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Foto per strada e privacy: cosa prevede la legge?

27 dicembre 2017


Foto per strada e privacy: cosa prevede la legge?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 dicembre 2017



Foto di nascosto a una persona o ai passanti: cosa rischia il fotografo che, con lo smartphone o la camera, filma o immortala chi non ha dato prima il consenso.

Un tempo si usciva di casa con la spada. Oggi con lo smartphone. Il cellulare è diventato un oggetto di difesa e di attacco. E se anche ad essere in pericolo non è più la tua vita, ma la privacy, le  conseguenze a volte non sono meno lesive. Hai mai pensato a quante volte, senza volerlo, sei “entrato” in una foto scattata da altri a monumenti, strade, musei, cortei ove ti trovavi? Tutte le volte in cui sei stato ad una conferenza, a un evento o a una festa e qualcuno ha usato il cellulare per fare un video o scattare una foto, è molto probabile che tu sia stato ripreso e che ora il tuo volto sia da qualche parte su internet. Se un tempo gli scatti restavano dentro gli album fotografici di famiglia e si traducevano in documenti “analogici” (la carta fotografica), ora invece le foto sono documenti digitali, pubblicati sui social e sottoposti ai software di riconoscimento facciale. In altre parole se anche tu stesso non sai di essere stato fotografato lo potrebbe sapere un motore di ricerca o Facebook. Un domani che questi software verranno potenziati e la loro capacità di mettere in relazione persone e immagini sarà totale, la tua riservatezza potrebbe essere a serio rischio. Vuoi davvero lasciare un’arma di questo tipo nelle mani di sconosciuti? Se anche non puoi fermare il corso della tecnica e della scienza, puoi nel frattempo sapere quali sono oggi i tuoi diritti e se esistono limiti alla possibilità di scattare fotografie agli sconosciuti. In questo articolo cercheremo di riassumere cosa prevede la legge per quanto riguarda le foto per strada e la privacy. Ma procedimento con ordine.

Il doppio consenso alla fotografia

Ogni volta che si scatta una fotografia, sia essa in un luogo pubblico o privato, bisogna chiedere sempre il consenso a tutti coloro che entrano nell’obiettivo. Il consenso non deve essere necessariamente scritto, ma può essere fornito anche con comportamenti inequivoco come il semplice fatto di mettersi in posa davanti alla fotocamera.

Se l’autore della foto vuol poi pubblicare l’immagine su un social deve chiedere un secondo e autonomo consenso [1]. Chi ha autorizzato lo scatto non è detto infatti che autorizzi anche il caricamento dell’immagine su un internet. Anche in questo caso il consenso può essere desunto da comportamenti concludenti come, ad esempio, la condivisione dell’immagine sul proprio profilo Facebook.

Se il consenso allo scatto non può più essere revocato (essendo un fatto storico che ormai si è consumato e non torna più indietro), può invece esserlo – in qualsiasi momento e senza termini – quello alla pubblicazione. Così, se inizialmente autorizzo la pubblicazione di una mia immagine su un social network posso poi chiedere che la stessa venga rimossa o oscurata.

Fotografie fatte a persone famose

Regole diverse riguardano le persone famose come volti dello spettacolo, del cinema, della televisione, politici, scienziati, ecc. Per loro, infatti, vige una privacy più attenuata. Difatti, è possibile fotografarli nel rispetto delle seguenti condizioni:

  • lo scatto deve essere effettuato in luoghi pubblici o luoghi aperti al pubblico: ad esempio per strada, in un negozio, in un ristorante o in occasione di una manifestazione; non è legale la foto scattata dal paparazzo che sia riuscito a intrufolarsi nell’ufficio del personaggio noto;
  • lo scatto non deve recare offesa all’onore, alla reputazione o al decoro della persona ritratta: ad esempio, è illecita una foto a un personaggio famoso subito dopo un incidente stradale che lo ha visto coinvolto.

Rispettando questi limiti la fotografia può anche essere venduta a terzi (è il caso del fotografo che cede i propri scatti alle agenzie).

Fotografie in occasione di eventi

Non c’è bisogno dell’autorizzazione della persona ritratta nella foto (salvo che si tratti di minorenne) se lo scatto viene eseguito in occasione di avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico cui quest’ultima abbia partecipato [2]. Ad esempio, se una persona fa una foto ad un corteo, i presenti non posso vietare lo scatto. È tuttavia necessario che la persona apparsa sulla foto non sia il vero e proprio soggetto dello scatto e l’evento solo l’occasione, ma viceversa; ad esempio, se un fotografo riprende un particolare di uno spettatore che, durante una rappresentazione teatrale, si mette le dita nel naso o si addormenta e russa non può pubblicare l’immagine senza il suo consenso di quest’ultimo. Insomma, i partecipanti all’evento devono essere solo lo “sfondo” dell’evento stesso”, uno degli elementi del fatto storico in sé e non i veri e propri soggetti. Non si può sfruttare un’occasione pubblica per scattare foto ai volti delle perone in modo da aggirare la necessità del loro consenso.

In ogni caso, perché la foto di uno sconosciuto sia lecita non è sufficiente che sia fatta in occasione di avvenimenti e cerimonie, ma è necessario che le stesse si svolgano in un luogo pubblico o aperto al pubblico. Una festa privata ad esempio non consentirebbe al fotografo di scattare immagini.

Cosa si intende per luogo pubblico o aperto al pubblico? È «pubblico» un luogo al quale si possa accedere liberamente e senza limitazioni (ad esempio un giardino pubblico, una piazza, una strada) mentre è luogo aperto al pubblico un posto di proprietà privata al quale l’accesso sia consentito secondo le condizioni dettate dal proprietario o dal gestore (ad esempio il cinema, il teatro, il centro commerciale, il bar e via dicendo).

Fotografie e giornalismo

La legge non richiede il consenso dell’interessato (salvo che si tratti di minorenne) quando la foto viene scattata per ragioni di carattere culturale, scientifico o, più in generale, giornalistico [2]. Attenzione però: quando si parla di giornalismo si intendono solo le testate registrate in tribunale e aventi il carattere del giornale tradizionale (periodicità di pubblicazione, professionalità, ecc.). Non fa giornalismo l’autore del blog su internet che pubblica le immagini dei passanti su una strada nell’ambito di un articolo, ad esempio, dedicato allo shopping natalizio.

Fotografie per strada

Lo scatto fatto per strada ai passanti senza che vi siano particolari avvenimenti, manifestazioni, feste popolari, ecc. è illegale. E ciò anche se la strada, una piazza o un marciapiede sono luoghi pubblici. Quindi, non è lecito fotografare le persone per strada a loro insaputa; tantomeno lo è pubblicare gli scatti su internet.

Anche quando l’intenzione del fotografo non è fotografare il viandante ma il panorama, la via o un palazzo, se una persona entra nello scatto ed è perfettamente riconoscibile va oscurata o cancellata a sua richiesta. Se applicassimo però, alla lettera, questa regola si avrebbe che in nessuna strada o piazza si potrebbe scattare una foto a meno che non sia completamente deserta, il che è ovviamente impossibile. Allora, per non commettere un illecito è sufficiente che i passanti non siano riconoscibili o, quantomeno, non siano l’oggetto principale della fotografia. Se una coppia si fa un selfie su una panchina del parco e, di sfondo, appaiono altre persone non commettono illecito, ma queste ultime possono comunque pretendere che l’immagine sia cancellata. Se una persona vuol scattare una foto a una strada cittadina non può chiedere a tutti i passanti di andare via, ma ben può fare lo scatto; non potrebbe però farlo se l’oggetto principale della sua foto è proprio il passante, magari mentre acquista la frutta al mercato o esce da un negozio con le buste dello shopping.

Foto fatte da investigatori privati

Se è vero che la foto a una persona che cammina per strada è vietata senza il suo consenso, allora perché i detective privati possono fare indagini, munirsi di un obiettivo con zoom e scattare foto all’insaputa degli altri? La ragione è sempre: uno dei casi in cui la legge consente le foto senza l’autorizzazione dell’interessato è quello della finalità di giustizia. Per cui se l’investigatore viene assoldato per recuperare le tracce di un altrui illecito da produrre in una causa (un tradimento, un dipendente che ha presentato un falso certificato di malattia, ecc.), il suo comportamento non è vietato e le immagini possono essere utilizzate come prova nel processo davanti al giudice. Ad esempio, il datore di lavoro può far fotografare un dipendente in malattia o durante i giorni di permesso per vedere se le giustificazioni rilasciate all’azienda siano veritiere o meno e, in quest’ultimo caso, procedere al licenziamento. Le fotografie così ottenute possono essere utilizzate in causa nel caso di contestazione del suddetto licenziamento. L’azienda non può fotografare i dipendenti nel corso della loro attività lavorativa per verificare la qualità della prestazione eseguita, poiché vietato dallo Statuto dei lavoratori.

Allo stesso modo l’agente assicurativo può fotografare il cliente per verificare che l’invalidità per cui questi ha presentato richiesta di risarcimento sia vera o fittizia.

In ogni caso, il soggetto non deve mai essere minorenne.

Foto di situazioni imbarazzanti 

La foto è ancor più vietata quando mette in imbarazzo il soggetto immortalato, anche se lo scopo è umanitario, di sensibilizzazione della società o di denuncia. Tanto per fare un esempio, secondo la Cassazione [3], pubblicare la foto di un mendicante, senza la sua autorizzazione, costituisce reato di diffamazione. La coscienza comune, infatti, pone questi soggetti in uno dei gradini più bassi della cosiddetta scala sociale e, pertanto, è naturale che chi sia costretto dalla necessità a praticare la carità si senta mortificato e gravemente ferito nella sua onorabilità. Dunque, l’eventuale pubblicazione della sua immagine sarebbe per lui fonte di una sicura diffamazione.

La Corte ha poi dato un suggerimento ai fotografi: quando le esigenze di cronaca impongono la pubblicazione di immagini di persone in qualche modo coinvolte in fenomeni su cui grava un pesante pregiudizio della collettività, è necessario sgranare la foto o coprire il volto della persona ritratta per renderla non identificabile. Ciò al fine di evitare che si crei un preciso collegamento tra il fenomeno in generale e la persona fisica, evitando per quest’ultima il conseguente disonore sociale.

Foto di bambini e minori

Inutile dire che se le foto di adulti sono vietate, lo sono ancor di più quelle dei minori. A riguardo, però, le sanzioni sono più elevate per via del fatto che si tratta di soggetti indifesi. Anche l’entità del risarcimento del danno riconosciuto al genitore è superiore rispetto a quello che potrebbe scattare per una foto fatta a un adulto senza il suo consenso, e ciò a prescindere dall’eventuale lesione prodotta dallo scatto.

Si può fotografare la polizia o i carabinieri?

È lecito fotografare un poliziotto o un carabiniere o qualsiasi altro pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni (si pensi, ad esempio, alla volante della municipale impegnata nelle operazioni di rilevamento della velocità tramite autovelox, le forze militari durante una parata, i poliziotti in un posto di blocco, i carabinieri mentre arrestano qualcuno). L’importante è che le operazioni non siano coperte da segreto istruttorio. Lo stesso dicasi per qualsiasi altro pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni: ad esempio un controllore dell’autobus mentre verifica i biglietti dei passeggeri.

Nello stesso tempo non è possibile fotografare tali soggetti quando sono in borghese, ossia fuori dall’esercizio delle proprie funzioni.

Che si rischia a pubblicare le foto di altre persone?

La legge sulla privacy [4] punisce con la reclusione fino a due anni chi esegue un illecito trattamento di dati personali tramite internet. È proprio il caso di chi pubblica la fotografia del volto di un altro soggetto senza il suo consenso. Lo scopo della pubblicazione deve però essere quello di trarne profitto e di arrecare un danno alla vittima, ma questa espressione è stata interpretata in senso lato dalla giurisprudenza, secondo cui è sufficiente – ai fini del reato – un semplice fastidio o un turbamento alla vittima. Insomma, il penale scatta anche senza che vi sia un danno di natura patrimoniale [5].

Se la pubblicazione illecita dell’immagine o del video offende la reputazione di chi vi è ritratto, chi l’ha diffusa, oltre a dover risarcire il danno, deve rispondere anche del reato di diffamazione aggravata [6] e rischia la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.

Quando l’attività investigativa avviene all’interno della proprietà privata della persona oggetto del pedinamento: in tal caso scatta il reato di illecita interferenza nella vita privata [7].

Nel caso in cui un privato pubblichi un’immagine altrui senza aver ottenuto il consenso di chi vi è ritratto, commette un illecito di natura esclusivamente civile (non quindi un reato) e l’interessato può chiedere al Tribunale di ordinare all’autore della pubblicazione o al gestore dello spazio online la cancellazione immediata delle immagini o dei video. Se poi la pubblicazione delle immagini ha provocato un danno (anche solo morale) a chi vi è ritratto, questi può chiedere il risarcimento. Il risarcimento e la rimozione possono essere richiesti anche dai genitori, dal coniuge o dai figli della persona ritratta.

note

[1] Art. 96 L. n. 633/1941 (legge sul diritto d’autore). «Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente.

Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del 2/a, 3/a e 4/a comma dell’art. 93».

[2] Art. 97 L. n. 633/1941 (legge sul diritto d’autore). «Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o colturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.

Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata».

[3] Cass. sent. n. 3721/2012.

[4] Art. 167 d.lgs. n. 196/2003.

[5] Cass. sent. n. 40356/2015 e Trib. Firenze sent. n. 3307/2015.

[6] Art. 595 cod. pen.

[7] Art. 615 bis cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com

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