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Licenziamento comunicato tardi: è valido?

28 dicembre 2017


Licenziamento comunicato tardi: è valido?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 dicembre 2017



Se il giudice accerta un notevole e non giustificato ritardo nel licenziamento scatta il risarcimento del danno.

L’azienda presso cui lavori ha criticato un tuo comportamento commesso diversi mesi fa, comportamento che – a dire dei vertici – è talmente grave da comportare il licenziamento. Così ti è appena arrivata la lettera di preavviso del procedimento disciplinare con la quale ti sono stati dati cinque giorni di tempo per presentare difese, all’esito dei quali verrà presa una decisione definitiva. Avevi avuto il sentore che qualcosa non andasse e che ci fosse un certo malcontento, ma tutto il tempo trascorso ti aveva fatto ormai credere che il capo “ci fosse passato sopra”. Così evidentemente non è stato; ma ora ti viene difficile recuperare le prove della tua innocenza e, inoltre, non troverai più alcun collega che possa ricordare i fatti vecchi per testimoniare in tuo favore. Non c’è che dire: l’aver fatto passare tutti questi mesi ha giocato a favore dell’azienda, tanto che ti viene il sospetto che il ritardo sia stato studiato ad arte per pregiudicarti; nella peggiore delle ipotesi, dunque, il licenziamento non può essere valido. Dal lato suo, il datore fa presente che, prima dell’avvio del procedimento disciplinare, è stato necessario procurarsi le prove della tua colpevolezza e, a tutto voler concedere, visto che il fatto è accaduto realmente, hai diritto solo a un risarcimento. Chi dei due ha ragione? Il licenziamento comunicato tardi è valido? La risposta a questo quesito è stata fornita proprio ieri dalle Sezioni Unite della Cassazione che hanno, sul punto, chiarito un aspetto molto importante della disciplina dei nuovi contratti di lavoro.

Quando si avvia il procedimento per un licenziamento disciplinare, è necessario prima contestare l’addebito al dipendente. La contestazione deve essere

  • immediata: non deve cioè passare troppo tempo dal fatto oggetto del procedimento. La legge non specifica quanto sia questo tempo, ma lo lascia interpretare al giudice sulla base delle dimensioni dell’azienda e della specifica necessità di procurarsi le prove della colpevolezza;
  • specifica: l’individuazione dei fatti contestati deve essere effettuata con sufficiente precisione, anche se in forma sintetica, in modo che non risulti incertezza circa l’ambito delle questioni sulla quali il lavoratore è chiamato a difendersi;
  • immutabile: una volta scritta la lettera di contestazione, non possono essere addebitati al dipendente fatti o comportamenti ulteriori o diversi.

Tra questi elementi, quello che ha fornito più dubbi interpretativi è quello dell’immediatezza della contestazione. La contestazione dell’addebito deve essere tempestiva, con riferimento al momento della commissione del fatto o della piena conoscenza del fatto stesso da parte del datore di lavoro [2]. Questo significa che è valida una contestazione intervenuta dopo qualche settimana – o persino dopo qualche mese – se il ritardo è stato dettato dalla necessità dell’accertamento e dalla verifica dei fatti [3] o per un’adeguata valutazione della gravità dell’addebito [4]. Si pensi al caso di un’azienda dalla struttura particolarmente complessa dove, per prassi interna, le contestazioni vengono segnalate prima dal capo personale all’ufficio superiore e poi le decisioni passano al consiglio di amministrazione; o al fatto che il comportamento del lavoratore consiste in una serie di fatti che, componendo un’unica condotta, esigono una valutazione unitaria [5].

Quali sono le conseguenze di un licenziamento comunicato tardi? In caso di licenziamento disciplinare motivato e quindi legittimo, quando però il datore effettua la contestazione con notevole e ingiustificato ritardo, quali sono le ricadute per datore e dipendente? Su questo punto ha risposto la sentenza delle Sezioni Unite di ieri. In caso di licenziamento disciplinare dichiarato illegittimo per tardività della contestazione al dipendente spetta solo un risarcimento di importo compreso tra 12 e 24 mensilità della retribuzione globale di fatto; non spetta, invece, la reintegrazione sul posto di lavoro, in quanto tale sanzione si applica a fattispecie diverse e più gravi. L’inadempimento del datore all’obbligo della contestazione immediata non può essere una condizione che consente un’eventuale reintegra proprio perché l’errore del prestatore c’è stato e quindi il licenziamento disciplinare è legittimo.

Dunque, fermo restando l’illegittimità della procedura del licenziamento tardivo, non si può far annullare il provvedimento e il dipendente vanterà solo il diritto a un’indennità risarcitoria. E ciò vale anche per i licenziamenti per quali si applica ancora il vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L’articolo 18 non include mai la contestazione tardiva tra i vizi che comportano la reintegrazione sul posto di lavoro.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 30985/2017 del 27.12.2017.

[2] Cass. sent. n. 25070/2013, n. 10069/2016.

[3] Cass. sent. n. 7499/2013; n. 12702/2012.

[4] Cass. sent. n. 3058/2013.

[5] Cass. sent. n. 14621/2016, n. 12712/2017.

La dichiarazione giudiziale di risoluzione del licenziamento disciplinare conseguente all’accertamento di un ritardo notevole e non giustificato della contestazione dell’addebito posto a base dello stesso provvedimento di recesso ricade ratione temporis, nella disciplina dell’articolo 18 della legge 300/1970 così come modificato dal comma 42, dell’articolo 1 della legge 92/2012 (riforma Fornero), comporta l’applicazione della sanzione dell’indennità come prevista dal quinto comma dello stesso articolo 18 della legge n. 300/1970


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1 Commento

  1. Buongiorno ,io sono stato licenziato per la crisi senza preavviso ,mi devono pagare gli straordinari ,ho fatto causa e il Giudice ha dato ragione alla ditta ,per crisi (che poi ha chiuso )ho dovuto pagare il mio avvocato e il loro mi ha estorto i soldi dal conto il comune con mia moglie ,per colpa dello stress ho avuto un infarto ,ora sono 5 anni che sono ha casa ,nessuno si prende la responsabilita di assumermi ,e con oltre 30 anni di lavoro alle spalle l’inps mi ha dato il 46% di invalidita ,grazie al Sig.Ferronato Corrado io ho la vita rovinata

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