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Minacciare in chat di picchiare qualcuno: si può denunciare?

27 dicembre 2017


Minacciare in chat di picchiare qualcuno: si può denunciare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 dicembre 2017



Minaccia di aggressione: come presentare una querela contro chi intimidisce e spaventa su internet.

Nel corso di una chat su internet hai avuto un diverbio con un’altra persona. Quest’ultima, a differenza tua, non si è risparmiata i toni forti e, oltre a una serie di offese, ha anche minacciato di picchiarti. Il fatto in sé non ti ha spaventato più di tanto, anche perché si tratta di una persona distante dalla tua città diverse centinaia di chilometri e non sa dove vivi. Ma hai giurato di fargliela pagare e vorresti denunciarla alle autorità. Tuttavia, prima di fare un passo di questo tipo – e magari rischiare una controquerela per calunnia – ti chiedi: posso denunciare qualcuno che mi ha minacciato di picchiarmi in chat? In questo breve articolo ti daremo una risposta, cercando di essere quanto più chiari e semplici possibile, illustrando inoltre i passi che devi seguire per difenderti e far valere i tuoi diritti in caso di minaccia su internet.

Quando minacciare in chat è reato?

Minacciare in chat di picchiare qualcuno non è sempre reato. Per quanto ti possa sembrare strano, la legge dà rilievo solo alle minacce credibili, quelle cioè che non sono il frutto di un modo – per quanto inurbano e maleducato – di esprimersi.

Il codice penale [1] punisce chiunque minaccia altri di un «ingiusto danno». La minaccia, quindi, per essere perseguibile penalmente, deve essere plausibile, probabile, verosimile o comunque generare il timore che possa essere attuata. La pena è la multa fino a 1.032 euro. Se la minaccia è grave scatta invece la reclusione fino a un anno (è il caso di chi, ad esempio, sostiene di avere il porto d’armi e di voler usare la pistola per uccidere un’altra persona).

Secondo la Cassazione [2], per punire una minaccia su internet il giudice non può limitarsi ad accertare l’esistenza del fatto – ossia la pronuncia della frase e la pubblicazione in una chat o un’email – ma deve anche verificare che essa sia effettivamente minacciosa. Ad esempio, la minaccia riferita su un social network come Facebook (che notoriamente è un luogo dove, purtroppo, le espressioni sono spesso aggressive), nei confronti di un soggetto che non si conosce e non si sa dove vive oppure verso chi abita a numerosi chilometri di distanza potrebbe essere ritenuta non credibile e quindi non perseguibile penalmente (potrebbero tutt’al più ricorrere i presupposti del reato di diffamazione o un illecito civile per il risarcimento del danno). In tal caso, il procedimento penale verrebbe archiviato immediatamente e la querela cadrebbe nel vuoto.

Sempre la Cassazione [3] ha escluso la sussistenza del reato di minaccia nel caso in cui “l’avvertimento” venga inviato via email con la prospettazione in termini generici di un comportamento lesivo. Infatti – si legge nella sentenza – il reato di minaccia che si concretizza attraverso l’invio di uno scritto richiede il riferimento esplicito, chiaro ed inequivocabile ad un male ingiusto, idoneo, in considerazione delle concrete circostanze di tempo e di luogo, ad ingenerare timore in chi risulti esserne il destinatario.

Cosa si considera una minaccia?

Nel voler classificare cosa rientra nella minaccia e cosa no, non bisogna dar peso tanto alla frase in sé e a ciò che si prospetta alla vittima (ad esempio, in un ordine di maggiore aggressività: ti uccido, ti taglio la testa, ti picchio, ti tiro un pugno sul naso, ti stritolo un dito, ti dò uno schiaffo in faccia, ti aggiusto per le feste), quanto piuttosto alla serietà della stessa e alla effettiva volontà (sia pur potenziale) di mettere in pratica la minaccia. Ad esempio, una frase come «Anche se vivi in Cina vengo e ti prendo» non risulta credibile, come anche «Non mi interessa se non so chi sei: ti cambio comunque i connotati». Ed ancora non è credibile, se pronunciata da una persona priva di precedenti: «Metto una bomba in casa tua». Al contrario è intimidatoria la frase: «So dove abiti, stai molto attento» oppure «Mi apposto nel tuo portone e guai se scendi solo» o ancora «La prima volta che ti vedo ti ammazzo».

