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Parcheggiatore abusivo: come difendersi dal ricatto?

26 dicembre 2017


Parcheggiatore abusivo: come difendersi dal ricatto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 dicembre 2017



Il reato scatta solo se c’è la minaccia anche velata; altrimenti la sanzione è solo amministrativa. Ma è possibile il sequestro degli spiccioli.

Hai lasciato la tua auto parcheggiata sulle strisce bianche. La zona però è presidiata da un parcheggiatore abusivo: è sempre lo stesso che, il pomeriggio, si piazza lungo la via e pretende i soldi dagli automobilisti. Poco lontano ci sono i vigili urbani e a te sembra un paradosso che lo lascino indisturbato a chiedere soldi in assenza di qualsiasi autorizzazione comunale. Quando ti si avvicina, non puoi fare a meno – in modo provocatorio – di chiedergli perché questo pagamento visto che la sosta è gratuita. Lui candidamente ti dice che “guarda le macchine” e controlla che nessuno le tocchi. Proprio il tacito richiamo alla possibile presenza di malintenzionati che potrebbero danneggiare la carrozzeria o le ruote della tua auto ti fa pensare che le parole dell’abusivo siano una velata minaccia o addirittura un’estorsione. Così vorresti denunciarlo ma, nello stesso tempo, temi che la polizia non faccia nulla e che, magari, un giorno lo stesso uomo potrebbe vendicarsi nei tuoi riguardi. Così ti chiedi come difendersi dal ricatto del parcheggiatore abusivo? È possibile denunciarlo oppure la sua richiesta deve essere considerata come una semplice elemosina, un’offerta libera che nulla ha a che fare con un’attività abusiva? La risposta è stata fornita più volte dalla Cassazione. Cerchiamo di comprendere qual è la corretta interpretazione di questa ricorrente situazione.

Secondo la Cassazione [1], l’attività di parcheggiatore abusivo è un semplice illecito amministrativo da cui consegue una semplice sanzione pecuniaria (al pari di una multa per divieto di sosta) ma nessun procedimento penale. In particolare il codice della strada [2] stabilisce quanto segue:

«Salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano abusivamente, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare abusivamente l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 3.500. Se nell’attività sono impiegati minori, o nei casi di reiterazione, la sanzione amministrativa pecuniaria e’ aumentata del doppio. Si applica, in ogni caso, la sanzione accessoria della confisca delle somme percepite».

Risultato: per il semplice fatto di chiedere soldi come controprestazione per l’attività di guardia e controllo delle auto non è possibile sporgere denuncia o querela. Tale comportamento può tuttavia essere segnalato ai vigili urbani, alla polizia stradale o ai carabinieri i quali dovranno informare l’autorità amministrativa preposta affinché irroghi la sanzione pecuniaria al colpevole.

«Che gli fa una multa?» potremmo dire, sfiduciati dal fatto che l’abusivo è quasi sempre un nullatenente. Ma non è così: è ben possibile il sequestro dei proventi, ossia degli spiccioli che ha racimolato dall’attività illecita, il che di solito è un deterrente superiore.

L’apertura della norma in commento però fa salve le ipotesi in cui tale comportamento non costituisca reato. Dunque è ben possibile che all’illecito amministrativo si aggiunga quello penale. È il caso in cui il parcheggiatore abusivo non si limiti a chiedere i soldi ma faccia intendere che, in caso contrario, l’auto potrebbe essere danneggiata. La minaccia non deve essere diretta e precisa, espressa cioè con parole inequivoche («Se non mi paghi ti rigo l’auto») ma può anche essere vaga, purché sufficientemente credibile e tale da far ritenere che sussista un serio pericolo per il mezzo. In tali casi è ben possibile denunciare il parcheggiatore abusivo dinanzi ai carabinieri i quali procederanno a segnalare l’accaduto alla Procura della Repubblica la quale, a sua volta, potrà decidere di avviare un procedimento penale per minaccia o per estorsione [3].

Il reato di estorsione scatta nei confronti di chi, con violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La punizione è la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000.

Qualcuno potrebbe anche obiettare: reato di estorsione per 1 euro? Ebbene sì. La Cassazione ha precisato che, in questo caso, non è rilevante il guadagno modesto del parcheggiatore abusivo, quanto il fatto che le sue azioni condizionano le nostre [4]. L’automobilista sceglie di parcheggiare in un determinato posto, ma la minaccia di un male – in tal caso, il danneggiamento della macchina – lo pone di fronte a scelte che non avrebbe fatto in condizioni normali: andare via e posteggiare a distanza di sicurezza dal parcheggiatore, oppure posteggiare lì pagando l’obolo.

Chiaramente, se arriva anche la multa perché abbiamo lasciato l’auto in divieto, nonostante le rassicurazioni dell’abusivo di aver “sotto controllo” la zona, non potremo sollevare alcuna opposizione e saremo costretti a pagare anche il Comune.

note

[1] Cass. sent. n. 15936/2013

[2] Art. 7 c. 15 bis del Codice della Strada

[3] Art. 629 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 21942 del 7.06.2012.

