Diritto e Fisco | Articoli

Quando il medico è responsabile?

23 dicembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 dicembre 2017



Importante precisazione della Corte di Cassazione in tema di responsabilità medica e scelta dei protocolli da applicare.

Quello della responsabilità medica è un tema caldissimo, oggetto, nel tempo, di profonde modifiche legislative. Tra le più importanti ricordiamo il cosiddetto decreto Balduzzi [1] che, nel 2012, introdusse un’importante disposizione, secondo la quale chi esercita le professioni sanitarie e si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve.

Nel 2017, una nuova legge [2] è intervenuta direttamente sul codice penale, introducendo un articolo [3] che disciplina la responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, anche in questo caso richiamando linee guida e buone pratiche mediche.

Tutto ciò potrebbe significare, ad una lettura superficiale, che il medico può andare sempre esente da responsabilità ogni volta che rispetta i normali protocolli sanitari. Così non è. A dirlo è la Corte di Cassazione, secondo cui il medico è responsabile anche nella scelta delle linee guida. Vediamo cosa significa.

Responsabilità medica tra linee guida e buone pratiche

Il decreto Balduzzi del 2012 per primo introdusse il riferimento alle linee guida e alle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica. L’intento era quello di circoscrivere gli spazi di sindacato del giudice penale sull’operato dell’esercente la professione sanitaria, così da contenere il fenomeno della medicina difensiva, cioè della medicina praticata dal medico solamente a scopo cautelativo, per evitare di incorrere in responsabilità nel caso di esito infausto del soccorso prestato.

Procediamo con ordine e vediamo cosa si intende per linee guida e buone pratiche.

Responsabilità medica e linee guida

Le linee guida (guide lines in inglese)  possono essere definite come quelle raccomandazioni di comportamento clinico, elaborate al fine di aiutare medici e pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni. Ad esempio, le linee guida possono indicare al medico di effettuare determinate attività diagnostiche in presenza di specifici sintomi del paziente; oppure semplicemente di dimetterlo dopo una degenza conclusasi con esito positivo.

Responsabilità medica e buone pratiche

Le buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, invece, sono identificabili in interventi, strategie e approcci finalizzati a prevenire o moderare le conseguenze inattese delle prestazioni sanitarie o a migliorare il livello di sicurezza delle stesse.

Sia nel caso delle linee guida che in quello delle buone pratiche, però, non c’è univocità di vedute, in quanto entrambe provengono da diverse fonti non sempre in armonia tra loro.

Responsabilità medica e colpa

Abbiamo accennato che, in tema di responsabilità medica, la legge ha evidenziato la differenza tra colpa grave e colpa lieve. Per colpa grave si intende quella riferibile ad un errore macroscopico, imperdonabile: si pensi al medico che operi il paziente di appendicite anziché di ernia.

La colpa lieve, al contrario, si concreta nell’errore scusabile, cioè in quello in cui obiettivamente è difficile poter muover un addebito al’esercente la professione sanitaria. La colpa lieve, pertanto, riguarderà i casi più complessi, quelli in cui l’esito del trattamento non è assolutamente certo.

Questa distinzione non è nuova: già il codice civile [4] ne parlava a proposito della responsabilità del professionista intellettuale alle prese con la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà.

Il medico è responsabile nella scelta delle linee guida?

La Suprema Corte [5] è intervenuta in tema di responsabilità medica colposa per morte o lesione del paziente stabilendo che il rispetto delle linee guida o delle buone pratiche non esonera automaticamente da responsabilità l’esercente la professione sanitaria quando:

  • la scelta delle linee guida o delle buone pratiche è stata errata, in quanto non adeguata al caso concreto; in questo caso l’esercente la professione sanitaria risponde anche per colpa lieve;
  • la scelta delle linee guida o delle buone pratiche è stata corretta, ma la loro esecuzione, cioè l’applicazione alla fattispecie concreta, è stata sbagliata; in questo caso il medico risponde solo per colpa grave, cioè per errore grossolano o macroscopico.

La Corte di Cassazione ha stabilito anche che, nel caso in cui non vi siano linee guida o buone pratiche da seguire per il caso concreto (si pensi ad una malattia rarissima, non ancora ufficialmente contemplata dalla scienza medica), il medico risponderà, nel caso di lesione o morte del paziente, sia per colpa grave che per colpa lieve.

Da ricordare, da ultimo, come il medico risponda della morte o delle lesioni del paziente anche nel caso di imprudenza o negligenza, a prescindere dal “grado” della colpa (lieve o grave è indifferente).

Responsabilità nella scelta delle linee guida e giurisprudenza

La Suprema Corte ha quindi tentato di definire in modo chiaro la portata della responsabilità medica in caso di morte o lesioni del paziente, evitando di fornire ai professionisti facili scappatoie, rappresentate, in questo caso, dalle linee guida e dalla buone pratiche, le quali non possono mai costituire un alibi per il medico che versi in una delle ipotesi sopra individuate.

In effetti, quanto stabilito dalla Suprema Corte non è un’assoluta novità: anche prima della riforma apportata dal decreto Balduzzi la giurisprudenza era concorde nel condannare l’applicazione rigida e acritica delle linee guida, figlia di una medicina pigra [6].

Il medico, insomma, deve sempre compiere uno sforzo logico-critico di selezione di linee guida davvero affidabili, cioè di concretizzazione e adattamento delle raccomandazioni in esse contenute, integrandole con ulteriori accortezze, modificandone a tratti i contenuti, al limite decidendo di non seguirle [7].

In sostanza, anche l’osservanza delle linee guida, se inopportuna, rigida e acritica, può integrare gli estremi di un comportamento colposo, penalmente redarguibile

note

[1] Art. 3, primo comma, D.L. n. 158/2012 del 13.09.2012, conv. in legge n. 189/2012 del 08.11.2012.

[2] Legge n. 24/2017 del 08.03.2017 (cosiddetta legge Gelli).

[3] Art. 590-sexies cod. pen.

[4] Art. 2236 cod. civ.

[5] Cass., sezioni unite, informazione provvisoria n. 31/2017 del 21.12.2017.

[6] Cass., n. 4391/2011 del 22.11.2011.

[7] Cass., n. 10454/2010 del 18.02.2010.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI