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Contratto di lavoro: deve essere scritto?

1 Gennaio 2018


Contratto di lavoro: deve essere scritto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Gennaio 2018



Come avviene l’assunzione di un dipendente: l’avvio al lavoro anche in forma orale e la comunicazione al centro per l’impiego.

Un’azienda ti ha offerto un posto come assistente. Si tratta della prima volta che lavori come dipendente, per cui hai accettato di buon grado, anche per iniziare a fare esperienza ed arricchire il tuo curriculum. Hai parlato con il capo del personale che ti ha illustrato, a parole, i compiti e le mansioni che dovrai svolgere, quale sarà l’inquadramento contrattuale e, non in ultimo, la tua busta paga. Ti ha dato appuntamento per il primo giorno di lavoro, ma ancora nessuna lettera o contratto ti è arrivato a casa né ti è stato fatto firmare nulla. Il tuo dubbio è che ti stiano prendendo in giro o che non ti vogliano regolarizzare. E l’ultima cosa che vuoi, in questo momento, è un lavoro in nero. Ti sorge però il sospetto che, anche senza un contratto scritto, il rapporto sia ugualmente valido ed efficace, così ti chiedi se il contratto di lavoro deve essere scritto o può anche essere orale. In questo articolo ti spiegheremo come si assume un dipendente e quali sono le formalità che deve rispettare il datore di lavoro per poter regolarizzare una persona.

In generale, in Italia, i contratti non devono necessariamente avvenire per iscritto. La maggior parte dei rapporti giuridici stipulati quotidianamente sono in forma orale. Si pensi all’acquisto di un giornale, al caffè al bar, al rifornimento alla pompa di benzina, ecc. Solo in casi assolutamente eccezionali la legge impone la forma scritta (ad esempio l’acquisto o la donazione di un immobile, un contratto di affitto a uso abitativo, un mutuo con la banca). In tutte le altre ipotesi, la scrittura privata viene rimessa alla volontà delle parti. Di solito, tanto più è importante economicamente o prolungato nel tempo il rapporto giuridico, tanto preferibile è firmare un documento scritto. Il foglio di carta evita possibili discussioni e contestazioni che potrebbero sorgere in un futuro tra le parti. Se invece tutte le condizioni del contratto sono ben definite per iscritto diventa più difficile mettere in discussione gli accordi iniziali.

Detto ciò, vediamo se il contratto di lavoro deve essere scritto o può essere anche orale. Nella prassi si è soliti ricorrere a un contratto scritto per assumere un dipendente ma questo non è essenziale per legge: il contratto di lavoro può essere concluso anche verbalmente o con un comportamento concludente come l’inizio dell’attività e lo svolgimento effettivo delle mansioni. Se, ad esempio, in un cantiere, si presenta una persona per chiedere un lavoro e il capo cantiere gli dice di spostare dei mattoni, e di farlo tutti i giorni, si configura automaticamente un rapporto di lavoro. È da questo momento e non dall’eventuale (ma non necessaria) firma del contratto che decorre l’assunzione.

Il contratto di lavoro assume di solito due forme: o quella del contratto vero e proprio (con la firma del datore e del prestatore) oppure quello della cosiddetta lettera di assunzione. In entrambi i casi si applicano le regole stabilite dal codice civile sui contratti in generale. Nella quasi totalità dei casi, le aziende preferiscono sempre la firma di un documento per formalizzare il contratto di lavoro che di solito è la lettera di assunzione. A volte sono i contratti collettivi nazionali a richiedere la forma scritta, ma questa serve solo ai fini della prova e non della validità del contratto (che pertanto è valido anche oralmente). La mancanza della lettera di assunzione pone a carico del datore di lavoro la prova del contenuto del contratto, mentre in presenza della lettera spetta al lavoratore dimostrare che il contenuto è diverso da quello messo per iscritto.

La forma scritta e la sottoscrizione sono richieste dalla legge ai fini della validità per l’inserimento nel contratto di lavoro di particolari clausole, quali ad esempio il patto di prova e il patto di non concorrenza.

Attenzione a non confondere l’assunzione vera e propria con la denuncia dell’assunzione al centro dell’impiego. Si tratta di due cose completamente diverse. Come detto, l’assunzione non richiede forme particolari e può avvenire sia per iscritto che oralmente o con comportamenti concludenti come l’inizio delle attività. Tutte le volte, però, che una persona inizia a lavorare per un’altra quest’ultima è tenuta a effettuare le comunicazioni alle autorità amministrative preposte. In particolare, entro il giorno precedente l’inizio del rapporto di lavoro (sia che ci sia o meno un contratto scritto), il datore di lavoro deve comunicare in via telematica l’assunzione del lavoratore ai Servizi per l’impiego. Questo adempimento è utile ai fini dell’assolvimento degli obblighi di comunicazione anche nei confronti dei Centri per l’impiego, del ministero del Lavoro, dell’INPS, dell’INAIL e dell’Ispettorato nazionale del lavoro per le attività di rispettiva competenza. Inoltre, al momento dell’assunzione  il datore deve assicurare contro il rischio di responsabilità civile verso terzi conseguente a colpa nello svolgimento delle proprie mansioni i quadri e tutti gli altri dipendenti che, a causa del tipo di mansioni svolte, sono particolarmente esposti a tale rischio.

La comunicazione di assunzione deve essere effettuata entro le ore 24 del giorno antecedente a quello di effettiva instaurazione del rapporto di lavoro, anche se si tratta di giorno festivo.

Se il dipendente inizia a lavorare prima della comunicazione al centro per l’impiego, la sua attività è considerata «in nero», ma non per questo egli ha meno diritti degli altri colleghi regolarmente assunti. Infatti, la legge stabilisce che al lavoratore non regolarizzato si applicano le stesse norme degli altri dipendenti, atteso che l’assunzione non comunicata alla P.A. è ugualmente valida ed efficace; dall’inadempienza alle norme amministrative conseguono solo sanzioni per il datore di lavoro. Quindi, tanto per fare un esempio, il dipendente in nero ha diritto allo stesso stipendio di quello che gli spetterebbe se fosse stato denunciato, ha diritto alle ferie, al Tfr, al licenziamento solo per motivi disciplinari o crisi aziendale, ecc.


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