Cassazione penale, sez. I, 19/03/2013, (ud. 19/03/2013, dep.08/04/2013),  n. 15936 Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con sentenza del 9 giugno 2011 il Tribunale di Salerno, monocraticamente composto, condannava alla pena di 100,00 Euro di ammenda S.Y., giudicato colpevole della contravvenzione di cui all’art. 650 c.p., per non aver ottemperato al provvedimento del Questore di Salerno il quale, per ragioni di ordine pubblico, in data 21 gennaio 2008, gli aveva ordinato di desistere dalla condotta di parcheggiatore abusivo nei pressi dell’ospedale con provvedimento notificato il 10.4.2008; violazione accertata il (OMISSIS) successivo.

A sostegno della decisione il Tribunale richiamava l’accertamento della condotta abusiva eseguito appunto il 26 novembre 2008 ad opera di personale della Questura di Salerno.

2. Ricorre per cassazione avverso detta sentenza l’imputato, assistito dal difensore di fiducia, sviluppando tre motivi di impugnazione.

2.1 Col primo di essi denuncia la difesa ricorrente violazione di legge e difetto di motivazione sul rilievo che la condanna inflitta non avrebbe sostegno motivazionale e che la condotta accertata non sarebbe punibile ai sensi dell’art. 650 c.p..

2.2 Col secondo motivo di ricorso denuncia nuovamente la difesa ricorrente difetto di motivazione e violazione di legge sul rilievo che nel processo sarebbe stato violato il diritto alla difesa dappoichè del tutto generico ed indeterminato il capo di imputazione.

2.3 Col terzo ed ultimo motivo di impugnazione denuncia infine la difesa ricorrente violazione di legge, anche processuale e difetto di motivazione, in particolare deducendo: nel caso di specie trova applicazione la L. n. 689 del 1981, art. 9, perchè la condotta del parcheggiatore abusivo è sanzionata in via amministrativa dall’art. 7 C.d.S., comma 15 bis, norma speciale questa rispetto a quella di cui all’art. 650 c.p.; l’ordinanza questorile non è stata “legalmente data” dappoichè volta ad impedire un comportamento già sanzionato da una precisa norma amministrativa, nè può invocarsi sul punto l’art. 7 C.d.S., comma 15 bis, norma questa la quale fa salva l’ipotesi che la condotta costituisca reato; tale ipotesi ricorre infatti al di fuori del principio di specialità; in ogni caso l’art. 650 c.p., trova applicazione nelle ipotesi in cui il provvedimento della P.A. abbia carattere personale e non generale ed in funzione di prevenzione.

3. Il ricorso è fondato in riferimento al terzo motivo di doglianza, assorbente delle residue censure, peraltro genericamente articolate.

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 650 c.p. è necessario che: a) l’inosservanza riguardi un ordine specifico impartito ad un soggetto determinato, in occasione di eventi o circostanze tali da far ritenere necessario che proprio quel soggetto ponga in essere una certe condotta, ovvero si astenga da una certa condotta; e ciò per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico o di igiene o di giustizia; b) l’inosservanza riguardi un provvedimento adottato in relazione a situazioni non prefigurate da alcuna specifica previsione normativa che comporti una specifica ed autonoma sanzione (Cass., Sez. 1^, 25/03/1999, n. 3755, Di Giovanni).

In applicazione di tali principi, osserva il Collegio che non ha le caratteristiche sopra indicate (e quindi la sua inosservanza non può integrare il reato di cui all’art. 650 c.p.) una disposizione data in via preventiva ad una generalità di soggetti e con carattere regolamentare, come accaduto nel caso in esame, dove il provvedimento questorile riguardava in via generale tutti i campeggiatori abusivi e risultava adottato in via del tutto generale alla stregua di disposizione tipicamente regolamentare. Non solo, nel caso in esame l’ordine questorile riguardava l’osservanza di una condotta specificamente contemplata da una norma amministrativa (l’art. 7 C.d.S., comma 15 bis), di guisa che con esso (ordine) si è creata la paradossale situazione di una autorità di polizia che ordina il rispetto di una norma amministrativa la quale ha in sè la sua forza cogente indipendentemente dall’ordine del Questore.

Giova infine rammentare che già di recente, in fattispecie analoga, questa sezione ha avuto modo di affermare che “l’esercizio abusivo dell’attività di parcheggiatore integra l’illecito amministrativo previsto dall’art. 7 C.d.S., comma 15 bis, e non il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità previsto dall’art. 650 c.p., stante l’operatività del principio di specialità di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 9” (Cass., Sez. 1^, 06/12/2011, n. 47886).

4. Alla stregua delle esposte considerazioni, la sentenza all’esame della Corte deve essere, in conclusione, annullata senza rinvio perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.

PQM

P.T.M.

la Corte, annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Così deciso in Roma, il 19 marzo 2013.

Depositato in Cancelleria il 8 aprile 2013


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