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Lo sai che? Ritardato pensionamento: ho diritto al risarcimento?

Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2017

Ritardato pensionamento e lesione delle scelte di vita: quando si ha diritto al risarcimento del danno.

Il ritardato pensionamento, dovuto ad una condotta imputabile al datore di lavoro o all’ente previdenziale, può comportare il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, per lesione di una legittima scelta di vita, perdita di chance e pregiudizio alla salute psico-fisica del lavoratore.

Il lavoratore ha il diritto di scegliere se concludere la propria carriera lavorativa, una volta maturati i requisiti pensionistici. Tuttavia l’eventuale ritardato pensionamento non dà diritto automaticamente al risarcimento, essendo indispensabile la prova del danno subito.

Ritardato pensionamento: risarcimento del danno 

Secondo la Cassazione [1], qualora il lavoratore, a causa dell’illegittimo diniego della domanda di pensionamento, sia costretto a protrarre la propria attività lavorativa, non si può dubitare dell’esistenza di un danno non patrimoniale risarcibile. Quest’ultimo consiste in quella somma di ripercussioni di segno negativo conseguenti alla condotta dell’ente previdenziale che ha causato la lesione di specifici interessi costituzionalmente protetti, fra cui quello di poter realizzare liberamente una propria legittima scelta di vita.

La giurisprudenza ha individuato, nell’ambito del danno non patrimoniale risarcibile, la categoria del danno morale, o danno soggettivo puro, riconducibile alla sofferenza morale soggettiva, quella del danno biologico, riconducibile alla lesione dell’integrità psico-fisica e cioè alla compromissione della salute, e quella del danno esistenziale, riconducibile alla sfera realizzatrice dell’individuo ed attinente al “fare” del soggetto offeso.

Il danno da ritardato pensionamento rientra nella categoria unitaria del danno non patrimoniale, potendo poi essere specificato nella sua accezione di danno esistenziale (quando  il lavoratore non ha potuto realizzare sé stesso nella propria scelta di vita legata alla volontà di andare in pensione) e/o di danno biologico (quando il pregiudizio è consistito in una vera e propria lesione dello stato di salute e benessere psico-fisico).

Ritardato pensionamento: prova del danno

Secondo la giurisprudenza [2], la fattispecie del danno da ritardo va pienamente ricondotta allo schema generale della responsabilità risarcitoria da fatto illecito, con la conseguenza che il danneggiato deve provare la sussistenza di tutti i presupposti oggettivi e soggettivi dell’illecito: fatto illecito, danno e nesso causale.

Nel caso del ritardato pensionamento, il lavoratore, costretto a protrarre la propria attività lavorativa, deve quindi dimostrare che:

  1. l’impossibilità di beneficiare prima della pensione, pur avendone i requisiti, è dipesa da colpa del datore o dell’ente previdenziale che hanno ritardato la lavorazione della pratica (per esempio a causa di un errore nel calcolo dei requisiti contributivi);
  2. il ritardato pensionamento ha provocato un danno;
  3. il danno consiste nella lesione di una scelta di vita con conseguente sofferenza fisica e/o psicologica (documentata da certificazione medica e/o prove testimoniali).

Danno non patrimoniale da ritardato pensionamento

Il danno non patrimoniale consiste nella lesione di qualsiasi interesse della persona non suscettibile di valutazione economica, con natura unitaria e onnicomprensiva: il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati – danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale – risponde a esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno.

L’accertamento del danno non patrimoniale e la successiva liquidazione costituiscono questioni concrete e non astratte, obbligando il giudice alla ricerca della sussistenza di effettivi e dimostrati pregiudizi.

Ai fini della prova del danno da ritardato pensionamento, non è possibile il ricorso a massime di esperienza o a presunzioni semplici. Difatti, non può esservi un danno biologico automaticamente derivante dalla fattispecie del ritardo.

Al lavoratore che voglia ottenere il risarcimento del danno da ritardato pensionamento non basta, quindi, affermare astrattamente che la condotta dell’ente previdenziale ha leso i suoi diritti. Serve la dimostrazione di un pregiudizio concreto, discendente proprio dal ritardo nel riconoscimento del suo diritto alla pensione, costituzionalmente tutelato.

note

[1] Cass. sent. n. 3023/2009.

[2] Cons. Stato, sent. n. 5497/2016.


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