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Lo sai che? Prescrizione penale

Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 dicembre 2017

La prescrizione, nel processo penale, è una causa di estinzione del reato che impedisce di essere condannati.

Hai commesso un reato e vuoi sapere quando il Pubblico ministero non potrà più procedere nei tuoi confronti? O hai ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari con il quale hai appreso di essere stato denunciato e vuoi sapere se rischi di essere condannato o il reato si prescriverà? In questo articolo chiariremo cosa si intende per prescrizione penale e qual è la differenza tra la prescrizione breve e la prescrizione lunga.

Cos’è la prescrizione penale?

Immaginiamo che un soggetto abbia commesso un reato a danno di un terzo nell’anno 2007 e la vittima decida di non denunciarlo per le motivazioni più varie finché, dieci anni dopo (nel 2017), si decide a sporgere querela.

Lo può fare ed è possibile che un soggetto rischi di essere condannato dopo così tanti anni? Questo esempio pone due problemi: il primo, relativo al termine per la presentazione della denuncia o della querela per il quale rinviamo all’articolo cosa vuole dire reati a querela di parte; il secondo, relativo alla possibilità che lo stato persegua un reato a distanza di dieci anni.

Ebbene, fatta eccezioni per reati molto gravi per i quali la legge prevede una pena estremamente alta (uguale o superiore nel massimo a dieci anni), anche se la vittima conserverà il potere di sporgere denuncia (nei casi di reati perseguibili d’ufficio), il colpevole non potrà essere condannato perché il reato sarà prescritto.

La prescrizione penale, infatti, risponde proprio all’esigenza di evitare che i processi nati nei termini giusti durino un’eternità e che il colpevole resti in balia di una decisione (della persona offesa o del tribunale) senza limiti di tempo.

La prescrizione penale prevede che, decorso un certo limite di tempo, corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge (e, comunque, ad un tempo non inferiore a sei anni, se si tratta di delitto, e a quattro anni, se si tratta di contravvenzione), il reato venga dichiarato estinto al di là di qualsiasi accertamento giudiziale [1]; in sintesi lo stato, trascorso un determinato numero di anni, rinuncia a condannare il reo o presunto tale. Questa si definisce prescrizione breve.

Per esempio, il reato di maltrattamenti (punito con la reclusione da due a sei anni), secondo la regola della prescrizione breve, dovrebbe prescriversi in sei (cioè, se il reato è stato commesso nell’aprile 2010, il reato è prescritto nell’aprile 2016), eppure potrebbe non essere così in quanto vi sono atti che interrompono il decorso della prescrizione ed altri che la sospendono.

 Da quando decorre la prescrizione?

La regola generale prevede che il termine di prescrizione decorra:

  • per il reato consumato (ad esempio omicidio da cui sia derivata la morte della vittima), dal giorno della consumazione (ovvero del decesso);
  • per il reato tentato (ad esempio omicidio in cui la vittima non è morta) dal giorno in cui è cessata l’attività del colpevole (ovvero dal ferimento a cui non è seguito il decesso);
  • per il reato permanente (o continuato), dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione (il reato permanente è quello che si protrae nel tempo, come i maltrattamenti che permangono per tutto il periodo della convivenza, per cui il termine decorre da quando è terminata la convivenza o, comunque, dall’ultimo atto di violenza commesso) [2].

Il termine di prescrizione è interrotto (ed inizia cioè a decorrere da zero) quando sono emessi alcuni atti [3] quali:

  • sentenza di condanna;
  • decreto di condanna;
  • ordinanza che applica le misure cautelari personali;
  • ordinanza di convalida del fermo e dell’arresto;
  • interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice;
  • interrogatorio reso davanti alla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero (questa parte è stata aggiunta con la riforma);
  • richiesta di rinvio a giudizio;
  • provvedimento di fissazione dell’udienza in camera di consiglio;
  • decreto di fissazione dell’udienza preliminare;
  • ordinanza che dispone il giudizio abbreviato;
  • decreto che dispone il giudizio immediato;
  • decreto di citazione a giudizio.

Tuttavia in nessun caso l’interruzione della prescrizione (che indichiamo come prescrizione lunga) può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere (ad eccezione dei reati di corruzione ed induzione indebita per i quali, la nuova riforma, ha previsto l’ aumento della metà della pena) [4]. 

Cos’è la sospensione della prescrizione?

Il termine di prescrizione resta sospeso nel caso di [5]:

  • autorizzazione a procedere, dalla data del provvedimento con cui il pubblico ministero presenta la richiesta sino al giorno in cui l’autorità competente la accoglie;
  • deferimento della questione ad altro giudizio, sino al giorno in cui viene decisa la questione (la norma è divenuta più specifica, in precedenza si limitava a prevedere soltanto il deferimento ad altro giudizio);
  • rogatorie all’estero, dalla data del provvedimento che dispone una rogatoria fino al giorno in cui l’autorità richiedente riceve la documentazione, o comunque decorsi sei mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria (questo comma è stato inserito con la riforma del codice);
  • impedimento dei difensori, delle parti o di richiesta dell’imputato o del suo difensore (resta ferma la sospensione del termine di prescrizione per la sola durata di sessanta giorni che decorrono dal giorno successivo alla prevedibile cessazione dell’impedimento).

Il corso della prescrizione resta, altresì, sospeso [6]:

  • dal giorno previsto per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di primo grado (termine che può coincidere con la lettura del dispositivo o essere fissato nei quindici, trenta o quarantacinque giorni successivi alla lettura del dispositivo) sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, sino ad un massimo di un anno e sei mesi;
  • dal termine previsto per il deposito della motivazione della sentenza di condanna di secondo grado, sino alla pronuncia del dispositivo della sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi.

Tornando al nostro esempio, siamo già a sette anni e 6 mesi (cioè i sei anni di prescrizione breve più un quarto per l’interruzione), vi è una sospensione perchè l’avvocato non ha potuto partecipare all’udienza, aggiungiamo 60 giorni ed avremo il termine di prescrizione di sette anni ed otto mesi (circa).

Ancora, se siamo il secondo grado viene fissato dopo due anni dalla sentenza di primo grado al termine di sette anni ed otto mesi dobbiamo aggiungere i 18 mesi per un totale di 14 anni e tre mesi.

note

[1] Art. 157, co.1 cod. pen.

[2] Art. 158, co. 1 cod. pen.

[3] Art. 160, co. 1 cod. pen.

[4] Art. 161, co. 2 cod. pen.

[5] Art. 159, co. 1 cod. pen.

[6] L. n. 103 del 23.6.2017.


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