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Cartelle esattoriali: il nuovo reclamo-mediazione

27 dicembre 2017


Cartelle esattoriali: il nuovo reclamo-mediazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 dicembre 2017



Se l’importo del tributo, decurtati interessi e sanzioni, non supera 50mila euro, il contribuente deve notificare il ricorso all’ente titolare del credito perché faccia una proposta di mediazione.

Hai ricevuto una raccomandata a/r dal postino contenente una cartella di pagamento spedita da Agenzia delle Entrate Riscossione. Dopo una lettura attenta di tutti i fogli contenuti nella busta e del dettaglio dei tributi e delle sanzioni che ti vengono richiesti, ritieni che l’importo non sia dovuto; pertanto vuoi fare ricorso al giudice e, magari, sperare che l’amministrazione si accorga, già al ricevimento del tuo atto, dell’errore mastodontico in cui è caduta; il che ti darebbe la possibilità di chiudere in anticipo la controversia, evitando l’incertezza della sentenza (e magari sperando in uno sconto da parte del tuo difensore). Sei sicuro delle tue ragioni e così hai dato mandato a un avvocato di difenderti nel giudizio di impugnazione contro la cartella esattoriale. Senonché, nelle avvertenze poste al termine della cartella stessa, hai letto che, prima del ricorso, è necessario procedere al reclamo-mediazione. Ma di cosa si tratta e quando è necessario il reclamo-mediazione? In questo articolo ti spigheremo cosa devi fare per impugnare la cartella esattoriale e, nello stesso tempo, sperare in una revisione dell’atto prima ancora di andare dal giudice.

Cos’è il reclamo mediazione?

Il reclamo-mediazione è una procedura che si svolge prima della causa di impugnazione della cartella esattoriale. Il suo scopo è quello di consentire un accordo tra le parti – l’amministrazione finanziaria da un lato e il contribuente dall’altro – in modo da bloccare la lite sul nascere ed evitare un inutile lavoro ai tribunali. A tal fine, il cittadino deve comunicare all’ente titolare del credito il proprio ricorso affinché quest’ultimo possa procedere a una definizione bonaria della lite prima ancora di andare davanti al giudice. Il reclamo-mediazione però non vale per qualsiasi controversia ma solo per le cartelle esattoriali il cui importo non supera un determinato limite. Qui di seguito vedremo qual è il limite entro il quale è obbligatorio il reclamo-mediazione.

Qual è il limite di importo per il reclamo-mediazione?

A partire dal 1° gennaio 2018, il reclamo-mediazione è diventato obbligatorio per tutte le cartelle esattoriali di importo non superiore a 50.000 euro. Tale limite (che in precedenza era fino a 20mila euro) si calcola tenendo a riferimento solo l’importo del tributo, senza considerare gli interessi e le eventuali sanzioni irrogate con la cartella stessa. Pertanto ben potrebbe essere che, in presenza di una cartella di valore complessivo superiore a 50mila euro (se sommata alle sanzioni e agli interessi) la mediazione sia obbligatoria. Se, invece, il valore del solo tributo è pari o superiore a 50.001 euro, la mediazione non è più necessaria.

Le avvertenze poste in calce alla cartella di pagamento sono state aggiornate con l’indicazione della nuova soglia di 50mila euro entro la quale è obbligatoria la procedura del reclamo-mediazione per gli atti notificati dal 2018.

In caso di impugnazione parziale della cartella di pagamento, il valore della lite va determinato non sulla base dell’intero importo accertato nell’atto, ma solo di quello in contestazione con il ricorso. Ad esempio, nel caso di una cartella in cui viene richiesto il pagamento di Irpef, Irap e Iva per complessivi 51mila euro, qualora il contribuente intende impugnare solo la parte dell’Irpef pari a 20mila euro dovrà proporre reclamo mediazione.

Come si fa il reclamo-mediazione?

Fare un reclamo-mediazione è, in realtà, più difficile a dirsi che a farsi. Esso difatti si sostanzia nella semplice notifica dell’atto di ricorso all’ente titolare del credito: non quindi all’Agenzia Entrate Riscossione che ha notificato la cartella ma, tanto per fare qualche esempio, all’Agenzia delle Entrate, all’Inps, all’Agenzia delle Dogane, al Comune, alla Regione, ecc.

Il contribuente, quindi, deve procedere in tutto e perduto come se dovesse redigere l’atto di ricorso e presentarlo all’amministrazione che ha richiesto il pagamento entro il termine massimo di 60 giorni dal ricevimento della cartella esattoriale.

Oltre ai motivi del ricorso, il reclamo contiene anche una proposta di mediazione. il ricorso produce automaticamente gli effetti di un reclamo all’Ufficio. Entro i 90 giorni successivi l’amministrazione si dovrà pronunciare; nel frattempo l’atto è sospeso e non sarà possibile l’esecuzione forzata. Se non arriva risposta, il contribuente può procedere al deposito del ricorso in tribunale per avviare la causa vera e propria.

Pertanto, il reclamo si differenzia dal ricorso solo per la procedura ma ha medesimo contenuto salvo eventuale aggiuntiva proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa e con la domanda rivolta all’Ufficio di riesaminare e annullare integralmente o parzialmente l’atto impugnato.

In pratica, fatta eccezione per tale eventuale proposta, con il reclamo il contribuente avanza la stessa richiesta di tutela (l’annullamento dell’atto impugnato) dapprima all’Ufficio che l’ha emesso e poi, se questo non vi provvede, alla Commissione tributaria. I motivi pertanto coincidono ed infatti, in caso di mancato annullamento dell’atto e mancato accordo di mediazione, il giudizio procede in Commissione tributaria.

Se entro 90 giorni dalla notifica dell’istanza di reclamo-mediazione non si trova un accordo, il contribuente deve depositare lo stesso atto, nei trenta giorni successivi, presso la cancelleria del giudice competente.

Alla luce di quanto detto si comprendere che il reclamo svolge quindi una funzione analoga a quella dell’istanza di autotutela.

La valutazione della proposta di reclamo-mediazione  

L’ente titolare del credito esamina il reclamo e la documentazione prodotta, prima sotto il profilo dell’ammissibilità e, in caso di reclamo ammissibile, nel merito.

Nel corso del procedimento, l’ufficio può comunicare i relativi atti al contribuente mediante notifica (con le modalità previste per gli atti impositivi) oppure tramite PEC o fax che siano indicati nell’atto introduttivo.

Se l’ente ritiene il fondato reclamo, lo accoglie annullando in autotutela l’atto impugnato e la procedura si conclude; l’accoglimento può essere anche parziale.

L’ufficio, se non accoglie il reclamo, può:

  • valutare l’eventuale istanza di mediazione avanzata dal contribuente o, in mancanza, proporre la propria mediazione;
  • rigettarlo ed in questo caso il contribuente, per proseguire il giudizio, deve costituirsi in giudizio entro 30 giorni dalla notifica del rigetto.

In ogni caso la trattazione deve concludersi entro 90 giorni dalla notifica del reclamo (termine soggetto alla sospensione feriale 1-31 agosto).

Per la trattazione del tentativo di mediazione l’ufficio può convocare il contribuente che può farsi rappresentare dal difensore.

Quale sconto si ottiene in caso di mediazione?

Se si raggiunge una mediazione si ottiene riduzione delle sanzioni amministrative al 35% del minimo, anche se il cumulo giuridico e la continuazione operano limitatamente al singolo tributo e al singolo anno.

La possibilità di pervenire alla mediazione non è influenzata dal mancato raggiungimento di un accordo in sede di accertamento con adesione.

Che succede se si fa ricorso senza prima il reclamo-mediazione?

Se il contribuente deposita il ricorso al giudice senza aver prima avviato il reclamo-mediazione, il ricorso è improcedibile, ma non nullo o inammissibile: pertanto il giudice darà un termine al ricorrente per sanare l’omissione e rifare la mediazione. Se però non vi provvede, il ricorso viene respinto.

Reclamo in caso di richiesta di rimborso di tributi

Il reclamo-mediazione è obbligatorio anche nel caso in cui il contribuente abbia presentato una richiesta di rimborso di un tributo e l’Agenzia delle Entrate non gli abbia risposto. In tal caso siamo dinanzi all’impugnazione del rifiuto tacito alla restituzione di tributi. Il reclamo-mediazione trova applicazione nei casi in cui – alla data del 1° gennaio 2018 – non sia decorso il termine di 90 giorni dall’avvenuta presentazione di istanze relative a rimborsi superiori a 20mila euro e fino a 50mila euro, mentre non opera se – alla stessa data – tale termine dilatorio risulti già spirato [1].

Qualora l’istanza di rimborso riguardi più periodi d’imposta, il valore della lite è dato dal tributo chiesto a rimborso per singolo periodo di imposta.

Mediazione non solo per la cartella esattoriale

La procedura di reclamo-mediazione non vale solo per le cartelle di pagamento ma per qualsiasi atto fiscale entro i limiti suddetti di 50mila euro: si pensi agli atti delle Dogane, Comune, Regione, Consorzi di bonifica, Camere di Commercio, Agenzia delle Entrate.

Come costituirsi in giudizio

Il contribuente entro 30 giorni da quando ha proposto il ricorso deve – a pena di inammissibilità – costituirsi in giudizio, cioè deve depositare il proprio fascicolo presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale o spedirlo per posta in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento. Nel caso di notifica del ricorso mediante posta elettronica certificata, il deposito del fascicolo deve avvenire mediante il Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (S.I.Gi.T.), cui si accede dal Portale della Giustizia tributaria (www.giustiziatributaria.gov.it).

Per le controversie di valore non superiore a 50.000 euro e pertanto soggette a reclamo/mediazione, il contribuente – a pena di improcedibilità del ricorso – può costituirsi in giudizio entro 30 giorni solo dopo che siano trascorsi 90 giorni dalla notifica del ricorso e non sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o non sia stata conclusa la mediazione. Il termine di 90 giorni è sospeso dal 1° al 31 agosto.

Il fascicolo contiene:

  • l’originale del ricorso se è stato notificato tramite l’Ufficiale giudiziario, oppure il ricorso se notificato via posta elettronica certificata, oppure la copia del ricorso se è stato consegnato o spedito per posta; in questo caso il contribuente deve attestare che la copia sia conforme all’originale del ricorso
  • la fotocopia della ricevuta del deposito o della spedizione per raccomandata postale o la ricevuta di posta elettronica certificata
  • la documentazione relativa al versamento del contributo unificato
  • la fotocopia della cartella di pagamento
  • la nota di iscrizione a ruolo in cui devono essere indicati: le parti, il difensore che si costituisce, l’atto impugnato, la materia del contendere, il valore della lite e la data di notifica del ricorso.

Prima di costituirsi in giudizio il contribuente è tenuto a pagare il contributo unificato in base al valore della controversia. Questo valore è determinato secondo le modalità indicate al punto N.B. del paragrafo “Dati da indicare nel ricorso” e deve risultare da apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso, anche nell’ipotesi di prenotazione a debito.

Chi perde in giudizio può essere condannato al pagamento delle spese.

N.B. Se nel ricorso il difensore non indica il proprio indirizzo di posta elettronica certificata oppure la parte non indica il proprio codice fiscale, il contributo unificato è aumentato della metà.

Sospensione del pagamento

Il contribuente che propone ricorso può chiedere la sospensione del pagamento in via amministrativa o giudiziale. Se la sospensione è concessa e poi il ricorso è respinto, il contribuente deve pagare gli interessi maturati durante il periodo di sospensione del pagamento.

  • Sospensione amministrativa: la richiesta motivata di sospensione deve essere presentata in carta semplice alla Direzione che ha emesso il ruolo indicata nell’intestazione della pagina relativa al “Dettaglio degli addebiti”.
  • Sospensione giudiziale: se il pagamento della cartella può causare un danno grave e irreparabile, la richiesta motivata di sospensione deve essere proposta alla Commissione tributaria provinciale a cui viene presentato il ricorso. La domanda può essere inserita nel ricorso oppure proposta con atto separato; in questo caso, il contribuente deve notificarla alla Direzione o all’Agente della Riscossione contro cui ha proposto ricorso e depositarla presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale con le stesse modalità previste per il ricorso.

Per le controversie di valore non superiore a 50.000 euro e pertanto soggette a reclamo/mediazione, la presentazione del ricorso comporta la sospensione per 90 giorni della riscossione e del pagamento delle somme dovute in base all’atto impugnato. Decorsi 90 giorni, se non è stato notificato l’accoglimento del reclamo o non è stata conclusa la mediazione, la sospensione viene meno e sono dovuti gli interessi maturati durante il periodo di sospensione del pagamento.

note

[1] Ag. Entrate circolare n. 30/E/2017.

AGENZIA ENTRATE – CIRCOLARE N. 30/E

Direzione Centrale Affari Legali, Contenzioso e Riscossione

ROMA, 22/12/2017

OGGETTO: Reclamo/mediazione tributaria – Modifiche apportate dall’articolo 10 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 – Chiarimenti e istruzioni operative

PREMESSA

L’articolo 10 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 (di seguito: articolo 10), ha modificato la disciplina del reclamo/mediazione di cui all’articolo 17-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, elevando da ventimila a cinquantamila euro la soglia di valore delle liti che delimita l’ambito di applicazione dell’istituto ed escludendo espressamente le controversie relative a tributi che, sulla base del diritto comunitario, costituiscono risorse proprie tradizionali.

L’articolo 10 ha inoltre esteso agli agenti della riscossione la limitazione della responsabilità contabile ai fatti e alle omissioni commessi con dolo nell’ambito della procedura di mediazione tributaria, originariamente prevista per i rappresentanti dell’ente impositore che concludono la mediazione o accolgono il reclamo.

Con la presente circolare si forniscono chiarimenti sulle indicate modifiche, ferme restando, per le parti dell’istituto rimaste invariate, le indicazioni fornite con i precedenti documenti di prassi [1].

1 L’estensione del reclamo/mediazione alle controversie di valore non superiore a cinquantamila euro

Il comma 1 dell’articolo 10, nel prevedere che “All’articolo 17-bis, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, le parole: «ventimila euro» sono sostituite dalle seguenti: «cinquantamila euro»”, ha esteso l’ambito di applicazione del reclamo/mediazione alle controversie di valore non superiore a cinquantamila euro, nell’evidente intento di ampliarne la funzione deflattiva del contenzioso fino ad un importo ritenuto congruo per una previa gestione in sede amministrativa [2].

Ai fini della precisa delimitazione della nuova soglia di applicazione della procedura risulta essenziale la corretta determinazione del valore della controversia, sulla base dei consueti criteri normativi e di prassi, già ampiamente descritti con la circolare n. 9/E del 19 marzo 2012 [3].

In proposito rilevano, dunque, le disposizioni di cui al comma 2 dell’articolo 12 del D.Lgs. n. 546 del 1992, espressamente richiamato dall’articolo 17-bis, comma 1, dello stesso decreto, laddove “Per valore della lite si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l’atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste” [4].

In considerazione del carattere impugnatorio del processo tributario, il valore della lite va determinato sulla base non dell’importo accertato, ma di quello contestato5, con riferimento al singolo atto impugnato [6].

Pertanto, il valore della controversia si individua con riferimento a ciascun atto impugnato ed è dato dall’importo del tributo contestato dal contribuente con il ricorso, al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate. In caso di atto di irrogazione delle sanzioni ovvero di impugnazione delle sole sanzioni, il valore della controversia è invece costituito dalla somma delle sanzioni contestate.

Nelle controversie riguardanti il rifiuto espresso o tacito alla restituzione di tributi – che il comma 6 dell’art. 17-bis espressamente ricomprende nell’ambito di applicazione del reclamo/mediazione – il valore corrisponde all’importo del tributo richiesto a rimborso, al netto degli accessori; qualora l’istanza di rimborso riguardi più periodi d’imposta, il valore della lite è dato dal tributo chiesto a rimborso per singolo periodo di imposta [7].

Il reclamo/mediazione si applica anche qualora, in sede di autotutela parziale, l’Amministrazione finanziaria riduca l’ammontare del tributo accertato al di sotto della soglia dei cinquantamila euro, purché ciò avvenga in pendenza dei termini per la proposizione del ricorso (cfr. circolare n. 33/E del 3 agosto 2012, paragrafo 5.1); l’istituto non trova, invece, applicazione qualora tale riduzione abbia luogo dopo la notifica del ricorso (cfr. citata circolare n. 33/E del 2012, paragrafo 5.2).

2 L’entrata in vigore della nuova disciplina

Con riferimento all’entrata in vigore dell’innalzamento della soglia di valore delle controversie mediabili, il comma 2 dell’articolo 10 precisa che “Le modifiche di cui al comma 1 si applicano agli atti impugnabili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2018”.

Per l’individuazione del dies a quo della nuova disciplina, si ripropongono le indicazioni fornite con la circolare n. 9/E del 2012, al paragrafo 1.5, in merito alla nozione di atto notificato.

In particolare, la notifica si considera perfezionata al momento della ricezione dell’atto da parte del contribuente e, dunque, rileva la data in cui la notifica si perfeziona per il destinatario. Ne consegue che, se l’atto è notificato a mezzo posta anteriormente al 1° gennaio 2018, ma ricevuto dal contribuente successivamente a tale data, l’eventuale controversia innanzi alla Commissione tributaria provinciale, anche di valore superiore a ventimila e fino a cinquantamila euro, ricade nell’ambito di applicazione dell’articolo 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992.

Qualora l’impugnazione concerne il rifiuto tacito alla restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi o altri accessori, occorre tenere conto della regola fissata dall’articolo 21, comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992 [8], secondo cui il ricorso non può essere proposto prima del decorso di novanta giorni dalla data di presentazione della domanda di restituzione. Pertanto, il reclamo/mediazione trova applicazione anche nei casi in cui – alla data del 1° gennaio 2018 – non sia decorso il termine di novanta giorni dall’avvenuta presentazione di istanze relative a rimborsi superiori a ventimila e fino a cinquantamila euro, mentre non opera se – alla medesima data – tale termine dilatorio risulti già spirato.

In sintesi, il reclamo/mediazione si applica anche alle controversie di valore superiore a ventimila e fino a cinquantamila euro concernenti:

a) atti notificati (rectius, ricevuti dal contribuente) a decorrere dal 1o gennaio 2018;

b) rifiuti taciti per i quali, alla data del 1o gennaio 2018, non sia interamente decorso il termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda di restituzione.

3 La limitazione di responsabilità dell’agente della riscossione

Il comma 3 dell’articolo 10 ha modificato l’articolo 39, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 [9], includendo anche i rappresentanti dell’agente della riscossione nel novero dei soggetti che, nel concludere una mediazione o accogliere un reclamo, con riguardo alle valutazioni di diritto e di fatto operate ai fini della definizione del contesto, rispondono, sotto il profilo della responsabilità contabile, limitatamente alle ipotesi di dolo.

L’intervento appare coerente con l’estensione dell’ambito di applicazione del reclamo/mediazione agli atti emessi dall’agente della riscossione, operata dall’art. 9, comma 1, lettera l) del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 [10] e risponde alla necessità di evitare una ingiustificata disparità di trattamento, rispetto agli enti impositori, dell’agente della riscossione.

4 L’esclusione delle cause su tributi costituenti risorse tradizionali dell’Unione europea

Il comma 3-bis [11] dell’articolo 10 ha aggiunto, all’art. 17-bis del D. Lgs. n. 546 del 1992, il comma 1-bis, secondo cui “Sono esclusi dalla mediazione i tributi costituenti risorse proprie tradizionali di cui all’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), della decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014”.

Conseguentemente, il reclamo/mediazione non si applica alle controversie relative alle risorse proprie tradizionali comunitarie, quali, in specie, “prelievi, premi, importi supplementari o compensativi, importi o elementi aggiuntivi, dazi della tariffa doganale comune e altri dazi fissati o da fissare da parte delle istituzioni dell’Unione sugli scambi con paesi terzi, dazi doganali sui prodotti che rientrano nell’ambito di applicazione del trattato, ormai scaduto, che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, nonché contributi e altri dazi previsti nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero”.

Viene così esteso anche all’istituto del reclamo/mediazione il principio dell’indisponibilità dei tributi costituenti risorse proprie comunitarie, già recepito in altre discipline nazionali [12].

Le Direzioni regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i principi enunciati con la presente circolare vengano puntualmente osservati dagli Uffici dipendenti.

IL DIRETTORE DELL’AGENZIA

Ernesto Maria Ruffini (firmato digitalmente)

[1] Indicazioni in materia sono state fornite con le circolari n. 9/E del 19 marzo 2012, n. 25/E del 19 giugno 2012 (paragrafo 10.2), n. 33/E del 3 agosto 2012, n. 49/T del 28 dicembre 2012, n. 1/E del 12 febbraio 2014, n. 10/E del 14 maggio 2014 (punti 2.1 e 2.2) e n. 38/E del 29 dicembre 2015 (paragrafo 1.7).

[2] Nella Relazione illustrativa al DL n. 50 del 2017 si chiarisce che, “In considerazione della necessità di deflazionare il contenzioso tributario presso le commissioni tributarie e presso la Corte di cassazione, l’ambito di applicazione della mediazione di cui all’art. 17-bis del decreto legislativo n. 546 del 1992 viene esteso alle controversie tributarie di valore superiore all’attuale limite di 20.000 euro e fino a 50.000 euro”.

[3] Cfr., in particolare, paragrafo 1.3 della circolare n. 9/E del 2012.

[4] Si ricorda che, in base al comma 1 dello stesso articolo 17-bis, non sono mediabili le controversie di valore indeterminabile, ad eccezione di quelle di cui all’articolo 2, comma 2, primo periodo del D.Lgs. n. 546 del 1992, quali “le controversie promosse dai singoli possessori concernenti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale”.

[5] In tal senso, cfr. paragrafo 1.3 della circolare n. 9/E del 2012.

[6] Come precisato dalla circolare n. 9/E del 2012, paragrafo 1.3, se la contestazione concerne più tributi accertati con un medesimo atto, il valore è pari alla somma delle imposte che hanno formato oggetto di contestazione, mentre se riguarda più atti (come in caso di ricorso cumulativo), il valore della lite va calcolato in relazione a ciascun atto impugnato.

[7] Il comma 6 dell’articolo 17-bis ricomprende espressamente tra le cause mediabili le “controversie aventi per oggetto la restituzione di somme”, anche a seguito di rifiuto tacito sulla restituzione di tributi, sanzioni, interessi o altri accessori.

[8] Il richiamato articolo 21, comma 2, stabilisce che “Il ricorso avverso il rifiuto tacito della restituzione di cui all’articolo 19, comma 1, lettera g), può essere proposto dopo il novantesimo giorno dalla domanda di restituzione presentata entro i termini previsti da ciascuna legge d’imposta e fino a quando il diritto alla restituzione non è prescritto”.

[9] Nello specifico, il citato comma 3 dell’articolo 10 prevede che “All’articolo 39, comma 10, del decreto- legge 6 luglio 2011, n. 98, …, dopo la parola: «ente», sono inserite le seguenti: «e dell’agente della riscossione»”. Pertanto, il novellato comma 10 dell’articolo 39 del DL n. 98 del 2011 così recita: “Ai rappresentanti dell’ente e dell’agente della riscossione che concludono la mediazione o accolgono il reclamo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 29, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”. Il citato articolo 29, comma 7, del DL n. 78 del 2010 a sua volta stabilisce che “Con riguardo alle valutazioni di diritto e di fatto operate ai fini della definizione del contesto …, la responsabilità di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20 [ovvero, la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica; n.d.r.] e successive modificazioni, è limitata alle ipotesi di dolo”.

[10] La circolare n. 38/E del 2015, al paragrafo 1.7.1, precisa che “Tenuto conto della natura degli atti degli agenti e dei concessionari privati della riscossione, si ritiene che il reclamo possa trovare applicazione per le impugnazioni concernenti, in particolare: – cartelle di pagamento per vizi propri; – fermi di beni mobili registrati di cui all’articolo 86 del DPR n. 602 del 1973; – iscrizioni di ipoteche sugli immobili ai sensi dell’articolo 77 del DPR n. 602 del 1973”.

[11] Il comma 3-bis è stato inserito dalla legge di conversione del DL n. 50 del 2017.

[12] Si citano, in proposito, l’articolo 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, che, in materia di procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento, preclude la possibilità di falcidia “In ogni caso, con riguardo ai tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, …”, nonché l’articolo 11 dello stesso DL n. 50 del 2017, il quale esclude tale categoria di tributi dalla definizione agevolata delle controversie tributarie.

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1 Commento

  1. Nel testo mi sembra ci sia un errore che potrebbe generare confusione . A un certo punto si scrive giustamente che trascorsi i 90 giorni dalla notifica senza aver ottenuto risposta o, ritenuta non soddisfacente, entro i successivi 30 giorni si deve depositare il ricorso e costituirsi. Fino a qui bene, solo che subito dopo si elencano organi giudicanti cui non è previsto ne il reclamo ne la mediazione (G.d.P., del lavoro, ecc.). Infatti esso è previsto, purtroppo, solo per le materie di competenza della commissione tributaria.

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