HOME Articoli

Lo sai che? Pulizie di casa: da che ora?

Lo sai che? Pubblicato il 28 dicembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 28 dicembre 2017

A partire da quale ora è possibile fare rumore la mattina in un appartamento in condominio?

Tutte le mattine ti alzi presto dal letto per andare a lavoro; il tuo turno, infatti, inizia prima degli altri colleghi. Questo ti costringe a dover programmare la sveglia quando ancora gran parte delle persone dorme. Poiché “smonti” dal lavoro solo nel tardo pomeriggio, prima di uscire vorresti sbrigare le principali faccende domestiche in modo da trovarti, la sera, con i lavori di casa già fatti. Un vicino, però, ti ha fatto sapere che, il giorno precedente, lo hai svegliato col rumore dei piatti riposti negli stipi quando hai “scaricato” la lavastoviglie e dall’aspirapolvere passata sul corridoio. Gli fai notare che alle sei di mattina le strade sono già piene di auto e il rumore che proviene dall’esterno non è certo inferiore a quello che fai tu dentro l’appartamento. Lui invece sostiene che, prima di una certa ora, non si possano sbrigare le faccende domestiche. In verità le sue affermazioni non trovano alcun conforto nel regolamento di condominio ove non è specificato alcun orario per l’avvio dei lavori. Così ti chiedi da che ora è possibile fare le pulizie di casa? Il chiarimento è contenuto nel codice civile e in una sentenza della Cassazione [1]. Vediamo cosa dice la legge e come questa viene interpretata dai giudici.

La prima cosa da fare per stabilire da che ora è possibile fare le pulizie di casa è verificare se, nel regolamento di condominio, vi è qualche previsione a riguardo. La presenza di una clausola che definisca gli orari di inizio e fine delle faccende domestiche taglierebbe – per modo di dire – la testa al toro; difatti, scatterebbe il divieto per chiunque, a prescindere dall’entità dei rumori, se non con esclusione di quelli tipicamente silenziosi come l’utilizzo di una scopa o la pulizia delle superfici piane (mensole, arredo, ecc.).

Se nel regolamento di condominio non dovesse essere inserita alcuna previsione che definisca da che ora è possibile fare le pulizie di casa, dobbiamo rifarci a quello che dice la legge, nella specie il codice civile [2]. Qui, però, resterà deluso chi spera di trovare un chiarimento certo e netto. La norma è al contrario assai generica: essa dichiara illeciti solo quei rumori che superano la «normale tollerabilità». Il legislatore non ha voluto definire né orari, né limiti di decibel ma ha rinviato tutto a una valutazione concreta, caso per caso, consapevole del fatto che, in determinate zone urbane, particolarmente chiassose per via del traffico o dei rumori di fondo, il rumore del vicino potrebbe non essere nemmeno percepibile mentre lo stesso, in zone più isolate, diventa facilmente molesto. Allo stesso modo, a mezzogiorno è quasi impossibile percepire un aspirapolvere o un battitappeti in azione rispetto invece al cuore della notte.

Quindi, per definire se un rumore è vietato o meno non possiamo che rifarci a un criterio di buon senso: tutto ciò che è facilmente percepibile e fastidioso perché intenso e ripetitivo, è vietato, a prescindere dall’orario o dalla zona in cui il rumore è prodotto.

In termini pratici che significa? In un palazzo dove le pareti non sono molto spesse ed è facile percepire i rumori da un appartamento a un altro, il rumore delle stoviglie alle sei di mattina potrebbe essere molesto; lo è sicuramente lo spostamento dei divani o il “folletto” acceso, ma non la tradizionale scopa o lo strofinaccio che, pertanto, possono ben essere usati. Invece, in un centro urbano dove alle sei già passano gli autobus e le auto, e magari i clacson sono già all’opera, non si può certo dire che il vicino viene svegliato dal rumore dei piatti o delle sedie che si spostano.

Insomma, anche le contestazioni devono essere ragionevoli e non si può certo intentare cause solo per questioni di principio.

Che fare se il rumore prodotto dal vicino per le pulizie di casa dovesse essere particolarmente forte? Come difendersi? Se il chiasso viene percepito solo dagli appartamenti confinanti non c’è alcun reato; scatta solo il diritto al risarcimento del danno, previo esperimento di una causa civile attraverso un avvocato. Se invece i rumori dovessero dar fastidio a tutto il vicinato (il palazzo intero o quelli circostanti) allora saremmo in presenza del reato di disturbo della quiete pubblica e sarebbe possibile chiedere l’intervento dei carabinieri con una denuncia. Si instaurerebbe un processo penale con conseguente possibilità di costituirsi parte civile e chiedere, anche in questo caso, un indennizzo.

Vediamo in ultimo come stabilire se un rumore è molesto o no. Di solito il giudice nomina un consulente tecnico che, con una perizia fonometrica, valuta se un determinato rumore sia tale da recare disturbo ai condomini. Ma è chiaro che, quando è in corso una lite, il vicino si guarderà bene dal ripetere gli stessi errori. Ecco perché, secondo la Cassazione, il giudice non è tenuto a basarsi per forza sulla perizia, ma può anche basarsi su altre prove come, ad esempio, le dichiarazioni dei testimoni.

note

[1] Cass. sent. n. 48315/16 del 16.11.2016.

[2] Artt. 844 e 2043 cod. civ.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI