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Permessi legge 104: cosa si può fare?


Permessi legge 104: cosa si può fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 dicembre 2017



Tre giorni di permesso al mese a chi assiste un familiare disabile: cosa deve fare il dipendente per non essere licenziato.

Chi ha la possibilità di usufruire dei permessi della legge 104 sa bene che non può impiegare l’intera giornata in faccende personali, siano esse meritevoli o meno; diversamente, svierebbe lo scopo per cui tali permessi sono attribuiti al lavoratore, ossia l’assistenza al familiare invalido. I tre giorni retribuiti, cui si ha diritto ogni mese, vanno principalmente utilizzati per correre in aiuto del portatore di handicap e stargli vicino. Questo però non significa restare con lui per tutte le 24 ore. Che significa tutto ciò in concreto e cosa si può fare durante i permessi della legge 104?

Una legge del 2000 [1] ha cancellato l’obbligo dell’assistenza continuativa al familiare disabile. Insomma, i permessi della legge 104 non implicano che da un lavoro si debba passare a un altro; al contrario il dipendente è ben libero di ritagliare, nel corso di queste tre giornate, brevi spazi di tempo per se stesso e per le proprie incombenze. È passato esattamente un anno da quando la Cassazione ha fornito questa importante precisazione con una sentenza [1] che ha, in un certo senso, fatto tirare un respiro di sollievo ai lavoratori. Il fatto che, in precedenza, gli stessi giudici supremi avessero ritenuto lecito il licenziamento del dipendente pedinato dai detective privati dell’azienda, mentre era intento a divertirsi con gli amici, ha fatto temere tutti i titolari dei permessi della legge 104 di non poter mettere più un piede fuori dalla casa dall’invalido. Ma così non è. Se è vero che chi ha un familiare con un handicap è costretto – durante tutta la settimana lavorativa – a recarsi dal parente non appena “smonta” dal lavoro, bisognerà anche riconoscergli il diritto di avere un attimo per sé, andare dal parrucchiere (o dal barbiere), fare shopping, intrattenere relazioni sociali o, più semplicemente, riposarsi (riposo che è tutelato dalla stessa Costituzione). Ecco perché, proprio alla luce della suddetta sentenza, è bene chiedersi cosa si può fare durante i permessi della legge 104? Di tanto parleremo in questo breve articolo.

Ci sono due aspetti fondamentali da tenere in considerazione quando si parla di come usare i permessi della legge 104. Il primo di questi è piuttosto intuitivo e scontato: non è necessario stare tutto il giorno con l’assistito. Ben vi possono essere degli intervalli da destinare a sé o al riposo. L’importante è non destinare l’intera giornata ad altri compiti come avverrebbe, ad esempio, se il beneficiario dei permessi partisse per una vacanza o li utilizzasse per allungare il ponte di una festività. La Cassazione prende atto che il lavoratore deve potersi riposare visto che, a differenza dei colleghi, ha quotidianamente un’incombenza delicata da svolgere (ossia la tutela del familiare più sfortunato) che gli impedisce di tirare il fiato dopo il lavoro; così ben venga se si rilassa proprio durante i giorni di permesso. Questo significa che non si può licenziare il dipendente che, per poche ore, viene visto sul corso con le buste della spesa.

La seconda cosa da tenere in considerazione è che le ore in cui si deve stare col disabile non devono necessariamente coincidere con quelle durante le quali si sarebbe lavorato. Ad esempio, se una persona svolge servizio durante il pomeriggio non gli è vietato, nei giorni di permesso, recarsi dal familiare handicappato nel corso della mattinata; e viceversa, se il disabile deve essere seguito di più nelle ore serali (magari per mangiare, lavarsi, prepararsi per andare a letto), ben potrebbe il dipendente beneficiario dei permessi dedicare proprio questo frangente della giornata al proprio parente.

Sempre secondo la Suprema Corte, i permessi della legge 104 non obbligano a una assistenza continuativa (assistenza, quindi, che ben potrebbe essere fornita a ore alterne). Il dipendente è quindi libero di graduare l’assistenza al parente secondo orari e modalità flessibili che tengano conto, innanzitutto, delle esigenze dell’handicappato; il che significa che nei giorni di permesso, l’assistenza, sia pure continua, non necessariamente deve coincidere con l’orario lavorativo, proprio perché tale modo di interpretare la legge andrebbe contro gli stessi interessi dell’handicappato (come ad esempio nelle ipotesi in cui l’handicappato, abbia bisogno di minore assistenza nelle ore in cui il lavoratore presta la propria attività lavorativa).

In tale ottica, i suddetti permessi lavorativi, sono soggetti ad una duplice lettura:

  • vengono concessi per consentire al lavoratore di prestare la propria assistenza con ancora maggiore “continuità”;
  • vengono concessi per consentire al lavoratore, che con abnegazione dedica tutto il suo tempo al famigliare handicappato, di ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali.

Per non essere licenziati è sufficiente che l’assistenza sia prestata con modalità costanti e con quella flessibilità dovuta anche alle esigenze del lavoratore.

Alla luce di ciò, vediamo concretamente qualche esempio di cosa si può fare durante i permessi della legge 104:

  • si può andare dal barbiere/parrucchiere visto che l’impegno, in questi casi, occupa non più di due ore;
  • si può andare a fare la spesa o in farmacia a comprare le medicine;
  • si può andare al tabacchino a pagare le tasse per la famiglia;
  • si può andare dal medico per una veloce visita;
  • si può prendere un caffè al bar con un amico, purché non si spenda l’intera mattina o il pomeriggio.

Tutto ciò ovviamente deve tenere anche conto della città in cui si vive e delle condizioni di traffico. In una città come Roma, prendere un caffè con un amico in una zona molto lontana potrebbe richiedere ben più di 30/40 minuti come invece potrebbe avvenire in un piccolo centro.

Quindi, il solo fatto che il dipendente sia stato trovato per strada dal capo, da un collega o da un detective privato non significa che questi sarà immediatamente licenziato. Sarà necessaria, invece, una più attenta verifica per controllare che questi non si sia piuttosto dedicato per diverse ore alle proprie esigenze.

note

[1] L’art. 24 della legge n. 183 del 2010 ha cancellato i requisiti della «continuità ed esclusività» dell’assistenza per fruire dei permessi mensili retribuiti.

[2] Cass. sent. n. 54712/16 del 23.12.16.

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