eredità giacente non perché si riferisce al lascito di quello che giace (defunto, si capisce) ma perché è l’eredità stessa a rimanere lì, in quel limbo dal quale non si sa come o quando uscirà. Il motivo può essere duplice: perché nessuno la vuole (è più alto il valore dei debiti che quello dei beni da portare a casa) oppure perché, effettivamente, non ci sono delle persone autorizzate ad entrarne in possesso.

Cosa succede se non ci sono eredi che reclamano quel patrimonio? Succede che si aspetta per quel tanto che serve a trovare qualcuno che reclami l’eredità, dopo di ché a entrare in possesso del patrimonio del defunto sarà (guarda un po’) lo Stato. Il quale, come il macellaio, non butta mai via una sola goccia di sangue.

Se non ci sono eredi, chi si prende cura del patrimonio?

In teoria, il Codice civile prevede che, in assenza di successibili (detto in «cristiano», di persone che succedono a me, povero de cuius) e se non ho lasciato nemmeno uno straccio di testamento, i miei beni (e i miei debiti) possono passare ai miei parenti fino al sesto grado. Pensate che una volta si arrivava al decimo grado di parentela, ma qualcuno ha pensato che ci potrebbe essere il parente remoto che mai ha avuto a che fare con me e che, dall’oggi al domani, si potrebbe ritrovare con la mia Ferrari e la mia villa a Cannes. Trascorso quel periodo di tempo in cui, se non ci sono eredi (nemmeno fino al sesto grado) al momento del decesso di una persona, l’eredità giacente resta, appunto, giacente senza che nessuno la tocchi, il Tribunale competente nomina un curatore. Il decreto viene notificato alla persona nominata e pubblicato sul foglio degli annunci legali della provincia di riferimento. Viene anche iscritto nella terza parte del registro delle successioni sul quale occorre annotare gli atti compiuti nell’interesse della curatela (cioè della «particolare forma di assistenza prescritta dalla legge in favore di soggetti che non abbiano ancora, o abbiano perduto, la piena capacità o a tutela di speciali interessi», giusto per tradurre un termine non proprio comune).

La persona incaricata della curatela in questione presta giuramento davanti al giudice prima di esercitare le sue funzioni, assicurando di amministrare e custodire i beni dell’eredità.

Il curatore finisce il suo compito in due casi: quando si trova un erede legittimo che si fa carico del patrimonio oppure nel momento in cui viene definitivamente accertato che non ci sono eredi. In quest’ultimo caso, verrà dichiarata la vacanza ereditaria, ossia l’assenza di eredi, e l’unico successore sarà lo Stato [1].

Lo Stato acquista i beni del defunto (le mie Ferrari e la mia villa a Cannes, tanto per cominciare) non per diritto di occupazione o di sovranità ma a titolo di erede. Costituisce l’unico erede necessario in quanto l’acquisto avviene senza accettazione e senza possibilità di rinuncia.

Poiché il trasferimento avviene di diritto, lo Stato può reclamare la qualifica ereditaria anche oltre il termine di dieci anni in cui è ammessa l’accettazione. Insomma, i miei beni se li prende l’unico erede che non avrei mai pensato di nominare.

Lo Stato, come erede, pagherà i miei debiti?

Bella domanda, vero? Di solito, un erede si prende oneri ed onori. Entra in possesso di un patrimonio più o meno sostanzioso ma si trova l’alito dei creditori sul collo.

Certo, se il creditore fosse lo Stato stesso, cioè il Fisco (cartelle non pagate, contributi lasciati nel dimenticatoio), il problema sarebbe relativo: i soldi uscirebbero da una tasca per entrare da un’altra.

Se, invece, io povero de cuius ho lasciato dei debiti a qualche privato (Ferrari e villa sulla Costa Azzurra, ecco) lo Stato deve «sganciare»? Teoricamente sì. Come farebbe mia moglie o mia figlia se entrasse in possesso della mia eredità. Con certi limiti, però, dettati dal Codice civile [2]: in pratica, lo Stato non risponde dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati. Vale a dire: se io, solito povero de cuius, devo 100 e lo Stato si prende la mia eredità che vale 80, non pagherà più di 80. Inoltre, lo Stato non è tenuto a farsi carico delle spese di manutenzione rese necessarie dal cattivo stato di conservazione di beni di cui è, per successione, divenuto proprietario. Se li prende così come sono. E se li tiene.

note

[1] Art. 596 cod. civ.

[2] Art. 586 cod. civ.


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