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Omesso versamento ritenute: reato anche se l’azienda è in crisi

28 Dicembre 2017 | Autore:
Omesso versamento ritenute: reato anche se l’azienda è in crisi

Se il datore di lavoro riesce a pagare gli stipendi, è tenuto anche a versare le ritenute previdenziali: l’omesso versamento, oltre una certa soglia, è reato e la crisi di liquidità, se non assoluta, non costituisce causa di forza maggiore.

La crisi economico – finanziaria dell’azienda non costituisce causa di forza maggiore in ipotesi di omesso versamento delle ritenute previdenziali, qualora il datore di lavoro sia comunque riuscito a pagare gli stipendi. Il pagamento delle retribuzioni dimostra, infatti, la disponibilità economica, tale da escludere i requisiti di imprevedibilità e inevitabilità propri della forza maggiore.

In altri termini, se il datore di lavoro ha il denaro per pagare gli stipendi, non può giustificare l’omesso versamento delle ritenute previdenziali con una crisi di liquidità aziendale. Per aversi forza maggiore e quindi non imputabilità dell’omesso versamento alla condotta illecita del datore, deve essere dimostrata una crisi assoluta di liquidità che ha impedito al datore di assolvere i propri obblighi, tanto retributivi, quanto previdenziali, nei confronti dei dipendenti.

È quanto chiarito da una recente sentenza della Cassazione [1].

Omesso versamento ritenute: quando non c’è forza maggiore

Secondo la Cassazione, se l’azienda continua, alla scadenza mensile della relativa obbligazione retributiva, a corrispondere lo stipendio ai dipendenti, ciò è segno, evidentemente, che la crisi di liquidità non è assoluta e che, pertanto, «l’impresa non si trova in quella situazione di impossibilità di compiere scelte alternative, o nella condizione di una condotta (omissiva) irresistibilmente coartata verso un determinato risultato o effetto (il mancato versamento delle ritenute previdenziali)».

Reato di omesso versamento ritenute se si pagano gli stipendi

Si potrebbe affermare che se il datore di lavoro, nonostante la crisi di liquidità, ha compiuto lo “sforzo” di pagare gli stipendi, l’omesso versamento delle ritenute dovrebbe passare in secondo piano. In realtà non è così in quanto l’applicazione (seppur rigida) della legge impone di considerare illecito l’omesso versamento, per il solo superamento delle soglie di rilevanza penale.

Secondo la Cassazione, la condotta di omesso versamento delle ritenute previdenziali non può essere scriminata, sul piano della illiceità penale, dalla scelta del datore di lavoro di destinare le somme disponibili al pagamento delle retribuzioni. Entrambi i diritti dei dipendenti, quello correlato all’obbligazione previdenziale e quello riferibile all’obbligo retributivo, sono considerati meritevoli di tutela ma, nel caso dell’eventuale conflitto tra essi, il giudice deve attribuire prevalenza a quello che riceve, secondo la non irragionevole scelta del legislatore, una tutela penalistica attraverso la previsione della fattispecie incriminatrice. Difatti, la legge configura come reato solo l’omesso versamento delle ritenute (oltre una certa soglia) e non anche l’omesso pagamento degli stipendi.

Se il datore paga gli stipendi ma non versa le ritenute, dunque, è soggetto a sanzione penale e non può difendersi reclamando la forza maggiore se la crisi di liquidità non era assoluta (proprio perché gli ha consentito di pagare le retribuzioni mensili ai dipendenti).

Quando l’omesso versamento delle ritenute è reato

Fino a poco tempo fa la legge puniva con la reclusione fino a tre anni, e con la multa fino a 1.032,00 euro, il datore di lavoro che operava le ritenute previdenziali sulle retribuzioni dei dipendenti senza poi provvedere al versamento all’Inps. Tale condotta costituiva reato a prescindere dall’importo complessivo non versato.

A seguito di un intervento riformatore del legislatore [2], il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali è stato parzialmente depenalizzato. Attualmente si distingue tra:

1) omessi versamenti di importo superiore a 10.000,00 euro annui: tale condotta costituisce reato con sanzione penale della reclusione fino a tre anni oltre alla multa fino a 1.032 euro;

2) omessi versamenti di importo non superiore a 10.000,00 euro annui: tale condotta non costituisce più reato ma illecito amministrativo ed è punito con sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000,00 euro a 50.000,00 euro.

Dunque, il datore di lavoro commette un vero e proprio reato solo quando l’importo delle ritenute non versate all’Inps è superiore a 10 mila euro annui.

Il datore di lavoro, invece, non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica della violazione.


note

[1] Cass. sent. n. 56432 del 19.12.2017.

[2] Art. 3, comma 6, D.Lgs. n. 8 del 15 gennaio 2016.


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