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Lo sai che? Chi smette di lavorare ottiene la disoccupazione

Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 dicembre 2017

Assente ingiustificato al lavoro: come ottenere l’assegno di disoccupazione (Naspi) dall’Inps senza lavorare.

Chi non vuol lavorare deve essere mantenuto dalla collettività. È questo, in buona sostanza, il messaggio che dà lo Stato ai cittadini: chi è assente ingiustificato dal lavoro o commette altre gravi violazioni tali da ledere la fiducia che in lui ripone l’azienda (ad esempio un certificato medico falso, una insubordinazione, una violenza contro un superiore o un cliente) e per questo viene licenziato per giusta causa ha diritto – come chi perde il posto non per colpa sua ma della crisi – a percepire l’assegno di disoccupazione. Possibile? Sì, anche se non tutti lo sanno. Il chiarimento, fornito alcuni anni fa dal Ministero del Lavoro [1], è oggi divenuta una regola costante applicata dall’Inps [2], ma meriterebbe un definitivo intervento legislativo a ripianare questa discriminazione. Per capire di che si tratta e quale grossa ingiustizia nasconda tale sistema, ma soprattutto perché chi smette di lavorare ottiene la disoccupazione dobbiamo fare un passo indietro.

Come tutti ben sanno, l’assegno di disoccupazione spetta solo a chi viene licenziato, o meglio – per usare le parole della legge – a chi perde il posto di lavoro non per propria volontà. Chi si dimette spontaneamente, quindi, non ha diritto alla Naspi (questo è il nome odierno dell’assegno di disoccupazione), a meno che le dimissioni non siano il frutto di una scelta obbligata dovuta alla condotta del datore; è ad esempio l’ipotesi di chi viene mobbizzato o non riceve lo stipendio. Solo le dimissioni per giusta causa, quindi, consentono di ottenere la disoccupazione.

Detto ciò facciamo un esempio per comprendere come l’assente ingiustificato può ottenere la disoccupazione.

Immaginiamo un dipendente che voglia dimettersi dal lavoro perché non va più d’accordo col capo o semplicemente perché ha trovato un altro posto più conveniente. Nello stesso tempo, però, vorrebbe percepire l’assegno di disoccupazione. L’azienda non ha intenzione di licenziarlo perché teme che, un domani, il lavoratore potrebbe impugnare il provvedimento e farle causa; nello stesso tempo, non ha alcuna intenzione di dichiarare il falso e far figurare un licenziamento quando invece si tratta di semplici dimissioni. Che può fare il dipendente per smettere di lavorare e ottenere la disoccupazione?

Secondo il ministero del lavoro e l’Inps l’assegno di disoccupazione non spetta solo quando si viene licenziati per volontà del datore di lavoro o per crisi o per altre circostanze comunque dipendenti dall’azienda, ma anche per motivi disciplinari. Anche nell’ipotesi di licenziamento per giusta causa, quindi, si può ricevere la disoccupazione. Questo perché – riportiamo la circolare dell’Inps – «il licenziamento disciplinare non può essere inteso quale evento da cui derivi disoccupazione volontaria in quanto la misura sanzionatoria del licenziamento non risulta conseguenza automatica dell’illecito disciplinare ma è sempre rimessa alla libera determinazione e valutazione del datore di lavoro, costituendone esercizio del potere discrezionale».

In altre parole, anche quando il licenziamento è causato dalla condotta colpevole del dipendente quest’ultimo ha diritto a partecipare la Naspi.

Per tornare all’esempio di poc’anzi, il lavoratore che voglia dimettersi e, nello stesso tempo, non ottiene la “collaborazione” del datore di lavoro, può ugualmente percepire l’assegno di disoccupazione se costringe quest’ultimo a licenziarlo. Gli basterà non rispettare gli ordini dal vertice o non andare più al lavoro. Mettiamo proprio il caso di una assenza ingiustificata dal lavoro. L’azienda provvederà a licenziare il dipendente assente dal posto perché, se così non facesse, gli dovrebbe pagare lo stipendio inutilmente. E così il lavoratore graverà sulla collettività costituendo un costo sociale, dopo essere già stato un costo per il datore di lavoro.

Si parla spesso di buchi di bilancio, di incentivare il lavoro e ridurre i privilegi; ma perché non si inizia da quelli nei confronti di chi non ha voglia di lavorare?

note

[1] Risp. Interpello Min. Lav. 24 aprile 2015 n. 13; Circ. INPS 29 luglio 2015 n. 142.

[2] Circolare Inps n. 142/2015.


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7 Commenti

  1. Senza poi calcolare il danno all’azienda . Non ci dimentichiamo che chi licenzia anche con piena ragione deve pagare la percentuale della Naspi che deve percepire il lavoratore oltre la beffa il danno ……… pero’ nell’inps c’è il buco dei fondi se continuano così a breve ci sara’ la voragine ai danni dei pensionati .VERGOGNOSA LEGGE

  2. A forza di riempirci la testa sul sociale, mai applicato in questi termini la’ dove veniva denunciato il capitale(ma utile per pagare il sociale: difatti veniva chiamato capitale di stato), siamo arrivati a promuovere il parassitismo sociale, ma anche qui il capitale, una volta piu’ grasso di quello di stato, sta toccando i limiti del tracollo a spese di tutti eccetto di quelli che il capitale lo hanno occultato e/o investito altrove.

    1. Concordo con Lei . Per esperienza personale posso assicurarLE che di parassitismo ne è piena l’italia . Si fanno licenziare per poi attingere agli aiuti di stato che gravano sempre e solo sulle aziende . buon tutto

  3. Capisco che ci sono i furbetti…ma non sono tutti dipendenti…anche il datore di lavoro potrebbe trovare una scusa per poter licenziare il proprio dipendente e nell’ attesa che questo si risolva possono passare anni…Intanto il dipendente come mangia? Per me questa legge è sensata…

    1. Lo trova sensato essere in malattia scade il certificato non ne presenti altro non rientri a lavoro.dici palesemente che non vuoi rientrare ma non ti dimetti ……Licenziami così mi prendo la Naspi. Licenziato per assenze ingiustificate ………..Bene 650.00 € all’inps per contribuire a questa naspi………. E’ proprio sensato vero??? Sono imprenditrice e condanno chi licenzia in modo ingiusto e discriminatorio….ma non trovo giusto che io debba pagare per un licenziamento lecito con messaggio scritto .NON VOGLIO RIENTRARE MA NON MI DIMETTO . Questo non ha senso per me questa legge

  4. Una legge che tutela il lavoro come diritto inalienabile del cittadino è sacrosanta e nessuno, neanche chi scrive pseudoarticoli abominevoli come questo riuscirá a cancellarne la consapevolezza tra gli uomini.

    1. Gia’ molti uomini e donne sono consapevoli di come fare a farsi licenziare per fottere lo stato che paga ..ma in questo caso pagano il pizzo all’inps anche le aziende .

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