In secondo luogo non bisogna tener conto della sensibilità soggettiva della vittima e della sua maggiore o minore inclinazione a intimorirsi, ma ci si deve rapportare sempre a una persona media. Se la vittima è ansiosa e si spaventa anche per una frase generica e inoffensiva, il reato non si configura. La Cassazione ha detto [4] a riguardo che il delitto di minaccia non presuppone la concreta intimidazione della persona offesa, ma solo la «comprovata idoneità» della condotta ad intimidirla.

La minaccia deve essere poi rivolta a un danno ingiusto. Minacciare di picchiare qualcuno si può certamente dire tale, ma minacciare di agire in tribunale per far valere i propri diritti o di denunciare la persona non è certo un reato.

Cosa rischia chi minaccia di picchiare qualcuno su internet?

Se anche il codice penale prevede – per la minaccia non grave – una pena fino a 1.032 euro, la querela per minaccia potrebbe non sortire alcun effetto concreto. Infatti, in base a una recente riforma, se anche vi dovessero essere i presupposti del reato di minaccia, il giudice potrebbe ritenere il fatto come «tenue» e applicare il beneficio della archiviazione del procedimento penale senza neanche applicare una pena [5]. Il colpevole però – magra consolazione – vedrebbe sporcarsi la propria fedina penale.

Come denunciare una minaccia ricevuta su internet?

Se si ritiene che vi siano i presupposti del reato di minaccia pronunciata su internet, su Facebook o in chat sarà bene recarsi alla polizia postale o ai carabinieri (non necessariamente con l’avvocato) e sporgere la denuncia, rappresentando dettagliatamente tutti i fatti e le espressioni usate dal colpevole. Sarà opportuno fare uno screenshot con l’immagine dello schermo del computer dove appare la minaccia e consegnarlo alle forze dell’ordine le quali potranno attestarne l’autenticità collegandosi alla pagina ove la minaccia è stata pubblicata in rete.

Se denuncio chi mi minaccia rischio una controquerela per calunnia?

Se anche dovessero mancare le prove o il giudice dovesse ritenere che la minaccia non è sufficiente a configurare il reato non bisogna temere una controquerela per calunnia. Questa infatti scatta solo quando si denuncia o querela una persona pur conoscendone l’innocenza e, quindi, si agisce in malafede. Invece non c’è calunnia se una persona fa una segnalazione alle autorità senza poter dimostrare il fatto o ignorando che la corretta interpretazione della legge penale non gli consentiva di farlo. In questo caso, infatti, non c’è malafede.

C’è minaccia anche se la vittima non è presente?

Il reato di minaccia scatta anche quando la frase non è rivolta alla vittima perché in quel momento non è presente o perché, ad esempio, si scrive un post su Facebook non indirizzato immediatamente alla vittima. Non occorre infatti che la minaccia si realizzi in presenza della persona offesa. È solo necessario che questa ne sia venuta a conoscenza anche tramite altre persone, in un contesto che faccia presumere che il colpevole voglia effettivamente intimidire. Si pensi al caso, ad esempio, in cui la minaccia sia esternata appositamente a persona legata al soggetto passivo da relazioni di parentela, amicizia e di lavoro, e che in quanto tale certamente riferirà al diretto interessato.

 

note

[1] Art. 612 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 1221/2014.

[3] Cass. sent. n. 51246/2014.

[4] Cass. sent. n. 3855/2014.

[5] Art. 131-bis cod. pen.

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