Diritto e Fisco | Articoli

Quando conviene registrare una scrittura privata?


Quando conviene registrare una scrittura privata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 dicembre 2017



La registrazione di un documento serve a garantire certezza alla sua esistenza e alla data in cui è stato sottoscritto.

Al di là dei casi in cui la registrazione della scrittura privata è obbligatoria per legge (compromesso, contratto di locazione, comodato di immobile fatto per iscritto, fideiussione di terzo, ecc.), l’efficacia di un contratto o di qualsiasi altro documento non è vincolata alla sua registrazione. Si tratta quindi di una scelta rimessa alla volontà delle parti che, tuttavia, nel decidere per tale soluzione, ottengono dei vantaggi. In questa breve guida cercheremo di capire perché registrare una scrittura e, soprattutto, quando conviene registrare una scrittura privata: quale utilità può offrire la registrazione e perché mai dover pagare una tassa allo Stato (appunto l’imposta di registro) quando invece non ce n’è bisogno? Per comprenderlo dovremo partire dal concetto di scrittura privata (che poi è il documento che viene sottoposto a registrazione)

Cos’è una scrittura privata?

Quando si parla di «scrittura privata» ci si riferisce genericamente a qualsiasi tipo di documento firmato da una o più persone e formato “privatamente”, ossia senza l’intervento di un pubblico ufficiale (un notaio, un funzionario del Comune, ecc.). È ad esempio una scrittura privata una quietanza, una ricevuta di pagamento, una ammissione di debito, una promessa di pagamento, un contratto, un preventivo controfirmato per accettazione, un ordine di merce o di servizi, una transazione che pone fine a una controversia, ecc.

Elementi essenziali dunque di una scrittura privata sono:

  • la forma scritta e, con essa, la firma della/e parte/i autrice/i;
  • la forma privata, ossia la redazione senza presenza di un pubblico ufficiale.

A che serve una scrittura privata?

Si mette per iscritto una dichiarazione o un contratto affinché questo possa costituire una prova immodificabile nel tempo tra le parti stesse: in questo modo, se tra dovesse sorgere una lite in merito a quelli che erano gli iniziali accordi, ci sarà la scrittura a “testimoniare” per conto delle parole e, sicuramente, avrà maggiore forza rispetto alla dichiarazione verbale di qualsiasi altra persona. Per cui, se due persone firmano una scrittura privata non possono, in un successivo momento contestare gli accordi presi con essa, a meno che non contestino l’autenticità della propria firma. Se, ad esempio, Tizio sostiene che Caio gli debba mille euro perché ha firmato un contratto, l’unico modo per quest’ultimo per sottrarsi al pagamento è dichiarare che la sottoscrizione non è la sua; spetterà a Tizio dimostrare il contrario, producendo altri documenti firmati da Caio in modo tale da far accertare a un tecnico che si tratta della stessa grafia.

Che effetti ha una scrittura privata?

Per come intuibile, la scrittura privata vincola solo chi la firma. Dunque, una scrittura privata non può avere effetti nei confronti di altri soggetti differenti; se così non fosse, sin troppo facile sarebbe frodare ad esempio un creditore, la banca o un erede. Facciamo un esempio. Immaginiamo che un creditore pignori un divano ad un suo debitore. Quest’ultimo però tira fuori un contratto con cui dimostra che, in data anteriore, il divano era stato venduto a un amico; pertanto, a suo dire, il pignoramento è illegittimo in quanto avvenuto su un bene non più suo. Una soluzione del genere non sarebbe mai possibile: è facile infatti trovare l’accondiscenda di un amico o di un parente che si presti a retrodatare la scrittura privata per limitare i diritti altrui (nel caso di specie, quelli del creditore). Dunque, perché la scrittura privata possa avere valore nei confronti dei terzi è necessario che, oltre alle firme delle parti, abbia anche una «data certa», cioè sia indiscutibile il momento in cui è stata redatta; ciò al fine di escludere che le parti abbiano fraudolentemente retrodatato l’accordo per pregiudicare i diritti di terzi. Ma come si fa a dare a una scrittura privata una data certa?

La data certa

Abbiamo appena capito che lo scopo della «data certa» è di rendere opponibile la scrittura privata alle altre persone che non l’hanno sottoscritta. La «data certa» si realizza, di solito, con l’autentica delle firme da parte di un pubblico ufficiale (ad esempio il notaio), chiamato a dare «pubblica fede» a ciò che accerta ossia l’identità delle parti che hanno firmato il documento e la data in cui tale sottoscrizione è avvenuta o gli è stata portata.

Altro sistema per dare data certa a una scrittura privata è il timbro postale (a tal fine si spedisce la scrittura privata con raccomandata a.r. a se stesso attraverso il plico senza busta.

Volendo sfruttare i mezzi tecnologici e l’email, anche l’invio di una Pec (posta elettronica certificata) consente di avere la data certa.

In ultimo, si può dare «data certa» a un documento attraverso la registrazione. In quest’ultimo caso si paga l’imposta di registro presso l’Agenzia delle Entrate.

Perché registrare una scrittura privata?

Possiamo quindi già dare una prima e generica risposta all’interrogativo da cui siamo partiti: quando conviene registrare una scrittura privata? Ecco quando: tutte le volte in cui le parti vogliono dare efficacia al documento anche nei confronti di altre persone, in modo che la scrittura sia opponibile a terzi e questi non possano mettere in discussione il momento in cui è stata posta la firma. Quindi, ogni qual volta si vuol evitare che il documento sia contestato, sostenendo ad esempio che è stato retrodatato, la registrazione svolge un compito utile.

Registrazione: cos’è?

La normativa che regola la registrazione dei documenti risale al 1986 [1]. Essa stabilisce che l’imposta di registro si applica agli atti soggetti a registrazione per legge e a quelli volontariamente presentati per la registrazione dalle parti (quindi per loro spontanea volontà). In buona sostanza, o è la legge ad imporre la registrazione oppure sono le parti a poterla scegliere (pagando l’imposta prevista). Significa che «registrare un atto» può essere utile anche quando ciò non è obbligatorio perché la registrazione conferisce a quell’atto data certa.

Volendo spiegare cos’è e a che serve la registrazione si possono ripetere le stesse parole della legge: «la registrazione attesta l’esistenza degli atti ed attribuisce ad essi data certa di fronte ai terzi» [2].

Quando è obbligatorio registrare un documento?

Terminiamo come siamo partiti, indicando cioè alcuni dei principali atti che, per legge, devono essere registrati. Si tratta, ad esempio, del:

  • contratto preliminare per la compravendita di un immobile (quello che comunemente viene detto compromesso);
  • il contratto di locazione (quello che chiamiamo – seppur impropriamente – affitto); questo, senza la registrazione, si considera inesistente;
  • il comodato di immobile fatto per iscritto;
  • la fideiussione prestata da un terzo, ecc.

note

[1] Decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986 contenente il testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro.

[2] Art. 19, co.1, Dpr 131/1986.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI