HOME Articoli

Le Guide Istruzione come diritto e dovere

Le Guide Pubblicato il 27 dicembre 2017

Articolo di




> Le Guide Pubblicato il 27 dicembre 2017

Diritto e dovere di istruzione: cosa riconoscere il nostro ordinamento giuridico agli studenti?

Nelle società moderne sentiamo spesso parlare di istruzione associando tale termine alla parola diritto e dovere, ma in realtà non tutti sanno “nella pratica” a cosa ciò si riferisca. Sebbene oggigiorno sembra facile parlare di istruzione in passato non era così e molte riforme sono intervenute negli anni al fine di rendere sempre più attuale tale diritto e dovere.

Innanzitutto, bisogna premettere come il diritto e dovere di istruzione hanno radici moderne legate a società democratiche che riconoscono e garantiscono l’istruzione a tutti gli individui. In passato, l’istruzione veniva solo riconosciuta ai ceti sociali più elevati, ai quali era consentito avere una preparazione culturale al fine di governare e comandare il proprio popolo, spesso analfabeta. Infatti, era del tutto controproducente avere un popolo istruito che potesse così ribellarsi ai male affari dei grandi poteri.

Nel nostro ordinamento l’attenzione al tema dell’istruzione è stato riconosciuto già all’interno della Costituzione italiana, da sempre promotrice della piena uguaglianza degli individui. A tal proposito, l’articolo 34 esordisce affermando che “la scuola è aperta a tutti”, permettendo così all’intera collettività di accedere all’istruzione al fine di migliorare le proprie conoscenze e la propria formazione.

Prima di parlare del diritto e dovere di istruzione è bene chiarire a cosa ci si riferisce con tale termine.

L’istruzione è l’insieme delle conoscenze, abilità, competenze che permettono all’individuo di raggiungere elevati livelli culturali che la società garantisce all’intera collettività per mezzo di enti a ciò specializzati, sia pubblici e privati, permettendo così all’individuo di accedere ed essere incluso, in condizioni di uguaglianza, alla vita sociale e al mondo del lavoro. A tal proposito, infatti, la Repubblica indica una serie di norme sull’istruzione al fine di poter disciplinare in maniera univoca tale settore sociale garantendo l’istituzione di scuole pubbliche e riconoscendo al contempo anche quelle private.

La tematica dell’istruzione non riguarda solo l’Italia, ma è tutelata anche a livello internazionale. Ad esempio, sia la Dichiarazione Universale dei diritti umani che la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo dedicano attenzione all’istruzione come caposaldo dell’individuo, come colonna portante delle società ispirate a garantire uguali diritti e doveri a tutti.

Cosa vuol dire diritto all’istruzione?

Con il termine diritto si intende la pretesa che un soggetto ha nell’ordinamento giuridico. Per mezzo dell’esercizio di un “diritto” un soggetto ottiene un bene o un servizio a seconda di ciò a cui è collegato. Nello specifico, un soggetto che esercita il proprio diritto di istruzione agisce affinché gli venga garantito l’accesso alla cultura, all’apprendimento, allo studio in condizioni di uguaglianza con gli altri soggetti.

Al fine di tutelare tale diritto, la legge riconosce come obbligatoria l’istruzione impartita per almeno dieci anni, in particolare dai sei sino ai sedici anni, durante i quali si permette al soggetto di acquisire un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata non inferiore ai tre anni entro il 18° anno di età.

L’istruzione in Italia si articola nelle seguenti scuole:

  • Scuola d’Infanzia – che non è obbligatoria- ha durata triennale e comprende la fascia di età dai tre ai cinque anni;
  • Primo ciclo di istruzione obbligatoria (dai sei ai tredici anni) che si divide in: Scuola primaria: ci si riferisce alla scuola elementare di durata quinquennale al termine della quale si accede alla Scuola secondaria, nota come scuola media, di durata triennale.
  • Secondo ciclo di istruzione obbligatoria (dai quattordici ai diciannove anni) nota come scuola superiore che si divide tra la scelta di licei, licei artistici e istituti d’arte, istituti tecnici, istituti professionali. La scuola superiore è divisa in biennio e triennio, ha la durata di cinque anni. Il passaggio tra la scuola media a quella superiore avviene tramite il superamento dell’esame di Stato.

L’obbligo scolastico è previsto fino a sedici anni per questo motivo è necessario frequentare il biennio dopo il primo ciclo d’istruzione nelle scuole superiori. Dopo i sedici anni e fino ai diciotto anni, l’obbligo formativo si può assolvere, oltre che nella scuola stessa, nel percorso della formazione professionale o anche svolgendo tirocini formativi con contratti d’apprendistato.

Dopo aver superato l’esame di Stato, previsto alla conclusione dei cinque anni di scuola superiore, si potrà accedere all’Università o al mondo del lavoro.

Cosa vuol dire dovere di istruzione?

Con il termine dovere, invece, si intende il comportamento che un soggetto è tenuto ad avere nei confronti dell’ordinamento in base ad una norma di legge. Nel campo dell’istruzione tale dovere vede alcuni protagonisti:

  • gli studenti che, come detto sopra, hanno l’obbligo di istruzione scolastica dai sei ai sedici anni;
  • lo Stato, il quale è tenuto a garantire a tutti il diritto all’istruzione, di creare le condizioni alle quali i soggetti possono accedere in condizioni di uguaglianza e pari opportunità. In particolare, lo Stato, in tali casi, agisce tramite le Regioni e gli Enti locali assicurando così le condizioni più idonee per garantire la fruizione del diritto allo studio;
  • i genitori (o di chi ne fa le veci), i quali hanno il dovere di istruire i figli provvedendo all’iscrizione nelle istituzioni scolastiche e/o formative, i quali sono responsabili, anche penalmente, per ogni inadempimento in tal senso.

Al fine di garantire il rispetto del dovere di istruzione, sono competenti in termine di vigilanza:

  1. il Comune, del luogo in cui ha la residenza il soggetto al quale è riconosciuto il diritto di istruzione;
  2. i dirigenti scolastici degli istituti scolastici presso i quali sono iscritti ovvero abbiano fatto richiesta di iscrizione gli studenti tenuti ad assolvere al predetto dovere;
  3. i servizi per l’impiego in relazione alle funzioni di loro competenza a livello territoriale. 

Il diritto all’istruzione è riconosciuto a tutti?

Come detto in precedenza, la Costituzione afferma che la scuola è aperta a tutti. Con tale affermazione si garantisce uno dei principi fondamentali della nostra società, ossia il principio di uguaglianza. L’aver esteso l’accesso alla scuola a tutti i soggetti appartenenti alla società ha cosi permesso di superare quel principio che in passato riconosceva il diritto all’istruzione solo ai ceti più abbienti. In tal modo è evidente come viene meno, nel campo dell’istruzione, la discriminazione fondata sul sesso, religione, ceto sociale e disabilità trasformando così l’istruzione da semplice mezzo di apprendimento ad un vero e proprio strumento di inclusione sociale.

L’istruzione ai meno abbienti

L’espressione “meno abbienti” viene rivolta a quei soggetti che non possiedono alcuna fonte di reddito ovvero coloro i quali versano in condizioni economiche difficoltose. Tale situazione economica – che in caso casi potrebbe escludere o limitare l’istruzione – viene meno grazie all’aiuto che lo Stato garantisce a queste famiglie. Tale aiuto consiste nel riconoscere a tali nuclei familiari in difficoltà economiche delle agevolazioni o esenzioni permettendo di accedere a borse di studio o altri tipi di sussidi in base al valore del loro Isee (indicatore economico del nucleo familiare), al fine di poter esercitare il diritto e dovere di istruzione. Difatti, accade spesso che, a livello locale, i vari Comuni riconoscono ai meno abbienti dei sussidi per le tasse scolastiche, l’acquisto di libri scolastici, le mense e le spese di trasporto scolastico.

L’istruzione e i disabili

L’istruzione è un diritto riconosciuto ai disabili, dalla scuola materna sino all’università, tramite il sostegno a persona con handicap da parte di docenti altamente specializzati che possano coinvolgere culturalmente l’individuo permettendogli di interagire e non sentirsi escluso nel contesto scolastico ma anche da parte di altre figure professionali nei confronti di soggetti con difficoltà in termini di autonomia e/o comunicazione.

Nei confronti di tali soggetti la scuola deve garantire un piano formativo personalizzato al fine garantire un livello di apprendimento adeguato alle loro capacità nonché l’assenza di barriere architettoniche che possono escludere o limitare l’accesso agli istituti scolastici e alle loro pertinenze.

L’istruzione e i minori stranieri in Italia

L’istruzione dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea ed agli apolidi è garantita dal Testo unico in materia di immigrazione. Tale disposizione normativa garantisce, in tal modo, anche agli stranieri l’esercizio del diritto di istruzione permettendo, inoltre, al fine di migliorare l’integrazione sociale di attivare corsi ed iniziative al fine di far apprendere la lingua italiana. Tali diritto è esteso anche ai minori stranieri presenti sul territorio nazionale, i quali hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani.

L’istruzione privata

Con l’espressione scuola privata si intende l’istituzione scolastica non amministrata dallo Stato, e pertanto non statale, le cui rette pagate dagli studenti iscritti non confluiscono nelle casse dello Stato. La loro istituzione è prevista già a livello costituzionale ed ad alcune di esse è riconosciuta la piena parità con le scuole statali.

Il nostro ordinamento giuridico prevede due tipologie di scuole private:

  • scuola privata paritaria;
  • scuola privata non paritaria.

La frequenza scolastica ad entrambe garantisce l’assolvimento dell’obbligo scolastico con una sola differenza; ovvero solo la scuola privata paritaria, in quanto sottoposta istituzionalmente ai programmi e alle norme del Ministero dell’Istruzione, può rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore legale dei titoli rilasciati dalle scuole statali. Nella pratica ciò significa che l’allievo iscritto a una scuola privata paritaria avrà il suo diploma riconosciuto dallo Stato, come se avesse frequentato una scuola pubblica a differenza dello studente di una scuola privata non paritaria il quale al fine di ottenere un titolo di studio – al pari di quello conseguito presso una scuola statale – dovrà recarsi presso quest’ultima per sostenere gli esami necessari.

Istruzione e famiglia: la responsabilità dei genitori per il mancato assolvimento degli obblighi scolastici

Come accennato sopra, i genitori (o di chi ne fa le veci), hanno il dovere di istruire i figli provvedendo all’iscrizione nelle istituzioni scolastiche e/o formative.

A tal proposito, al fine di evitare la dispersione scolastica, la legge prevede a carico dei genitori, o di chi ne fa le veci, il cosiddetto “obbligo scolastico”, assicurando così ai propri figli di frequentare la scuola fino ai 16 anni.

Tale obbligo è tutelato dalla legge non sono a livello civile, nell’imporre a carico dei genitore l’obbligo di educare e istruire i figli, ma anche a livello penale.

In particolare, sotto il profilo penale tale norma ha suscitato molto scalpore a seguito di una recente sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha previsto il pagamento di un’ammenda nei confronti dei genitori che non mandano i loro figli a scuola solo nei confronti delle scuole elementari e non per le medie inferiori.

Questa sentenza evidenzia, come seppur il legislatore abbia prolungato l’obbligatorietà della scuola sino ai 16 anni, in realtà non esiste alcuna norma penale che punisca chi non garantisce il livello di istruzione a partire della scuola inferiore sino ai 16 anni, tutelando solo tale diritto per la scuola elementare.

L’istruzione per gli alunni di genitori separati e le relative spese

Cosa accade se gli alunni sono figli di genitori separati? A chi spetta decidere in merito all’istruzione?

La soluzione al problema ci viene offerta dal codice civile. Sia nel caso di separazione che divorzio tra i coniugi, la responsabilità genitoriale viene esercitata da entrambi i genitori (a meno che non sia disposto diversamente), in particolare in materia di istruzione, educazione e salute le decisioni sono prese di comune accordo tra i genitori e laddove ciò fosse impossibile, interviene il giudice.

Ma nella pratica, i genitori oltre a decidere nell’interesse (e secondo l’aspirazione) dei figli devono anche contribuire a livello economico. Infatti, in conseguenza di una separazione o divorzio tra i coniugi, quest’ultimi hanno l’obbligo di contribuire al sostentamento dei figli in base alla capacità reddituale di ciascuno di loro mediante il versamento dell’assegno di mantenimento mensile (che comprende le spese ordinarie[1]) e delle spese straordinarie, cioè spese dovute ad eventi imprevedibili rispetto alle esigenze di vita quotidiana.

A tal proposito è lecito chiedersi se le spese relative all’istruzione siano comprese nell’assegno di mantenimento o debbano, invece, considerarsi spese straordinarie. Tale questione ha comportato l’emissione di molte pronunce, tanto da portare, recentemente, il Consiglio nazionale Forense ad emanare una linea guida al fine di regolamentare tali problematiche sempre più frequenti nelle aule di tribunale.

Il CNF stabilisce che sono ricomprese nell’assegno di mantenimento le spese per tasse scolastiche (escluse quelle universitarie), il materiale scolastico di cancelleria, la mensa scolastica, uscite didattiche organizzate dalla scuola, doposcuola. Tra le spese straordinarie, ovvero non comprese nell’assegno di mantenimento, il CNF ha previsto che – ad esempio – i libri scolastici non richiedono il preventivo accordo dell’altro genitore), a differenza – ad esempio – delle iscrizioni e rette di scuole private, master e specializzazioni post universitari, spese per la preparazione alla partecipazioni a concorso, viaggi di istruzione, corsi di informatica, centri estivi ecc, tutte spese subordinate al consenso dell’altro genitore. 

L’homeschooling

Tale termine si riferisce all’istruzione parentale, cioè impartita dai genitori o da altre persone scelte dalla famiglia ai propri figli, senza accedere ad alcuna istituzione scolastica. In particolare, tale forma di educazione prevede che i genitori “sostituiscano” gli insegnanti, trasmettendo ai figli le loro conoscenze culturali e abilità, a volte usufruendo anche di testi e programmi scolastici.

L’homeschooling può essere svolta singolarmente da ciascun genitore, o a mezzo di alcune cooperative di famiglie o, infine, tramite il web.

Le famiglie che optano per questo tipo di istruzione sotto sottoposte alle leggi dello Stato, il quale permette che questa forma di educazione scolastica possa coprire tutto il percorso di studi di un ragazzo sino all’università.

L’istituto del homeschooling è molto diffuso in America, Franca, Spagna e sta prendendo piede anche in Italia. Ci si chiede se questo istituto sia legale in Italia? Ebbene sì, in quanto la Costituzione italiana riconosce come obbligatoria l’istruzione, in qualsiasi forma essa si esplichi, e non la scuola. Pertanto, le famiglie che scelgono tale forma di istruzione sono tenute ad informare l’istituto scolastico attraverso una comunicazione scritta indicando anche le loro competenze culturali; fermo restando che l’homeschooling non può rilasciare titoli di studio aventi valore legale.

Ma se i genitori decidessero, dopo alcuni anni, di far frequentare al proprio figlio la scuola statale, cosa bisognerebbe fare? La soluzione a questo interrogativo è davvero molto semplice, in quanto il passaggio dall’homeschooling alla scuola statale avviene nello stesso modo in cui l’alunno abbia frequentato una scuola privata non paritaria, e quindi con il sostenimento di un esame di idoneità volto a valutare le capacità acquisite dall’alunno.

Sebbene, l’istruzione parentale sia possibile, alla scuola pubblica – presso la quale i ragazzi dovrebbero essere iscritti – è comunque concesso di esercitare controlli sull’effettivo adempimento e svolgimento nonché un esame annuale.

Istruzione e istituto scolastico: responsabilità

In tema di istruzione un ruolo fondamentale assume l’istituto scolastico, in quanto rappresenta lo strumento, per mezzo del quale, lo Stato garantisce il diritto di istruzione. In particolare, l’istituto scolastico oltre a rispettare e garantire i programmi imposti dal Ministero dell’istruzione, deve permettere l’accesso alla scuola in condizioni di uguaglianza, all’interno di un’idonea struttura. In particolare, l’istituto scolastico deve:

  • uniformarsi al progetto educativo e all’offerta formativa predisposta dal Ministero;
  • garantire la disponibilità di locali, arredi e attrezzature conformi alle norme in materia di igiene e sicurezza dei locali scolastici;
  • vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno, per tutto il tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica[2];
  • impiegare personale docente, amministrativo e tecnico qualificato
  • garantire l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

In merito all’ultimo punto, tale obbligo deve essere garantito e controllato dal Dirigente scolastico per tutti gli alunni iscritti nel suo istituto. In particolare, la scuola deve vigilare sulla frequenza continua dei ragazzi, valutare le assenze riportate da ciascun alunno, limitando e combattendo la dispersione scolastica ed, nei casi più gravi, interagire con altre soggetti istituzionali (ad es. il Comune) al fine di riportare l’alunno all’assolvimento dell’obbligo scolastico.

note

[1] Art. 33 Cost.

[2] L’articolo 3, comma 1, del D. L. n. 167 del 14 settembre 2011 prevede che i ragazzi che hanno compiuto i 15 anni di età possono assolvere l’obbligo di istruzione anche tramite la stipula di un contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale.

[3] Circolare Ministeriale 30/12/2010, n. 101; Decreto Ministeriale 22 Agosto 2007, n. 139; Legge 27 dicembre 2006, n. 296.

[4] Art. 30 Cost.

[5] Art. 3 Cost.

[6] L. 104/92.

[7] La sentenza 80/2010 della Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale della legge 24/09/2007, n. 244 nella parte in cui fissava un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno.

[8] D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286, «Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero».

[9] L. n. 62 del 2000.

[10] art. 731 cod. pen.

[11] Cassazione sentenza n. 50624 del 07/11/2017.

[12] art. 337 cod. civ.

[13] Cass. sentenza n. 925/05.

[14] Linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare CNF, 29/11/2017.

[15] Cass. n. 3680/2011, Cass. n. 1769/2012.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI