Diritto e Fisco | Articoli

La moglie cambia le chiavi di casa: addio mantenimento

28 dicembre 2017


La moglie cambia le chiavi di casa: addio mantenimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 dicembre 2017



Perde l’assegno di mantenimento il coniuge che si macchia di comportamenti non collaborativi.

Finché la coppia è sposata deve mantenere un atteggiamento collaborativo, anche se ormai la rottura è evidente, e marito e moglie litigano spesso. Questo significa che nessuno dei due coniugi può mandare via di casa l’altro, ad esempio cambiando le chiavi di casa. In una ipotesi del genere, oltre all’illecito civile, che potrebbe configurare il diritto a un risarcimento del danno, e al reato di violenza privata, scatta anche l’addebito nella separazione e la perdita del diritto al mantenimento. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Se il cambio della serratura di casa avviene per via della rottura della convivenza e di un comportamento altrettanto colpevole dell’altro coniuge, scatta ciò che viene definito «addebito reciproco»: in pratica sia il marito che la moglie sono responsabili per la rottura della convivenza; per cui il giudice addebita la separazione a entrambi. Anche in questo caso però chi cambia le chiavi della serratura per impedire al coniuge litigioso di entrare in casa perde il diritto al mantenimento.

I Supremi giudici hanno ricordato che i coniugi devono essere animati da spirito di collaborazione; chi manifesta il proprio distacco e la propria disaffezione con atteggiamenti «aggressivi e trancianti», come ad esempio il cambio della serratura della porta di casa, subisce l’addebito anche in presenza di una colpa dell’altro coniuge.

Ecco una rassegna di recenti sentenze che hanno affrontato lo stesso tema del cambio delle chiavi di casa. Leggi anche Prima della separazione vietato cambiare la serratura di casa.

Tribunale Verona, sez. I, 23/09/2015,  n. 7560

È configurabile illecito spoglio del possesso, laddove il coniuge sostituendo la serratura privi del godimento della casa l’altro coniuge: a nulla rileva l’assunto di aver interpretato la partenza del coniuge come un rilascio definitivo dell’appartamento.

Ufficio Indagini preliminari Torino, 17/03/2013,  n. 479 

La sostituzione della serratura della porta d’ingresso dell’abitazione o l’inserimento nella serratura delle chiavi al fine di evitare l’ingresso del coniuge integra il reato di violenza privata.

Tribunale Reggio Emilia, 25/02/2003

Quando i coniugi effettivamente convivano nell’abitazione coniugale di proprietà esclusiva d’uno di loro, l’altro coniuge è quanto meno detentore qualificato dell’abitazione e come tale è attivamente legittimato all’azione di spoglio quando sia stato estromesso dall’abitazione stessa, alienata a un terzo, sostituendone intanto la serratura.

Cassazione penale, sez. VI, 17/11/1999,  n. 14367 

In tema di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, integra il reato di cui all’art. 388 comma 1 c.p., il coniuge che, attraverso la sostituzione della serratura della casa coniugale, si sottrae al provvedimento con il quale il presidente del tribunale, nel corso della causa di separazione, assegnava la casa in uso esclusivo all’altro coniuge, atteso che, con l’espressione “sentenza di condanna”, la legge ha inteso comprendere tutti i provvedimenti che, a prescindere dalla loro denominazione o forma, rivestono la natura di decisioni giudiziarie con imposizione di obblighi di carattere civilistico.

Tribunale Ravenna, 13/07/2016

Dal principio stabilito da Cass. n. 7241 del 21 marzo 2013, secondo cui la convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare consegue che l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio, che deve essere a maggior ragione applicato tra coniugi, rispetto a ciascuno dei quali, pur se non proprietario, può sicuramente determinare una posizione di compossesso del bene. Venuta meno la vita coniugale con la separazione, se vi sono figli minori od economicamente non autosufficienti, in mancanza di accordo è il giudice della separazione, pur non innovando il titolo di godimento od i diritti reali delle parti, a concentrare la situazione possessoria in capo al coniuge in favore del quale venga disposta l’assegnazione della casa familiare. In questa sede non è opponibile al possessore il vieto brocardo feci, sed iure feci (massima tratta da Il Caso. It., sez. Giurisprudenza, 15901, pubbl. il 6/10/2016)  .

Cassazione civile, sez. I, 29/10/1997,  n. 10648 

L’allontanamento di un coniuge dalla casa familiare è giustificato, e non può, pertanto, essere invocato quale causa dell’addebito a questi della separazione, in presenza di una situazione di tensione tra i coniugi. (Nella specie la madre del marito, in possesso delle chiavi della casa coniugale, accedeva a questa in ogni momento, così intromettendosi nella vita privata della nuora, con una condotta permessa e approvata dal marito ma non tollerata dalla moglie).

Cassazione civile, sez. II, 05/06/1991,  n. 6348 

Il provvedimento emesso dal presidente del Tribunale in sede di separazione personale dei coniugi di assegnazione della casa coniugale ad uno di essi – ancorché di proprietà esclusiva dell’altro – conferisce al coniuge assegnatario un diritto personale di abitazione con tutte le facoltà ad esso inerenti con la conseguenza che lo stesso assegnatario può legittimamente provvedere al cambiamento della serratura della porta d’ingresso della detta abitazione senza che ciò possa configurare spoglio, risultando interdetto il godimento del coniuge non assegnatario quale debito e valutato effetto del provvedimento presidenziale di attribuzione del diritto di abitazione all’altro coniuge.

note

[1] Cas. ord. n. 30746/17 del 21.01.2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI